✕

La Fed riavvicina il rialzo dei tassi, il dollaro si rafforza. Borse in rosso

I verbali dell'ultima riunione della Banca centrale Usa hanno mostrato toni "da falco" che i mercati non si aspettavano. Listini europei ancora in ribasso, soffrono i titoli del turismo. Milano chiude in rosso dello 0,95%. Lo spread poco sopra 130 punti base. Si indeboliscono le materie prime, il petrolio torna sotto 48 dollari al barile
3 minuti di lettura
MILANO - La Fed ha riavvicinato un possibile rialzo dei tassi Usa già alla riunione del prossimo giugno, accelerando così il rafforzamento del dollaro che era in atto nelle ultime sedute, sospinto dalla buona qualità dei dati macroeconomici sull'economia americana. Dai verbali dell'ultima riunione di Washington è emersa una posizione più risoluta di quanto pensassero i mercati: i banchieri centrali Usa sono pronti a ritoccare il costo del denaro, se l'economia interna continuerà a crescere e dall'estero non si aggraveranno i rischi presenti. Nonostante gli ultimi test dell'economia (dall'inflazione alla produzione industriale) fossero stati superati di slancio, aumentando le possibilità di un rialzo dei tassi anticipato, le ultime parole della Fed hanno generato uno scossone sui mercati: i future sui Fed Funds, strumenti che anticipano la probabilità di una variazione della politica monetaria, ora indicano…
MILANO - La Fed ha riavvicinato un possibile rialzo dei tassi Usa già alla riunione del prossimo giugno, accelerando così il rafforzamento del dollaro che era in atto nelle ultime sedute, sospinto dalla buona qualità dei dati macroeconomici sull'economia americana. Dai verbali dell'ultima riunione di Washington è emersa una posizione più risoluta di quanto pensassero i mercati: i banchieri centrali Usa sono pronti a ritoccare il costo del denaro, se l'economia interna continuerà a crescere e dall'estero non si aggraveranno i rischi presenti. Nonostante gli ultimi test dell'economia (dall'inflazione alla produzione industriale) fossero stati superati di slancio, aumentando le possibilità di un rialzo dei tassi anticipato, le ultime parole della Fed hanno generato uno scossone sui mercati: i future sui Fed Funds, strumenti che anticipano la probabilità di una variazione della politica monetaria, ora indicano una possibilità su tre di un innalzamento dei tassi a giugno. Fino a poche settimane fa erano a quota zero. Per la riunione di luglio, le chances superano ormai il 50%. "Le minute della Fed hanno mostrato che il desiderio dei banchieri di alzare i tassi a giugno supera le aspettative per un'azione", ha spiegato il gestore Mitsushige Akino a Bloomberg. "L'economia Usa sta faccendo abbastanza bene da permettere alla Fed di alzare i tassi. Ma l'economia globale è in declino e gli investitori ancora non hanno la certezza che questo innalzamento arriverà".
Il grafico Bloomberg mostra le possibilità attribuite dal mercato alle prossime scelte di politica monetaria da parte della Fed (riunione di metà giugno). La linea azzurra indica la permanenza in un range di tassi 0,25-0,5%: è ancora predominante, ma in calo. In crescita invece l'opzione (verde) di salire a 0,5-0,75%. 
Le notizie provenienti oggi dal fronte macro Usa non sono state - a dire il vero - così esaltanti: dopo tre rialzi consecutivi, nei sette giorni conclusi il 14 maggio il numero di lavoratori che per la prima volta hanno fatto richiesta per ricevere sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti si è attestato in ribasso, dopo avere toccato nella precedente ottava il massimo in 15 mesi. Le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono scese di 16.000 unità a 278.000, ma gli analisti prevedevano una discesa a 272.000. Sotto le stime anche l'indice sull'attività di Philadelphia (-1,8), mentre quello di Chicago è salito a +0,1 e il superindice dell'economia ha battuto le previsioni salendo dello 0,6% ad aprile.

Il Bloomberg Dollar Spot Index, un indicatore che misura la forza del biglietto verde contro le principali valute, conferma i guadagni registrati ieri, quando ha segnato il maggior balzo in sei mesi. L'euro cala così a 1,12 dollari e 123 yen. In rafforzamento la sterlina, in scia agli ultimi sondaggi che sgonfiano la minaccia di Brexit. I mercati guardano ora al G7 finanziario che inizia domani in Giappone: si attende, da parte di Tokyo, una richiesta di politica fiscale accomodante per combattere la fase di stagnazione economica che attanaglia gran parte del globo. I G7 dei capi di Stato è previsto per la prossima settimana, sempre in Giappone. Dai verbali della Bce, intanto, emerge che Francoforte è concentrata sulla messa in atto "delle misure addizionali decise nella riunione del 10 marzo": taglio dei tassi, maxi prestiti Tltro alle banche, accelerazione del Qe e acquisto bond aziendali i quali dovrebbero partire a giugno. "Il focus - si legge - dovrebbe ora essere sulla nuova serie di Tltro e Cspp (acquisto bond aziendali) i quali sono orientati a migliorare la trasmissione della politica monetaria attraverso il supporto della creazione di credito".

In Europa i principali listini hanno vissuto una giornata ancora all'insegna della debolezza: anche Milano, sulla pari a metà giornata, ha chiuso in rosso dello 0,95%. Bene Saipem in scia all'annuncio della fusione tra la francese Technip e l'americana Fmc, positive le banche. Londra ha ceduto l'1,82%, Parigi lo 0,85%, mentre a Francoforte (-1,48%) è calata nettamente Bayer che ha confermato la trattativa per acquistare Monsanto. In difficoltà l'intero comparto del turismo europeo, che sconta la notizia della scomparsa dell'aereo Egyptair e i rinnovati timori di atti terroristici. In ribasso Wall Street: il Dow Jones ha perso lo 0,52%, il Nasdaq lo 0,56% mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,37%.

In Francia, il tasso di disoccupazione si stabilizza sotto il 10%: nel primo trimestre si attesta al 9,9%, mentre è al 10,2% nel territorio francese che comprende anche i paesi d'Oltremare. Nella zona euro si segnala intanto il calo della produzione nel settore delle costruzioni: -0,9% rispetto a febbraio, nella Ue -1,4%. Lo spread tra Btp e Bund tedesco si stabilizza poco sopra 130 punti base, con un rendimento del decennale in risalita all'1,5%. Il petrolio prosegue il calo a New York: quando in Europa terminano gli scambi, le quotazioni dl Wti scivola fino in area 47 dollari al barile. Anche i prezzi dell'oro sono infatti in calo: il metallo con consegna immediata scende a 1251 dollari l'oncia. Il ribasso delle commodity è un po' generalizzato e risente anche del rafforzamento del biglietto verde.

Chiusura stabile, in mattinata, per la Borsa di Tokyo all'indomani dei dati sul Pil che hanno mostrato una crescita giapponese superiore alle attese: l'indice Nikkei è salito a 16.646,66 punti a +0,01%. Chiusura appena sotto la parità per la Borsa di Shanghai, con l'indice Composite a -0,02%.