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Petrolio osservato speciale. Listini Ue in rialzo, giù le richieste di sussidi Usa

Il greggio si assesta dopo i cali della mattinata e in attesa del vertice di Doha tra i produttori di domenica prossima. Le richieste di sussidi per la disoccupazione negli Stati Uniti scendono ai minimi dal 1973

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MILANO - L'andamento del prezzo del petrolio, oggi poco mossi dopo la crescita delle scorte Usa e un periodo di rialzi, è una delle variabili monitorate con maggiore attenzione nelle sale operative, dove si attende il summit di Doha del prossimo 17 aprile, che metterà di fronte i Paesi produttori (dell'Opec e non) alla ricerca di un compromesso per limare l'eccesso di produzione a fronte di una domanda che non basta ad assorbire quanto pompato dai pozzi, che viaggiano a pieno regime. In Italia, invece, il focus resta il comparto del credito, ieri coperto di acquisti dopo un martedì nero: varato il fondo Atlante, che mira a sostenere gli aumenti di capitale più difficili e agevolare lo smaltimento delle sofferenze, il ministro Padoan è intervenuto dagli Stati Uniti - dove parteciperà agli incontri del Fondo monetario di Washington - per ribadire che le "banche italiane si stanno rafforzando, siamo sulla strada giusta". E poi ha aggiunto a Cnbc: "Atlante non è un salvataggio, non solleva problemi di aiuti di Stato". Un approccio "interessante" è la definizione del veicolo da parte del direttore del Fmi, Christine Lagarde. Quanto alla crescita del Paese, tagliata dal Fmi, la risposta è secca: "Vedremo chi ha ragione". I listini europei chiudono in moderato rialzo dopo una seduta a lungo contrastata: Milano guadagna lo 0,9%, Londra chiude invariata (+0,01%), mentre Parigi sale dello 0,47% e Francoforte dello 0,66%. Wall Street termina mista e poco mossa: il Dow Jones, incerto fino alla fine, ha concluso le contrattazioni con un +0,10% a 17.926,43 punti, il Nasdaq ha chiuso a -0,03% a quota 4.945,89.

Lo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi sale leggermente a 118 punti, il rendimento dei decennali è all'1,35%. L'euro chiude debole sotto quota 1,13 dollari, poco mosso rispetto all'apertura dei mercati. La moneta europea passa di mano a 1,1269 dollari e 122,99 yen. Dollaro/yen a 109,13. L'agenda di giornata registra il calo dello 0,2% dell'inflazione annuale di marzo in Italia, mentre nell'Eurozona i prezzi sono al palo: indicazioni importanti per valutare l'efficacia delle azioni della Bce per riportare il Vecchio continente lontano dal rischio di deflazione. In Germania, gli istituti previsione hanno ribassato la stima del Pil 2016 a +1,6%, da +1,8%. La BoE ha lasciato il costo del denaro invariato allo 0,5%. Mentre prosegue la pubblicazione delle trimestrali, anche negli Usa l'andamento dell'inflazione delude le attese con un +0,1% a marzo; in calo a sorpresa le richieste iniziali di sussidio alla disoccupazione (-13mila unità a 253mila) nella settimana terminata il 9 aprile. Si tratta dei minimi dal 1973.

I listini dell'Est hanno chiuso la settima seduta consecutiva in positivo, mentre le autorità monetarie di Singapore hanno deciso di liberare il dollaro locale assumendo un atteggiamento "neutro" verso il cambio e non ricercando più di garantire il suo lieve apprezzamento nei confronti di un paniere di monete concorrenti. La Monetary Authority of Singapore, infatti, utilizza la leva del cambio piuttosto che quella dei tassi per indirizzare il costo del denaro e l'ultima volta che aveva portato la moneta locale a quota zero di apprezzamento era stato il 2008. Mosse di politica monetaria anche in Cina, con il più forte taglio da tre mesi del cambio dello yuan: la Banca centrale ha ridotto dello 0,46% il corso dello yuan a 6.4891 sul dollaro, mantenendo la fluttuazione del 2%. In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso gli scambi in forte rialzo. Il Nikkei, l'indice dei 225 titoli guida, ha infatti guadagnato il 3,23% salendo così a 16.911,05 punti. Shanghai ha segnato un rialzo dello 0,5%.

Come accennato, le quotazioni del petrolio si assestano dopo i cali della mattinata e in attesa del vertice di Doha dei paesi produttori che domenica affronterà il nodo della limitazione della produzione: il Wti tratta in area 41,7 dollari al barile, mentre il Brent si conferma in area 44 dollari. L'apprezzamento del dollaro fa scendere le quotazioni dell'oro: il lingotto con consegna immediata tratta a 1.230 dollari l'oncia.