MILANO - I listini europei trattano volatili in una giornata incerta. Stona Milano che chiude in calo dello 0,77% dopo un buon avvio, mentre le altre Borse del Vecchio continente archiviano la giornata in terreno positivo: Francoforte dello 0,28%, Parigi dello 0,53% e Londra dello +0,3%. A Piazza Affari si guarda con attenzione a Carige, in rosso dopo che Apollo ha aperto a una "soluzione amichevole" per acquistare la banca ligure e farne un polo di aggregazione per altri istituti, in particolare le quattro banche salvate dal governo con il discusso provvedimento di fine 2015. Bene anche Mediaset, che sarebbe vicina all'alleanza con i francesi di Vivendi, mentre il comparto delle telecomunicazioni soffre dopo lo stop alla fusione tra Orange (la ex France Telecom) e i connazionali di Bouygues, i cui titoli cedono di schianto. Wall Street chiude in leggero rosso: il Dow Jones ha perso lo 0,31% e il Nasdaq 0,46%. A pesare sono gli ordini all'industria diminuiti dell'1,7% a fronte di un atteso -1,6%.
L'idea di fondo che prevale sui mercati è che la Federal Reserve procederà con cautela nel rialzo dei tassi d'interesse, concedendo più tempo agli investitori nel processo di "normalizzazione" della politica monetaria, dopo anni di denaro gratis e iniezioni di liquidità senza precedenti. In Europa, invece, mentre il rischio di una bassa inflazione resta "persistente" il campo economista della Bce, Peter Praet, ricorda che la banca centrale ha reagito in maniera energica e "continuerà a farlo in futuro se necessario". Debole il panorama per il petrolio, a maggior ragione dopo che l'Arabia Saudita ha vincolato al comportamento di Iran e altri grandi produttori la propria disponibilità a congelare la produzione: insomma, non si vede ancora un accordo sull'orizzonte dell'Opec.
L'euro chiude pressocchè stabile sul dollaro sotto quota 1,14. La moneta unica passa di mano a 1,1385 dollari e arretra sullo yen a 126,62. Prosegue la fase di apprezzamento della divisa nipponica verso il biglietto verde, inaugurata con le posizioni accomodanti della Fed: il dollaro è ai minimi da due settimane. Lo spread tra Btp e Bund tedesco tratta poco mosso in area 110 punti (108 la chiusura di venerdì scorso) con un rendimento all'1,23%. L'agenda macroeconomica è avara di spunti significativi, nella settimana che per l'Italia si caratterizza soprattutto come avvicinamento alle presentazione da parte del governo del Def, nel quale si prenderà atto del rallentamento della ripresa. Oggi si guarda alla fiducia degli investitori europei, mentre l'Istat ha confermato il deficit/Pil di fine 2015 al 2,6%. Importante il calo della disoccupazione nell'Eurozona a febbraio: è scesa al 10,3% dal 10,4% di gennaio, mentre era 11,2% un anno prima, registrando il valore più basso da agosto 2011. Nei 28 è rimasta stabile a 8,9%, giù dal 9,7% di febbraio 2015, e record da maggio 2009. Negli Usa, occhi sugli ordini delle fabbriche e sull'indice Ism manifatturiero di New York.
Il prezzo del petrolio è stabile dopo la flessione di venerdì scorso, legata alla marcia indietro dell'Arabia Saudita sul vertice di Doha del 17 aprile. Riad non intende più concedere all'Iran una deroga all'adesione a un congelamento della produzione congiunto e quindi appare ormai molto difficile che il summit si chiuderà con un'intesa che consenta di risollevare le quotazioni. A New York il Light crude Wti cede 15 cent a 36,64 dollari e il Brent guadagna 8 cent a 38,75 dollari. L'oro tratta in calo a 1.216,31 dollari l'oncia segnando una flessione dello 0,5% a Singapore dopo aver chiuso venerdì scorso a quota 1.222,60 dollari.
Chiusura in lieve calo, in mattinata, per la Borsa di Tokyo che pure era partita in rialzo: -0.25% a 16.123,27 punti. Le Borse di Shanghai e di Hong Kong sono rimaste chiuse per festività: a Shanghai è la Festa della Luminosità Pura, mentre a Hong Kong si celebra la Festa di Ching Ming. Gli scambi riprenderanno regolarmente domani. Nel complesso, l'indice Msci Asia Pacific è riuscito a recuperare dai minimi da tre settimane.
L'idea di fondo che prevale sui mercati è che la Federal Reserve procederà con cautela nel rialzo dei tassi d'interesse, concedendo più tempo agli investitori nel processo di "normalizzazione" della politica monetaria, dopo anni di denaro gratis e iniezioni di liquidità senza precedenti. In Europa, invece, mentre il rischio di una bassa inflazione resta "persistente" il campo economista della Bce, Peter Praet, ricorda che la banca centrale ha reagito in maniera energica e "continuerà a farlo in futuro se necessario". Debole il panorama per il petrolio, a maggior ragione dopo che l'Arabia Saudita ha vincolato al comportamento di Iran e altri grandi produttori la propria disponibilità a congelare la produzione: insomma, non si vede ancora un accordo sull'orizzonte dell'Opec.
L'euro chiude pressocchè stabile sul dollaro sotto quota 1,14. La moneta unica passa di mano a 1,1385 dollari e arretra sullo yen a 126,62. Prosegue la fase di apprezzamento della divisa nipponica verso il biglietto verde, inaugurata con le posizioni accomodanti della Fed: il dollaro è ai minimi da due settimane. Lo spread tra Btp e Bund tedesco tratta poco mosso in area 110 punti (108 la chiusura di venerdì scorso) con un rendimento all'1,23%. L'agenda macroeconomica è avara di spunti significativi, nella settimana che per l'Italia si caratterizza soprattutto come avvicinamento alle presentazione da parte del governo del Def, nel quale si prenderà atto del rallentamento della ripresa. Oggi si guarda alla fiducia degli investitori europei, mentre l'Istat ha confermato il deficit/Pil di fine 2015 al 2,6%. Importante il calo della disoccupazione nell'Eurozona a febbraio: è scesa al 10,3% dal 10,4% di gennaio, mentre era 11,2% un anno prima, registrando il valore più basso da agosto 2011. Nei 28 è rimasta stabile a 8,9%, giù dal 9,7% di febbraio 2015, e record da maggio 2009. Negli Usa, occhi sugli ordini delle fabbriche e sull'indice Ism manifatturiero di New York.
Il prezzo del petrolio è stabile dopo la flessione di venerdì scorso, legata alla marcia indietro dell'Arabia Saudita sul vertice di Doha del 17 aprile. Riad non intende più concedere all'Iran una deroga all'adesione a un congelamento della produzione congiunto e quindi appare ormai molto difficile che il summit si chiuderà con un'intesa che consenta di risollevare le quotazioni. A New York il Light crude Wti cede 15 cent a 36,64 dollari e il Brent guadagna 8 cent a 38,75 dollari. L'oro tratta in calo a 1.216,31 dollari l'oncia segnando una flessione dello 0,5% a Singapore dopo aver chiuso venerdì scorso a quota 1.222,60 dollari.
Chiusura in lieve calo, in mattinata, per la Borsa di Tokyo che pure era partita in rialzo: -0.25% a 16.123,27 punti. Le Borse di Shanghai e di Hong Kong sono rimaste chiuse per festività: a Shanghai è la Festa della Luminosità Pura, mentre a Hong Kong si celebra la Festa di Ching Ming. Gli scambi riprenderanno regolarmente domani. Nel complesso, l'indice Msci Asia Pacific è riuscito a recuperare dai minimi da tre settimane.