Economia

Borse europee deboli, ma in positivo dopo le vendite al dettaglio Usa

Il dati statunitensi rincuorano i mercati, mentre dalla Germania arrivano dati contrastanti: il Pil supera le attese, ma l'inflazione resta in calo. In Italia l'economia cresce dello 0,3% grazie alla domanda interna. In calo l'euro, giù anche il petrolio dopo il rally della vigilia. Ancora dubbi sulle prossime mosse della Fed

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MILANO - Le vendite al dettaglio negli Usa, apparse in crescita più delle attese degli analisti, gettano un po' di sole sui mercati, offuscati dai dati della ripresa economica che in Europa stenta ancora ad arrivare. Un dato importante perché le spese per i consumi rappresentano un'ampia parte, circa il 70%, del Prodotto interno lordo degli Stati Uniti, che è a sua volta un termometro dell'andamento dell'economia del paese.

Gli indici azionari, dopo essere stati in rosso per tutta la mattinata, sono passati in territorio positivo: Milano sale dello 0,5%, Parigi e Londra salgono dello 0,3%, Francoforte dello 0,7%. Wall Street, invece, non si accontenta e flette leggermente. Alla chiusura, il Dow Jones ha perso l'1,05% a 17.535,05 punti, il Nasdaq lo 0,41% a 5.717,68 punti mentre lo S&P 500 ha lasciato sul terreno lo 0,85% a 2.046,54 punti.

Negli Stati Uniti in aprile le vendite al dettaglio sono salite al passo più rapido in oltre un anno, ovvero da marzo 2015, segno di una ripresa dei consumi dopo un avvio d'anno debole. Il dato, reso noto dal dipartimento del commercio americano, è salito dell'1,3% a 453,44 miliardi di dollari, dopo il ribasso dello 0,3% di marzo. Per aprile gli analisti attendevano una crescita dello 0,8%. Le vendite al dettaglio sono in rialzo del 3% rispetto ad aprile 2015.

A sostenere il recupero sono state le vendite di auto, benzina e retailer non fisici (+2,1%, con lo shopping online in rialzo del 10,2%), come per esempio Amazon. Balzo anche della fiducia dei consumatori: secondo quanto riportato dall'Università del Michigan, il dato prelimiare sulla fiducia dei consumatori si è attestato a 95,8 punti, in rialzo dagli 89 punti di fine aprile. Gli analisti attendevano un dato a 89 punti. Per quanto riguarda l'inflazione, le aspettative a un anno sono scese dal 2,8% al 2,5% e quelle a cinque anni sono salite dal 2,5 al 2,6%.

Buoni segnali dai prezzi alla produzione Usa: il mese scorso sono cresciuti dopo due ribassi di fila, segno di un possibile rafforzamento dell'inflazione americana, attualmente al di sotto dei target. Come reso noto dal dipartimento del lavoro americano, il dato è salito dello 0,2%, ma meno del +0,3% atteso dagli analisti.

Le Borse si avviano comunque a chiudere una settimana volatile. Dalla Germania sono arrivati segnali contrastanti: nel primo trimestre dell'anno l'economia è cresciuta oltre le attese con il Pil che ha fatto segnare un +0,7% rispetto agli ultimi tre mesi del 2015 grazie soprattutto alla forza della domanda interna. Nel confronto annuo, invece, la progressione è stata dell'1,6%. L'inflazione si conferma in calo: ad aprile i prezzi al consumo hanno registrato una contrazione dello 0,4% su mese e dello 0,1% su anno. In Italia la crescita è dello 0,3% su base trimestrale e dell'1% nel confronto annuo.

Gli scettici continuano a ripetere che la pioggia di liquidità immessa sul mercato dalla Bce non si sta trasferendo sull'economia reale e per questo la ripresa latita. Il numero uno dell'Eurotower, Mario Draghi, respinge al mittente le critiche sottolineando la responsabilità dei governi incapaci di attuare rapidamente le riforme strutturali e spiega che senza l'intervento dell'Eurotower l'Europa non sarebbe in "debole" ripresa, ma ancora in piena recessione.

I mercati del Vecchio continente restano così preda delle volatilità anche perché dall'altra parte dell'Atlantico arrivano indicazioni contrastanti sulle prossime mosse della Federal Reserve. Gli analisti sono convinti che ci sia spazio solo per un rialzo dei tassi, ma dopo l'estate, mentre diversi esponenti della Banca centrale Usa ripetono che esistono le condizioni per un'altra stretta. Di certo i rialzi non saranno quattro come preventivato a fine anno dal numero uno Janet Yellen. Semmai, "se fosse necessario e se l'outlook americano dovesse peggiorare improvvisamente, la Federal reserve potrebbe utilizzare tassi di interesse negativi, ma una misura di questo tipo dovrebbe essere calibrata e valutata in modo molto attento", ha scritto la Yellen in una lettera a Brad Sherman, deputato democratico e membro della commissione servizi finanziari della camera. La lettera è stata inviata in risposta a una domanda scritta che il politico aveva sottoposto a Yellen dopo la testimonianza di quest'ultima davanti alla commissione, lo scorso 10 febbraio. In questo contesto l'euro chiude in decisa flessione a 1,1292 dollari.

Quanto ai singoli titoli di Piazza Affari, a Milano restano sotto osservazione le banche con Mps e Intesa Sanpaolo. Sottotono anche Exor, vendite anche su Fca nonostante i dati positivi sulle immatricolazioni in Europa. Affonda UnipolSai dopo il piano industriale e i conti del trimestre, crolla Coima Res nel giorno del debutto.

Chiusura di settimana negativa per la Borsa di Tokyo che cambia direzione nel corso della seduta e arresta la serie positiva dell'ottava. Complice l'instabilità dello yen e risultati societari talvolta deludenti, l'indice Nikkei dei titoli guida ha lasciato sul terreno l'1,41%, dopo quattro sedute positive. Seduta volatile, ieri sera, a Wall Street con il Dow Jones che nelle ultime battute ha recuperato la parità segnando un aumento di appena lo 0,05% a quota 17.720,50 punti, mentre il Nasdaq ha ceduto lo 0,49% a 4.737,33 punti.

Sul fronte delle materie prime, iI prezzo del petrolio si prende una pausa di respiro dopo il rally di ieri. Secondo gli esperti il trend al rialzo dovrebbe proseguire. A innescarlo è stato il rapporto dell'Aie, secondo cui quest'anno le forniture in eccesso cesseranno. I future sul Light crude Wti arretrano di 33 cent a 46,37 dollari e quelli sul Brent arretrano di 26 cent a 47,82 dollari. Secondo l'Opec, invece, il mercato petrolifero, al momento in eccedenza potrebbe contrarsi l'anno prossimo e registrare un deficit netto, a causa dei bassi livelli di produzione paesi non Opec. La stima emerge dal rapporto mensile. Per i paesi fuori dall'organizzazione l'Opec prevede una riduzione degli investimenti per via dei prezzi bassi del barile. Già quest'anno la fornitura dei paesi non Opec diminuirà di 740.000 barili al giorno.
L'oro è in rialzo a 1.273,95 dollari l'oncia segnando un progresso dello 0,81%.