Economia

Alkemy cresce nel media performance: nel 2016 fatturato a 40 milioni

La società di consulenda digitale fondata da Vitali e Lorenzini festeggia il suo quarto compleanno con l'acquisizione di BizUp: l'organico sale a 300 persone

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MILANO - Alkemy festeggia il suo quarto compleanno con l'acquisizione di BizUp, una delle principale aziende di performance marketing italiane, portando l'obiettivo di ricavi per il 2016 a 40 milioni euro e allargando l'organico a quasi 300 persone. Numeri da multinazionale "tascabile" per la società di consulenza e servizi digitale fondata nel 2012 da Duccio Vitali, ex partner di Bain, insieme al guru della pubblicità Riccardo Lorenzini.

"Questa operazione - spiegano i due soci - segue quella di Seolab e rafforza le competenze di Alkemy nel web marketing orientato alla perfomance" i servizi di pubbliciti pagati sulla base dei risultati ottenuti. Un mercato da quasi un miliardo di euro l'anno, ma che per circa l'80% è ad appannaggio delle grandi multinazionali: alle società indipendenti restano circa 200 milioni di euro, la fetta a cui punta Alkemy.

D'altra parte il tema della misurazione è sempre più centrale nel mercato degli investimenti pubblicitari, solo che i centri media tradizionali tendono a considerare il digitale come qualcosa di ancillare, o comunque secondario alle altr voci d'investimento, "mentre le compentenze nel settore sono oggi fondamentali" spiega ancora Vitali.

L'esempio più ricorrente è quello di Amazon: le aziende che si affidano al colosso ecommerce - spiega l'ad di Alkemy - non si rendono conto che in realtà stanno cedendo i loro clienti alla società di Jeff Bezos. "Oggi - dice Vitali - c'è la consapevolezza che il web e il mondo digitale servano a migliorare il proprio modello d'affari. Adesso è chiaro a tutti che internet non è più un aspetto marginale, ma fondamentale per la crescita aziendale", solo che nelle aziende tradizionali mancano ancora le competenze per sviluppare il nuovo modello.

Dando uno sguardo ai numeri comunque le principali voci di guadagno di Alkemy arrivano dall'e-commerce che si conferma in forte crescita: "Si può fare meglio. Le vendite online da noi valgono un terzo di quelle inglesi. Il limite alla crescita non è il digital divide, ma le competenze. Penso per esempio al lusso: l'e-commerce vale il 3% del venduto, salirà nei prossimi anni fino al 9%, ma non andrà oltre. Il punto su cui devono ragionare gli addetti ai lavori è come impattare sul restante 91%. Molte aziende faticano a capire cose può rappresentare per loro il digitale. Non è fatto solo di e-commerce, ma anche di comunicazione, rapporto con fornitori e distributori, ottimizzazione dei costi. E' un mondo nuovo che ancora si fatica a capire e spesso di banalizza".


E adesso il rischio reale è quello di venire spazzati via dai colossi come Amazon e Google che stanno ampliando i loro modelli di business per aggredire nuove fasce di mercato. A cominciare dalle vendite alimentari. Il gigante dell'ecommerce ha messo l'Italia nel mirino: per ora si limita a vendere alcuni prodotti basilari come la basta o il vino, ma è solo il primo passo prima di lanciare anche in Italia il servizio "Fresh" con la consegna di cibi freschi.