ROMA - Un decreto di sequestro disposto dal Gip di Arezzo “scagiona” il consiglio di amministrazione della vecchia Banca Etruria per la vicenda della liquidazione da 1,2 milioni di euro all'ex dg Luca Bronchi. Il pool di magistrati guidato da Roberto Rossi, che ha iscritto nel registro degli indagati i nomi degli ex vertici dell'istituto aretino per "bancarotta fraudolenta", aveva chiesto di sequestrare sui conti correnti di Bronchi l'intera somma, che al netto delle imposte ammonta a 700 mila euro. Il giudice Anna Maria Lo Prete ha disposto il sequestro solo per 474mila euro, ritenendoli una distrazione patrimoniale. Gli altri 226mila, invece, li ha valutati "dovuti al direttore generale in relazione alla cessazione del contratto di lavoro".
La buonuscita troppo ricca deliberata dal cda il 30 giugno 2014 “appare frutto di un accordo - scrive il Gip nel decreto - tra l'allora presidente Lorenzo Rosi e Bronchi stesso”. Aggiunge un passaggio che solleva da ogni responsabilità – almeno per questa vicenda - i componenti del cda, compreso l'allora vicepresidente Pier Luigi Boschi, padre del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi. “Al cda non è stata data possibilità di decidere diversamente, non avevano altra scelta se non quella di approvare la transazione”. Anche perché Bronchi e Rosi, per alzare la cifra, produssero di loro iniziativa alcuni pareri legali per sostenere l'adeguatezza della liquidazione da 1,2 milioni.
Per questo filone, dunque, che per consistenza della somma è giusto una goccia nel mare delle spese deliberate dai manager della banca, non emergono responsabilità particolari per i quattordici membri dell'ultimo consiglio, in carica fino al commissariamento. Nelle prossime settimane i finanzieri del Nucleo Tributario di Arezzo porteranno in procura i risultati degli accertamenti sui prestiti milionari concessi ad aziende e amministratori locali e sulla legittimità delle consulenze da oltre 15 milioni di euro, deliberate tra il 2013 e il 2014.
La buonuscita troppo ricca deliberata dal cda il 30 giugno 2014 “appare frutto di un accordo - scrive il Gip nel decreto - tra l'allora presidente Lorenzo Rosi e Bronchi stesso”. Aggiunge un passaggio che solleva da ogni responsabilità – almeno per questa vicenda - i componenti del cda, compreso l'allora vicepresidente Pier Luigi Boschi, padre del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi. “Al cda non è stata data possibilità di decidere diversamente, non avevano altra scelta se non quella di approvare la transazione”. Anche perché Bronchi e Rosi, per alzare la cifra, produssero di loro iniziativa alcuni pareri legali per sostenere l'adeguatezza della liquidazione da 1,2 milioni.
Per questo filone, dunque, che per consistenza della somma è giusto una goccia nel mare delle spese deliberate dai manager della banca, non emergono responsabilità particolari per i quattordici membri dell'ultimo consiglio, in carica fino al commissariamento. Nelle prossime settimane i finanzieri del Nucleo Tributario di Arezzo porteranno in procura i risultati degli accertamenti sui prestiti milionari concessi ad aziende e amministratori locali e sulla legittimità delle consulenze da oltre 15 milioni di euro, deliberate tra il 2013 e il 2014.