Richiamo della Bce sul debito: "Italia fuori dalla regola Ue"
Raffaele Ricciardi
Francoforte mette a fuoco il problema in un capitolo del suo Bollettino economico. La critica - tecnica - è al meccanismo di definizione delle regole Ue, che risulta opaco e raramente applicato. Ma il riferimento diretto al Belpaese, che nel 2014 e 2015 non ha rispettato la regola sul debito (con il Belgio), piomba sulle trattative per la flessibilità
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MILANO - La Commissione europea ha appena licenziato previsioni economiche che promuovono sostanzialmente l'Italia per l'anno in corso e sollevano qualche dubbio sul prossimo: contenimento di deficit e debito sono i due punti caldi da affrontare, anche in considerazione del fatto che l'intenzione manifesta del governo è scongiurare aumenti Iva da circa 15 miliardi e continuare a tagliare le tasse. I giudizi sulla legge di Stabilità dell'esecutivo europeo arriveranno solo tra due settimane, ma intanto gli osservatori interessati - sia a Roma che a Bruxelles - registrano il richiamo della Bce.
Francoforte ha anticipato un capitolo del Bollettino economico che riguarda proprio il debito e il rispetto delle regole europee sui conti pubblici. Si tratta di rilievi tecnici, che però piovono nella fase finale dei dialoghi tra Italia ed Europa sulla concessione della flessibilità per il 2017. I concetti espressi nel documento, in sostanza, non si possono catalogare come assolute novità, ma si illuminano di luce differente se guardati dall'occhio del politico. Nella prima parte del capitolo sul debito, infatti, lo staff dell'Eurotower ricorda i problemi per la tenuta dei Paesi sui quali grava un alto debito. Nella seconda, invece, evidenzia come l'Italia - insieme al Belgio - non abbia rispettato la regola imposta dai parametri europei in quanto a riduzione del debito, nell'ultimo biennio.
La regola infranta. Percorrendo a ritroso il ragionamento della Bce, dunque, ci si imbatte nel riferimento più diretto al Belpaese. La Banca centrale europea indica chiaramente che in Italia l'aggiustamento strutturale dei conti pubblici, centrato nel 2013, nel 2014 e nel 2015 è stato invece "inferiore alla media richiesta dalla regola del debito di circa 0,7% del Pil". Anche non tenendo conto dell'impatto della bassa inflazione e della crescita negativa, il rispetto di quella regola non è stato garantito. Condizione, come accennato, condivisa col Belgio.
Il grafico della Bce indica il percorso di aggiustamento che l'Italia avrebbe dovuto fare secondo la regola del debito (in blu), secondo la regola ponderata per la crisi economica (in giallo) e quanto ha effettivamente realizzato (il pallino rosso) Il peso dell'indebitamento. L'analisi parte però da più indietro: dall'introduzione della moneta unica, a inizio anni Duemila, i Paesi che erano gravemente indebitati (Italia e Portogallo sono gli esempi) hanno ridotto solo marginalmente il loro debito e c'è chi (la Grecia) l'ha aumentato. Una situazione che ha fatto trovare le finanze pubbliche in questione impreparate all'appuntamento con la crisi. Ecco perché, come mostrano i grafici, chi aveva un debito/Pil fuori controllo non poteva che peggiorare durante gli anni di contrazione del prodotto. Senza avere, per altro, quei margini di manovra per provare a contrastare con gli investimenti pubblici il calo dell'economia.
Il grafico mostra l'andamento del debito tra il 2000 e il 2007. La barra gialla indica l'indebitamento sul Pil (%), quella blu la variazione registrata tra il 2000 e il 2007 e la linea rossa il parametro del 60% indicato da Maastricht Il secondo grafico mostra quello che è successo negli anni della crisi, tra il 2008 e il 2015. Tutti i Paesi hanno aumentato il loro debito, che è aumentato rispetto al Pil anche in Italia. La dinamica è stata peggiore, per citare un caso, in Spagna. La procedura sul deficit e il percorso (teorico) sul debito. Come ricorda ancora il bollettino, l'Italia (con altri Paesi) è stata considerata invece virtuosa sul percorso di risanamento del disavanzo di bilancio (ampiamente sotto il 3%), ma si tratta di un parametro che può migliorare indipendentemente da quanto accade sul fronte del debito. Per Italia e Belgio, infatti, "sono emerse notevoli deviazioni rispetto alle prescrizioni della riduzione del debito e nello stesso tempo questi due paesi sono considerati rispettosi della parte preventiva del patto di Stabilità". Stando ai calcoli Bce, il rispetto della regola del debito entro il 2019 per l'italia implica un aggiustamento strutturale di 0,6% del Pil nel 2017 e nel 2018 e dello 0,5% nel 2019. Un aggiustamento inferiore di 0,25% all'anno rinvierebbe l'obiettivo del pareggio/surplus al 2020, mentre un aggiustamento dell'1% all'anno lo anticiperebbe al 2018 con un debito/Pil attorno al 100% entro il 2026.
In ultima analisi, il documento della Bce è quindi una critica tecnica all'opacità della regola del debito, che è stata scritta ma di fatto mai interpretata. I suoi cordoni sono stati allentati (tanto che solo su Malta si è acceso un faro specifico), tenendo in considerazione dei fattori mitiganti che però non sono ben codificati. Ecco perché, è la critica di fondo dell'Eurotower, "l'attuazione della regola del debito deve fondarsi su un quadro metodologico trasparente: solo fattori rilevanti quantificabili devono essere tenuti in considerazione per valutarne il rispetto. Così il margine discrezionale risulterebbe ridotto".