MILANO - Retribuzioni contrattuali al palo a marzo, rispetto a febbraio, ma in crescita dello 0,8% rispetto al 2015. Lo rileva l'Istat. La dimanica è sfavorevole, rispetto ai prezzi, su base mensile, ma gli stipendi vincono nel raffronto annuo: già l'Istat aveva infatti annunciato che nel marzo scorso l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività, al lordo dei tabacchi, è aumentato dello 0,2% su base mensile e ha registrato una diminuzione su base annua dello 0,2%. In ogni caso, la crescita delle retribuzioni contrattuali orarie dello 0,8% nel primo trimestre 2016 - rispetto al periodo precedente - è la più bassa mai registrata dall'inizio delle serie storiche, cioè dal 1982.
La situazione è diversificata nei vari settori: a marzo gli stipendi da contratto salgono dell'1% per i dipendenti del settore privato (0,8% nell'industria e 1,2% nei servizi privati) e segnano invece una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione, interessata dal congelamento. I settori che a marzo presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (3,4%); energia elettrica e gas, commercio (entrambi 1,9%). Si registrano variazioni nulle nei settori della metalmeccanica, delle telecomunicazioni e in tutti i comparti della Pa.
Calcolatore. Il tuo stipendio è giusto?
Quanto alla necessità di rinnovo, i contratti in attesa sono 45 (di cui 15 appartenenti alla pubblica amministrazione) relativi a circa 7,6 milioni di dipendenti (di cui circa 2,9 milioni nel pubblico impiego). Tra i contratti monitorati dall'indagine, nel mese di marzo sono stati recepiti due nuovi accordi e nessuno è scaduto. Alla fine di marzo la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 59,2% nel totale dell'economia e del 47,3% nel settore privato. L'attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 39,9 mesi per l'insieme dei settori e di 18,2 mesi per quelli del settore privato.
La situazione è diversificata nei vari settori: a marzo gli stipendi da contratto salgono dell'1% per i dipendenti del settore privato (0,8% nell'industria e 1,2% nei servizi privati) e segnano invece una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione, interessata dal congelamento. I settori che a marzo presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (3,4%); energia elettrica e gas, commercio (entrambi 1,9%). Si registrano variazioni nulle nei settori della metalmeccanica, delle telecomunicazioni e in tutti i comparti della Pa.
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