Economia

Eurozona in deflazione, listini poco mossi. Il Giappone evita la recessione: Pil oltre le attese

(afp)
I prezzi sono calati dello 0,2% ad aprile. Visco: "I tassi negativi non dureranno in eterno". Piazza Affari guida le Borse Ue a +1,23%. Il dollaro si apprezza sulla speculazione per il riavvicinarsi dell'aumento dei tassi Fed. Il petrolio torna in rialzo nonostante il balzo delle scorte Usa
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MILANO - Giornata poco mossa per i listini europei, reduci da una seduta vissuta al ritmo del petrolio con iniziali acquisti che sono via via scemati nel corso delle contrattazioni. Milano, partita in rosso, è riuscita a girare in rialzo per chiudere in testa alla truppa delle principali Borse europee con un +1,23% supportato dal comparto bancario. Miglioramenti nella seconda parte di seduta anche sulle altre Borse. Francoforte ha recuperato lo 0,54%, Parigi è salita dello 0,51% e Londra - a lungo in rosso - ha limato lo 0,03%. Timidi acquisti su Wall Street alla chiusura dei mercati europei: il Dow Jones tratta in rialzo dello 0,2%, l'S&P500 aggiunge lo 0,1% e il Nasdaq lo 0,6%.

A Piazza Affari, il titolo di Rcs resta protagonista di giornata e chiude ancora sopra il prezzo dell'Opa da 0,7 euro lanciata dalla cordata guidata dal finanziere Bonomi: l'editore del Corriere della Sera, al centro di una contesa che vede protagonista anche Urbano Cairo, ha annunciato che due banche creditrici hanno dato l'ok alla ristrutturazione del debito e le altre lo faranno entro la prima settimana di giugno. In arrivo c'è un finanziamento ponte da 352 milioni di euro. Tra le banche si guarda a Unicredit, osservata speciale in vista di un possibile avvicendamento al vertice. Attenzioni anche su Fca per le indiscrezioni, poi smentite, di un interesse dei cinesi di Gac (partner del Lingotto in Asia). In luce Stm, che ha guadagnato il 6,2% dopo l'annuncio che sta sviluppando microchip per le auto a guida autonoma. Lo spread tra i Btp decennali e i corrispettivi Bund tedeschi è calato in area 130 punti base, con il rendimento dei titoli di Stato italiani all'1,45%.

Eurostat ha certificato le difficoltà che la Bce sta incontrando nel riportare l'andamento dell'inflazione verso l'obiettivo vicino al 2%. I dati di aprile, infatti, parlano di nuovo di deflazione sia per l'Eurozona che per la Ue a 28 membri: -0,2% dei prezzi su base annuale. A marzo l'andamento dei prezzi era fermo allo zero. Sono tredici i paesi della Ue con andamenti dei prezzi sotto zero: i più indietro sono Romania (-2,6%), Bulgaria (-2,5%) e Cipro (-2,1%). L'Italia si colloca -0,4% (dato leggermente migliore della stima Istat di -0,5% pubblicata pochi giorni fa), la Germania a -0,3% e la Francia a -0,1%. A guidare il calo ci sono ancora i carburanti. Numeri sciorinati proprio mentre il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, parlando al tedesco Handelsblatt ammonisce sul fatto che i tassi negativi impostati dalla Bce "non potranno durare in eterno".

L'agenda macroeconomica mette poi al centro dell'attenzione l'ufficializzazione da parte della Commissione europea dei giudizi sui bilanci dei Paesi membri, che per l'Italia si traduce nella concessione di circa 26 miliardi di margini sul deficit tra 2016 e 2017. Tolleranza anche verso il deficit della Spagna, che proprio oggi ha sfondato il 100% nel rapporto tra debito e Pil. In Gran Bretagna il tasso di disoccupazione trimestrale è rimasto stabile a fine marzo al 5,1%, in linea con le attese. Negli Usa, le richieste di nuovi mutui, per la settimana che si è conclusa lo scorso 13 maggio, sono calate dell'1,6%.

Le indicazioni provenienti dall'Asia in mattinata sono state contrastanti. Da una parte, infatti, i listini dell'Est hanno complessivamente trattato in calo dopo tre giorni positivi. Dall'altra, le indicazioni dall'economia del Giappone hanno superato le attese: il Pil nipponico è cresciuto dell'1,7% annuo durante l'ultimo trimestre, battendo nettamente le stime per un +0,3% segnalate da Bloomberg. Tra il gennaio e il marzo scorsi, il prodotto nazionale del Sol Levante ha registrato poi un progresso dello 0,4% rispetto all'ultimo trimestre del 2015, anche in questo caso sopra le aspettative (+0,1%) del mercato, ed ha evitato così al Paese lo scivolamento nella recessione. Consumi interni ed export sono le voci che hanno trainato la ripresa, mentre latitano ancora gli investimenti delle imprese. Se gli interessati all'economia reale possono festeggiare i dati, sui mercati è prevalso un senso di spaesamento dettato dal fatto che un Paese più in salute del previsto allontana la necessità di ulteriori stimoli da parte della BoJ, la Banca centrale del Giappone. E gli investitori speculativi sono sempre attratti dalla prospettiva di giocare con denari reperibili a buon prezzo e in abbondanza. Non a caso, in mattinata si è registrata una chiusura debole per la Borsa di Tokyo, con l'indice Nikkei sceso a 16.644,69 punti (-0,05%). Pesante Shanghai, in calo dell'1,3%.

I media nipponici speculano poi sulla possibilità che il governo sarà costretto a rimandare per la seconda volta l'innalzamento della tassa sui consumi, dall'8 al 10% nell'aprile 2017 per non sabotare il rilancio delle spese. L'ultimo incremento avvenuto nel 2014 ha fatto precipitare il paese nella recessione per due trimestri di fila, l'anno successivo. Da monitorare c'è poi l'andamento dello yen, che si è rafforzato molto nella prima parte dell'anno nonostante la BoJ abbia inaugurato la stagione dei tassi negativi. Negli ultimi giorni, però, il dollaro è tornato a macinare terreno, sospinto dal riacceso dibattito interno alle Fed sulla possibilità di alzare i tassi Usa, sostenuta dalle ultime rilevazioni macro positive. Il biglietto verde va oggi in rally dopo che il presidente della Fed di San Francisco, John Williams si è detto fiducioso sull'andamento dell'economia Usa e prevede due o tre rialzi dei tassi Usa quest'anno, a partire dall'incontro della Fed di giugno. Proprio in serata, per altro, la Banca di Washington pubblica le minute dell'ultima riunione. L'euro si indebolisce passando di mano a 1,127 dollari e 123,3 yen.

Quando si avvicina la chiusura dei mercati Ue, il prezzo del petrolio si mantiene in rialzo dopo i dati sulle scorte settimanali Usa, cresciute a sorpresa ma in parallelo a una flessione molto superiore alle attese degli stock di benzina. Il light crude Wti lima comunque il progresso in area 48,6 dollari al barile, il Brent di Londra cresce a 49,4 dollari al barile. L'oro è in lieve calo a 1.270 dollari l'oncia, con una flessione dello 0,7%.