MILANO - Le Borse europee si confermano deboli in chiusura di giornata in scia alla timidezza di Wall Street, che ritraccia dopo il record della vigilia sospinto dall'andamento del prezzo del petrolio. In una fase di bassi volumi, che caratterizzano la settimana di Ferragosto, gli addetti ai lavori cercano di capire se il rallentamento della Cina, la debolezza economica dell'Eurozona e la ripresa a macchia di leopardo che caratterizza gli Stati Uniti possano lasciare spazio a nuove manovre espansive, tali da sostenere la ripresa e la corsa dei mercati.
Londra cede lo 0,68% in linea Francoforte (-0,58%), mentre Parigi lima lo 0,83%. A Milano, Piazza Affari accelera al ribasso dopo un tentativo di recupero in tarda mattinata e il Ftse Mib chiude in calo dell'1,21%. Ieri il listino italiano era chiuso per Ferragosto e gli altri mercati del Vecchio continente avevano archiviato la seduta in rialzo. Andamento in negativo anche per Wall Street dopo il record della vigilia: il Dow Jones perde lo 0,44% a 18.553,25 punti, il Nasdaq cede lo 0,66% a 5.227,11 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,54% a 2.178,20 punti. Sull'umore degli investitori americani pesano i dati macro contrastati: l'inflazione Usa è rimasta invariata su base mensile a luglio, come previsto e contro il +0,2% di giugno. Su base annuale ha frenato a +0,8%, dal precedente +1%. Bene invece i nuovi cantieri con il +2,1% di luglio, al quale fa però da contraltare il deludente calo dello 0,1% dei permessi edilizi. Sopra le attese, infine, il +0,7% mensile della produzione industriale.
Dal fronte macro europeo si registra l'inflazione in Gran Bretagna: segna un calo mensile dello 0,1% a luglio e un progresso dello 0,6% annuo, con il caro dell'import a spingere l'andamento dei prezzi. Torna a salire ad agosto, ma meno delle attese, l'indice Zew della fiducia delle imprese in Germania: si attesta per agosto a 0,5 dopo essere crollato a luglio a -6,8 dal 19,2 di giugno per effetto della volatilità sui mercati finanziari seguita al voto a favore della Brexit. Le attese erano comunque leggermente superiori, attorno ai due punti. L'indicatore sulla situazione corrente del Paese sale invece a 57,6 da 49,8 di luglio. L'Eurozona ha registrato a giugno un surplus commerciale di 29,2 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 25,5 miliardi dello stesso mese dell'anno precedente. In calo però entrambe le voci del commercio, con l'export che scende del 2% e l'import del 5%.
L'euro chiude in rialzo sopra quota 1,12 dollari, mentre il biglietto verde scende sotto quota 100 sullo yen. Nelle recenti settimane il dollaro è sceso, mentre i listini azionari Usa sono saliti. La moneta europea chiude a 1,1264 dollari. Il dollaro risente del possibile rinvio del rialzo dei tassi, anche se William Dudley, presidente della Fed di New York, si è detto convinto del fatto che i mercati stiano sottostimando la possibilità di un rialzo dei tassi e ha fatto capire capire che una stretta potrebbe esserci già il mese prossimo. Lo spread è stabile in area 115 punti base con i Btp che rendono l'1,07% intorno al minimo storico.
Nel cuore dell'estate, però, il dibattito nel mondo finanziario si concentra ancora sui prossimi aumenti dei tassi di interesse della Fed. I trader vedono come il momento più probabile per un aumento del costo del denaro da parte della Federal Reserve l'inizio del prossimo anno: le possibilità di una stretta a dicembre sono scese al 42% come conferma anche un sondaggio condotto dal Wall Street Journal tra gli economisti. A far calare le probabilità sono stati i deludenti dati sulle vendite al dettaglio pubblicati venerdì. Proprio su questi temi prendono importanza le prossime due scadenze: la pubblicazioni dei verbali dell'ultima riunione del Fomc, mercoledì 17 luglio, e l'intervento in pubblico di Janet Yellen a Jackson Hole il 26 agosto. Tuttavia sarà la Bce la prima grande banca centrale a riunirsi: gli analisti scommettono che l'8 settembre Mario Draghi annuncerà un aumento dello stimolo monetario.
In mattinata sono arretrate per il secondo giorno consecutivo le Borse di Asia e Pacifico, frenate dal concambio tra yen e dollaro, vicinissimo a ormai quota 100. Le ipotesi di un mancato rialzo dei tassi Usa entro l'anno hanno determinato infatti una svalutazione del dollaro pari all'1% sullo yen. Tokyo ha perso l'1,62%, Seul lo 0,62%, Taiwan lo 0,42% e Sidney lo 0,14%.
Sul fronte delle materie prime, il petrolio paga in avvio di giornata qualche presa di beneficio dopo i recenti guadagni. Con l'incedere degli scambi, però, i prezzi del greggio risalgono nella prospettiva che i paesi dell'Opec trovino un accordo sui limiti alla nell'incontro che si terrà in Algeria a settembre. Alla chiusura dei mercati europei, il si rafforza oltre 46,5 dollari al barile e il Brent ritorna in area 29 dollari. Segno positivo anche per l'oro: il metallo prezioso con consegna immediata si porta a poca distanza dalla soglia di 1.350 dollari l'oncia.
Londra cede lo 0,68% in linea Francoforte (-0,58%), mentre Parigi lima lo 0,83%. A Milano, Piazza Affari accelera al ribasso dopo un tentativo di recupero in tarda mattinata e il Ftse Mib chiude in calo dell'1,21%. Ieri il listino italiano era chiuso per Ferragosto e gli altri mercati del Vecchio continente avevano archiviato la seduta in rialzo. Andamento in negativo anche per Wall Street dopo il record della vigilia: il Dow Jones perde lo 0,44% a 18.553,25 punti, il Nasdaq cede lo 0,66% a 5.227,11 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,54% a 2.178,20 punti. Sull'umore degli investitori americani pesano i dati macro contrastati: l'inflazione Usa è rimasta invariata su base mensile a luglio, come previsto e contro il +0,2% di giugno. Su base annuale ha frenato a +0,8%, dal precedente +1%. Bene invece i nuovi cantieri con il +2,1% di luglio, al quale fa però da contraltare il deludente calo dello 0,1% dei permessi edilizi. Sopra le attese, infine, il +0,7% mensile della produzione industriale.
Dal fronte macro europeo si registra l'inflazione in Gran Bretagna: segna un calo mensile dello 0,1% a luglio e un progresso dello 0,6% annuo, con il caro dell'import a spingere l'andamento dei prezzi. Torna a salire ad agosto, ma meno delle attese, l'indice Zew della fiducia delle imprese in Germania: si attesta per agosto a 0,5 dopo essere crollato a luglio a -6,8 dal 19,2 di giugno per effetto della volatilità sui mercati finanziari seguita al voto a favore della Brexit. Le attese erano comunque leggermente superiori, attorno ai due punti. L'indicatore sulla situazione corrente del Paese sale invece a 57,6 da 49,8 di luglio. L'Eurozona ha registrato a giugno un surplus commerciale di 29,2 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 25,5 miliardi dello stesso mese dell'anno precedente. In calo però entrambe le voci del commercio, con l'export che scende del 2% e l'import del 5%.
L'euro chiude in rialzo sopra quota 1,12 dollari, mentre il biglietto verde scende sotto quota 100 sullo yen. Nelle recenti settimane il dollaro è sceso, mentre i listini azionari Usa sono saliti. La moneta europea chiude a 1,1264 dollari. Il dollaro risente del possibile rinvio del rialzo dei tassi, anche se William Dudley, presidente della Fed di New York, si è detto convinto del fatto che i mercati stiano sottostimando la possibilità di un rialzo dei tassi e ha fatto capire capire che una stretta potrebbe esserci già il mese prossimo. Lo spread è stabile in area 115 punti base con i Btp che rendono l'1,07% intorno al minimo storico.
Nel cuore dell'estate, però, il dibattito nel mondo finanziario si concentra ancora sui prossimi aumenti dei tassi di interesse della Fed. I trader vedono come il momento più probabile per un aumento del costo del denaro da parte della Federal Reserve l'inizio del prossimo anno: le possibilità di una stretta a dicembre sono scese al 42% come conferma anche un sondaggio condotto dal Wall Street Journal tra gli economisti. A far calare le probabilità sono stati i deludenti dati sulle vendite al dettaglio pubblicati venerdì. Proprio su questi temi prendono importanza le prossime due scadenze: la pubblicazioni dei verbali dell'ultima riunione del Fomc, mercoledì 17 luglio, e l'intervento in pubblico di Janet Yellen a Jackson Hole il 26 agosto. Tuttavia sarà la Bce la prima grande banca centrale a riunirsi: gli analisti scommettono che l'8 settembre Mario Draghi annuncerà un aumento dello stimolo monetario.
In mattinata sono arretrate per il secondo giorno consecutivo le Borse di Asia e Pacifico, frenate dal concambio tra yen e dollaro, vicinissimo a ormai quota 100. Le ipotesi di un mancato rialzo dei tassi Usa entro l'anno hanno determinato infatti una svalutazione del dollaro pari all'1% sullo yen. Tokyo ha perso l'1,62%, Seul lo 0,62%, Taiwan lo 0,42% e Sidney lo 0,14%.
Sul fronte delle materie prime, il petrolio paga in avvio di giornata qualche presa di beneficio dopo i recenti guadagni. Con l'incedere degli scambi, però, i prezzi del greggio risalgono nella prospettiva che i paesi dell'Opec trovino un accordo sui limiti alla nell'incontro che si terrà in Algeria a settembre. Alla chiusura dei mercati europei, il si rafforza oltre 46,5 dollari al barile e il Brent ritorna in area 29 dollari. Segno positivo anche per l'oro: il metallo prezioso con consegna immediata si porta a poca distanza dalla soglia di 1.350 dollari l'oncia.