MILANO - I mercati europei chiudono deboli il giorno dopo la seduta in cui per la prima volta dal 31 dicembre del 1999, nel pieno della bolla dot-com, tutti e tre i principali indici Usa hanno chiuso su livelli record. Un evento più unico che raro che ha spinto le Borse asiatiche, ma che non ha dato molto slancio ai mercati del Vecchio continente, anche loro reduci da una fase di rialzi. Solo Milano è riuscita a chiudere in territorio positivo (+0,17%), mentre Francoforte ha perso lo 0,28%, Parigi lo 0,07% e Londra sulla parità.
Chiusura contrastata a Wall Street, con il Dow Jones che ha perso lo 0,20%, il Nasdaq che guadagna lo 0,09%, toccando l'ennesimo record a 5.232,90 punti. Certo, la corsa delle Borse aumenta la probabilità di una stretta monetaria entro fine anno da parte della Fed, ma per il momento gli investitori preferiscono non preoccuparsene. Anche perché in pieno agosto i volumi degli scambi sono ridotti al minimo.
Secondo i future sui Fed funds - usati per prevedere la mosse della Fed - c'è il 50% di possibilità che Janet Yellen aumenti il costo del denaro entro fine anno. La tesi è confermata da un sondaggio condotto dal Wall Street Journal: il 71% dei 62 economisti interpellati in questo mese sostiene che la Banca centrale Usa aumenterà il costo del denaro nella riunione del 13 e 14 dicembre prossimi. La percentuale è in netto rialzo rispetto alle rilevazioni di luglio e giugno, quando rispettivamente la metà e il 7,8% del campione pensava che una stretta ci sarebbe stata a fine anno. I dati macro, tuttavia, continuano a essere altalenanti: le vendite al dettaglio negli
Stati Uniti sono rimaste invariate a luglio, dopo il +0,8% di giugno, segno che la crescita economica potrebbe soffrire nella seconda metà dell'anno. Il dato, reso noto dal dipartimento del commercio americano, è rimasto a 457,73 miliardi di dollari, mentre gli analisti si attendevano un aumento dello 0,6 per cento. Le vendite di veicoli sono aumentate dell'1,1% a luglio, mentre la maggior parte dei settori ha subito ribassi. Le spese per consumi rappresentano un'ampia parte, circa il 70%, del prodotto interno lordo degli Stati Uniti, che è a sua volta un termometro dell'andamento dell'economia del paese.
Sale, ma delude anche la stima preliminare della fiducia dei consumatori americani ad agosto. Secondo quanto riportato dall'università del Michigan, il dato finale sulla fiducia dei consumatori si è attestato a 90,4 punti, dopo i 90 punti registrati alla fine di luglio. Gli analisti attendevano un dato a 92 punti. Per quanto riguarda l'inflazione, le aspettative a un anno sono al 2,5%, mentre quelle a cinque anni al 2,6%.
Anche l'attenzione dei mercati europei è rivolta ai dati macroeconomici. Il Pil tedesco è cresciuto nel secondo trimestre dello 0,4% rispetto al trimestre precedente (nel primo trimestre era cresciuto dello 0,7%) e dell'1,8% su anno. In rialzo anche l'inflazione: a luglio l'indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,4%, il dato più alto dopo lo 0,5% registrato a gennaio. Il rialzo è dovuto in particolare ai prezzi di alimentari e servizi a cui ha fatto riscontro il calo dei prezzi energetici; senza includere l'energia, l'inflazione sarebbe stata dell'1,3%. Preoccupata l'Italia: il Pil nel secondo trimestre non è cresciuto, mentre gli analisti si aspettavano una progressione dello 0,3%.
L'euro è poco mosso: la moneta unica viene scambiata a 1,12 dollari contro 1,1145 della chiusura di ieri a Wall Street. Nei confronti dello yen, l'euro passa di mano a 113,76 (contro 113,05 della quotazione di ieri della Bce). Lo spread è in calo a 114 punti base, mentre i Btp rendono l'1,06 sul mercato secondario.
A livello globale, deludono i dati macroeconomici resi noti in Cina nel corso della nottata. A luglio la produzione industriale è salita del 6%, a fronte del 6,2% atteso dagli economisti, gli investimenti in asset fissi sono aumentati dell'8,1% nei primi sette mesi dell'anno, contro previsioni di crescita dell'8,9%, e le vendite al dettaglio sono salite del 10,2%, sotto il +10,5% atteso dagli analisti. I dati, segnala Bloomberg, sono tutti in rallentamento e fanno sorgere preoccupazioni sulla stabilizzazione dell'economia cinese. "La più grande preoccupazione è rappresentata ancora dagli investimenti fiacchi" ha commentato Zhou Hao, senior economisti di CommerzBank a Singapore.
Tuttavia, in mattinata la Borsa di Tokyo ha archiviato una seduta positiva guadagnando l'1,1%. Ieri sera, invece, a sostenere il record di Wall Street sono stati la tonicità del settore retail e il nuovo rally del petrolio. Sul primo fronte, la catena di grandi magazzini Macy's (+17%) ha annunciato conti in calo ma sopra le stime e la chiusura di 100 negozi, il 15% del totale, per far fronte al calo delle vendite. Nello stesso comparto, è volato anche il titolo Kohl's (+16%) grazie a conti oltre le previsioni. Quanto al petrolio, il barile ha corso nel giorno in cui il ministro saudita dell'energia ha detto che l'Arabia Saudita potrebbe partecipare a un'azione coordinata per aiutare a riequilibrare il mercato petrolifero; si è tornato a sperare in un accordo sul congelamento della produzione di cui l'Opec discuterà in un meeting informale che si terrà a fine settembre in algeria.
Sul fronte delle materie prime, il petrolio è in rialzo sul mercato after hours di New York. Il Wti con consegna a settembre viene scambiato a 44,17 dollari al barile (+68 cent). In rialzo anche il Brent, che passa di mano a 46,66 dollari al barile (+1,4%). Poco mosso, invece, l'oro: il metallo prezioso viene scambiato a 1.340,12 dollari l'oncia, dopo una settimana di fluttuazioni sulle speculazioni per le prossime mosse della Federal Reserve.
Chiusura contrastata a Wall Street, con il Dow Jones che ha perso lo 0,20%, il Nasdaq che guadagna lo 0,09%, toccando l'ennesimo record a 5.232,90 punti. Certo, la corsa delle Borse aumenta la probabilità di una stretta monetaria entro fine anno da parte della Fed, ma per il momento gli investitori preferiscono non preoccuparsene. Anche perché in pieno agosto i volumi degli scambi sono ridotti al minimo.
Secondo i future sui Fed funds - usati per prevedere la mosse della Fed - c'è il 50% di possibilità che Janet Yellen aumenti il costo del denaro entro fine anno. La tesi è confermata da un sondaggio condotto dal Wall Street Journal: il 71% dei 62 economisti interpellati in questo mese sostiene che la Banca centrale Usa aumenterà il costo del denaro nella riunione del 13 e 14 dicembre prossimi. La percentuale è in netto rialzo rispetto alle rilevazioni di luglio e giugno, quando rispettivamente la metà e il 7,8% del campione pensava che una stretta ci sarebbe stata a fine anno. I dati macro, tuttavia, continuano a essere altalenanti: le vendite al dettaglio negli
Stati Uniti sono rimaste invariate a luglio, dopo il +0,8% di giugno, segno che la crescita economica potrebbe soffrire nella seconda metà dell'anno. Il dato, reso noto dal dipartimento del commercio americano, è rimasto a 457,73 miliardi di dollari, mentre gli analisti si attendevano un aumento dello 0,6 per cento. Le vendite di veicoli sono aumentate dell'1,1% a luglio, mentre la maggior parte dei settori ha subito ribassi. Le spese per consumi rappresentano un'ampia parte, circa il 70%, del prodotto interno lordo degli Stati Uniti, che è a sua volta un termometro dell'andamento dell'economia del paese.
Sale, ma delude anche la stima preliminare della fiducia dei consumatori americani ad agosto. Secondo quanto riportato dall'università del Michigan, il dato finale sulla fiducia dei consumatori si è attestato a 90,4 punti, dopo i 90 punti registrati alla fine di luglio. Gli analisti attendevano un dato a 92 punti. Per quanto riguarda l'inflazione, le aspettative a un anno sono al 2,5%, mentre quelle a cinque anni al 2,6%.
Anche l'attenzione dei mercati europei è rivolta ai dati macroeconomici. Il Pil tedesco è cresciuto nel secondo trimestre dello 0,4% rispetto al trimestre precedente (nel primo trimestre era cresciuto dello 0,7%) e dell'1,8% su anno. In rialzo anche l'inflazione: a luglio l'indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,4%, il dato più alto dopo lo 0,5% registrato a gennaio. Il rialzo è dovuto in particolare ai prezzi di alimentari e servizi a cui ha fatto riscontro il calo dei prezzi energetici; senza includere l'energia, l'inflazione sarebbe stata dell'1,3%. Preoccupata l'Italia: il Pil nel secondo trimestre non è cresciuto, mentre gli analisti si aspettavano una progressione dello 0,3%.
L'euro è poco mosso: la moneta unica viene scambiata a 1,12 dollari contro 1,1145 della chiusura di ieri a Wall Street. Nei confronti dello yen, l'euro passa di mano a 113,76 (contro 113,05 della quotazione di ieri della Bce). Lo spread è in calo a 114 punti base, mentre i Btp rendono l'1,06 sul mercato secondario.
A livello globale, deludono i dati macroeconomici resi noti in Cina nel corso della nottata. A luglio la produzione industriale è salita del 6%, a fronte del 6,2% atteso dagli economisti, gli investimenti in asset fissi sono aumentati dell'8,1% nei primi sette mesi dell'anno, contro previsioni di crescita dell'8,9%, e le vendite al dettaglio sono salite del 10,2%, sotto il +10,5% atteso dagli analisti. I dati, segnala Bloomberg, sono tutti in rallentamento e fanno sorgere preoccupazioni sulla stabilizzazione dell'economia cinese. "La più grande preoccupazione è rappresentata ancora dagli investimenti fiacchi" ha commentato Zhou Hao, senior economisti di CommerzBank a Singapore.
Tuttavia, in mattinata la Borsa di Tokyo ha archiviato una seduta positiva guadagnando l'1,1%. Ieri sera, invece, a sostenere il record di Wall Street sono stati la tonicità del settore retail e il nuovo rally del petrolio. Sul primo fronte, la catena di grandi magazzini Macy's (+17%) ha annunciato conti in calo ma sopra le stime e la chiusura di 100 negozi, il 15% del totale, per far fronte al calo delle vendite. Nello stesso comparto, è volato anche il titolo Kohl's (+16%) grazie a conti oltre le previsioni. Quanto al petrolio, il barile ha corso nel giorno in cui il ministro saudita dell'energia ha detto che l'Arabia Saudita potrebbe partecipare a un'azione coordinata per aiutare a riequilibrare il mercato petrolifero; si è tornato a sperare in un accordo sul congelamento della produzione di cui l'Opec discuterà in un meeting informale che si terrà a fine settembre in algeria.
Sul fronte delle materie prime, il petrolio è in rialzo sul mercato after hours di New York. Il Wti con consegna a settembre viene scambiato a 44,17 dollari al barile (+68 cent). In rialzo anche il Brent, che passa di mano a 46,66 dollari al barile (+1,4%). Poco mosso, invece, l'oro: il metallo prezioso viene scambiato a 1.340,12 dollari l'oncia, dopo una settimana di fluttuazioni sulle speculazioni per le prossime mosse della Federal Reserve.