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Pensioni, il governo assicura: "Non toccheremo le reversibilità"

Previsto un emendamento al disegno di legge delega sul contrasto alla povertà: verranno esclusi possibili ritocchi alle "prestazioni di natura previdenziale"
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MILANO - Il governo non prevede "nessun intervento di razionalizzazione delle prestazioni di natura previdenziale, a partire dalle pensioni di reversibilità". L'annuncio arriva direttamente dal ministero del Lavoro, che ha la responsabilità del pacchetto di norme che si occupano del contrasto alla povertà. Un testo nel quale il governo metterà per iscritto che non ci potranno essere interventi sulle pensioni di reversibilità: "Il Governo", specifica una nota del dicastero, "ha predisposto uno specifico emendamento al Disegno di Legge Delega contenente norme relative al contrasto della povertà, che ha iniziato l’iter parlamentare nelle commissioni riunite Lavoro e Affari Sociali della Camera. L’emendamento predisposto dal Governo, che verrà presentato non appena saranno aperti i termini relativi, e quindi dopo la conclusione del ciclo di audizioni sul provvedimento, propone, infatti, la soppressio…
MILANO - Il governo non prevede "nessun intervento di razionalizzazione delle prestazioni di natura previdenziale, a partire dalle pensioni di reversibilità". L'annuncio arriva direttamente dal ministero del Lavoro, che ha la responsabilità del pacchetto di norme che si occupano del contrasto alla povertà. Un testo nel quale il governo metterà per iscritto che non ci potranno essere interventi sulle pensioni di reversibilità: "Il Governo", specifica una nota del dicastero, "ha predisposto uno specifico emendamento al Disegno di Legge Delega contenente norme relative al contrasto della povertà, che ha iniziato l’iter parlamentare nelle commissioni riunite Lavoro e Affari Sociali della Camera. L’emendamento predisposto dal Governo, che verrà presentato non appena saranno aperti i termini relativi, e quindi dopo la conclusione del ciclo di audizioni sul provvedimento, propone, infatti, la soppressione del riferimento alla razionalizzazione 'di altre prestazioni anche di natura previdenziale, sottoposte alla prova dei mezzi'. In questo modo si esclude, in maniera assoluta, qualsiasi tipo di intervento su prestazioni quali le pensioni di reversibilità e le integrazioni al minimo".

La polemica era esplosa proprio intorno a quel codicillo, che apriva a una possibile revisione dei meccanismi di accesso alla pensione per i superstiti. A lanciare l'allarme era stato in particolare lo Spi-Cgil, il sindacato dei pensionati, che spiegava come considerare le pensioni di reversibilità come una prestazione assistenziale e pertanto ancorarle all'Isee potesse limitarne fortemente il numero in futuro, permettendone l'erogazione solo a chi avesse un reddito molto basso. Al momento, infatti, la pensione di reversibilità ha dei limiti, dovuti però soprattutto al numero dei familiari e al suo ammontare: è pari al 60% della pensione del familiare deceduto se va solo al coniuge, all'80% se c'è anche un figlio e al 100% se ci sono due o più figli. Inoltre la pensione è tagliata del 25% se il reddito è superiore a 1.500 euro mensili (tre volte la pensione minima), del 40% se supera 2000 euro (4 volte), e del 50% se supera i 2.500.

La bagarre si era riaccesa in tempi più recenti, considerando che il Def reiterava - nella parte dedicata alle riforme - l'intenzione di rimettere mano alle prestazioni di natura previdenziale. Più volte, però, esponenti del governo avevano spento l'incendio. "Non c'è nessuna volontà di intervenire sulle pensioni di reversibilità", aveva garantito il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini.