MILANO - Seduta ad handicap per Piazza Affari, dove oggi è giornata di stacco cedole: sono venti le società del Ftse Mib che distribuiscono il dividendo agli azionisti con il conseguente impatto sull'indice del 2,2% (il controvalore dei pagamenti è di 8,2 miliardi euro). Il listino milanese indossa quindi la maglia nera in Europa e chiude in calo del 2,74%. Al netto dell'effetto-dividendi, la performance è in linea con la debolezza delle altre Piazze europee: Londra cede lo 0,14%, Francoforte perde lo 0,74% e Parigi lo 0,45%. A sostenere in parte i listini Ue, nella seconda parte della giornata, contribuisce Wall Street: quando in Europa terminano gli scambi il Dow Jones sale dello 0,2% e il Nasdaq dello 0,3%. A fine giornata New York lascia sul terreno lo 0,03% a 17.496,22 punti mentre il Nasdaq cede lo 0,08% a quota 4.765,7
A Piazza Affari spicca la debolezza di Fca, che paga anche le indiscrezioni tedesche su un possibile faro dell'autorità nazionale per ipotesi di manomissione dei test sulle emissioni. Ma per il Lingotto "i veicoli sono conformi". Sempre osservata speciale Unicredit, alla vigilia del cda che potrebbe segnare l'addio dell'ad Federico Ghizzoni. Il manager, per ora, tira dritto: "Vado avanti finché c'è fiducia".
Dal punto di vista macroeconomico, invece, la missione annuale del Fondo monetario internazionale in Italia ha portato a una leggera revisione al rialzo della stima di Pil per il 2016 (da +1 a +1,1%), mentre i mercati si concentrano soprattutto sugli indici Pmi dell'Eurozona e degli Usa: i dati di maggio confermano un quadro dell'attività economica dell'Eurozona in debole crescita, con pochi segnali di un imminente miglioramento. L'indice Pmi composito è in discesa ai minimi da 16 masi a 52,9 punti dai 53 di aprile. In calo anche il Pmi manifatturiero di maggio negli Usa: è sceso a 50,5 punti, poco sopra la soglia che seprara la contrazione dall'espansione (collocata a 50).
D'altra parte quella che si apre oggi è una settimana densa di eventi con Grecia, Brexit e Stati Uniti in cima ai pensieri degli investitori, soprattutto dopo che il G7 finanziario di Sendai ha preso atto della necessità di sostenere la difficile ripresa, ha escluso una guerra dei cambi e ha puntato il dito proprio sul referendum Uk come uno dei maggiori pericoli dell'anno. Tuttavia, il giorno più atteso sarà venerdì, quando verrà diffusa la seconda lettura del Pil Usa: un'eventuale forte deviazione dalla prima influenzerebbe sicuramente le decisioni del Federal Reserve in materia di tassi d'interesse (l'agenda dei mercati).
Attenzione anche all'Eurogruppo di domani dove sul tavolo ci sarà nuovamente la crisi greca, dopo l'approvazione delle ultime riforme chieste dalla Troika al governo di Atene. Il Fmi continua a chiedere un'immediata ristrutturazione del debito ma a Bruxelles (e, soprattutto, a Berlino) non ne vogliono sentir parlare almeno fino al 2018. Il tempo per l'intesa, però, stringe: a luglio la Grecia deve restituire 2,3 miliardi alla Bce. Nonostante queste tensioni, Eurostat certifica un miglioramento in maggio della fiducia dei consumatori europei: secondo la prima stima "flash" l'indice è infatti salito questo mese sia in Ue (di 1,1 punti a -5,7) sia nell'Eurozona (di 2,3 punti a -7) rispetto ad aprile.
L'euro chiude in calo ma sopra 1,12 dollari, dopo la forte flessione della scorsa settimana, legata alle crescenti aspettative che la Fed alzi i tassi a giugno. La moneta europea passa di mano a 1,1204 dollari, dopo essere scesa a un minimo di 1,1188 dollari. L'appello del G7 perchè Tokyo non indebolisca la propria valuta risolleva lo yen a quota 109,50 sul biglietto verde e 122,58 sull'euro. Apertura di settimana invariata per lo spread fra Btp e Bund: la differenza di rendimento segna quota 130 punti, sullo stesso livello della chiusura di venerdì, mentre sul mercato secondario il decennale italiano è scambiato a un tasso dell'1,48%.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha terminato gli scambi con un ribasso dello 0,49% in seguito ai dati che segnalano il crollo delle esportazioni nel mese di aprile e un peggioramento dell'attività manifatturiera in maggio: l'indice Nikkei perde 81 punti a quota 16.654.60. Sul mercato dei cambi lo yen si apprezza sul biglietto verde in modo speculare alla flessione degli indici azionari e in base alle indicazioni provenienti dal G7, circa l'aumento della tassa sui consumi adottata come previsto in aprile. La divisa nipponica torna sotto quota 110 sul dollaro a 109,80.
Venerdì sera, la seduta di Wall Street è finita in rialzo, ma non abbastanza per evitare al Dow Jones di chiudere la quarta settimana di fila in calo per la prima volta dalla fine dell'ottobre 2014. L'S&P 500 è riuscito invece ad archiviare la prima ottava in rialzo dopo tre di fila in rosso; per il Nasdaq è stata la prima positiva dopo quattro consecutive in flessione. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,38% (-0,2% sulla settimana, ma +0,44% da inizio anno), l'S&P 500 è salito dello 0,6% (+0,41% da inizio anno), mentre il Nasdaq ha recuperato l'1,21%, ma nel 2016 il saldo è a -4,75%.
Sul fronte delle materie prime, le quotazioni del petrolio sono in calo, dopo che l'Iran ha ribadito di non aver nessun piano per congelare la sua produzione. "Il governo al momento non ha piani per aderire al congelamento produttivo deciso dagli altri paesi produttori" dice il direttore della National Iranian Oil Company, Rokneddin Javadi. Alla chiusura delle Borse europee, il Wti tratta a 48 dollari al barile, il Brent arretra a 48,2 dollari. Ad incidere sui prezzi del greggio americano la ripresa delle estrazioni in Canada dopo gli incendi nei giorni scorsi. Il prezzo dell'oro è alla quarta seduta con il segno meno: il future con consegna giugno passa di mano a 1.248 dollari.
A Piazza Affari spicca la debolezza di Fca, che paga anche le indiscrezioni tedesche su un possibile faro dell'autorità nazionale per ipotesi di manomissione dei test sulle emissioni. Ma per il Lingotto "i veicoli sono conformi". Sempre osservata speciale Unicredit, alla vigilia del cda che potrebbe segnare l'addio dell'ad Federico Ghizzoni. Il manager, per ora, tira dritto: "Vado avanti finché c'è fiducia".
Dal punto di vista macroeconomico, invece, la missione annuale del Fondo monetario internazionale in Italia ha portato a una leggera revisione al rialzo della stima di Pil per il 2016 (da +1 a +1,1%), mentre i mercati si concentrano soprattutto sugli indici Pmi dell'Eurozona e degli Usa: i dati di maggio confermano un quadro dell'attività economica dell'Eurozona in debole crescita, con pochi segnali di un imminente miglioramento. L'indice Pmi composito è in discesa ai minimi da 16 masi a 52,9 punti dai 53 di aprile. In calo anche il Pmi manifatturiero di maggio negli Usa: è sceso a 50,5 punti, poco sopra la soglia che seprara la contrazione dall'espansione (collocata a 50).
D'altra parte quella che si apre oggi è una settimana densa di eventi con Grecia, Brexit e Stati Uniti in cima ai pensieri degli investitori, soprattutto dopo che il G7 finanziario di Sendai ha preso atto della necessità di sostenere la difficile ripresa, ha escluso una guerra dei cambi e ha puntato il dito proprio sul referendum Uk come uno dei maggiori pericoli dell'anno. Tuttavia, il giorno più atteso sarà venerdì, quando verrà diffusa la seconda lettura del Pil Usa: un'eventuale forte deviazione dalla prima influenzerebbe sicuramente le decisioni del Federal Reserve in materia di tassi d'interesse (l'agenda dei mercati).
Attenzione anche all'Eurogruppo di domani dove sul tavolo ci sarà nuovamente la crisi greca, dopo l'approvazione delle ultime riforme chieste dalla Troika al governo di Atene. Il Fmi continua a chiedere un'immediata ristrutturazione del debito ma a Bruxelles (e, soprattutto, a Berlino) non ne vogliono sentir parlare almeno fino al 2018. Il tempo per l'intesa, però, stringe: a luglio la Grecia deve restituire 2,3 miliardi alla Bce. Nonostante queste tensioni, Eurostat certifica un miglioramento in maggio della fiducia dei consumatori europei: secondo la prima stima "flash" l'indice è infatti salito questo mese sia in Ue (di 1,1 punti a -5,7) sia nell'Eurozona (di 2,3 punti a -7) rispetto ad aprile.
L'euro chiude in calo ma sopra 1,12 dollari, dopo la forte flessione della scorsa settimana, legata alle crescenti aspettative che la Fed alzi i tassi a giugno. La moneta europea passa di mano a 1,1204 dollari, dopo essere scesa a un minimo di 1,1188 dollari. L'appello del G7 perchè Tokyo non indebolisca la propria valuta risolleva lo yen a quota 109,50 sul biglietto verde e 122,58 sull'euro. Apertura di settimana invariata per lo spread fra Btp e Bund: la differenza di rendimento segna quota 130 punti, sullo stesso livello della chiusura di venerdì, mentre sul mercato secondario il decennale italiano è scambiato a un tasso dell'1,48%.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha terminato gli scambi con un ribasso dello 0,49% in seguito ai dati che segnalano il crollo delle esportazioni nel mese di aprile e un peggioramento dell'attività manifatturiera in maggio: l'indice Nikkei perde 81 punti a quota 16.654.60. Sul mercato dei cambi lo yen si apprezza sul biglietto verde in modo speculare alla flessione degli indici azionari e in base alle indicazioni provenienti dal G7, circa l'aumento della tassa sui consumi adottata come previsto in aprile. La divisa nipponica torna sotto quota 110 sul dollaro a 109,80.
Venerdì sera, la seduta di Wall Street è finita in rialzo, ma non abbastanza per evitare al Dow Jones di chiudere la quarta settimana di fila in calo per la prima volta dalla fine dell'ottobre 2014. L'S&P 500 è riuscito invece ad archiviare la prima ottava in rialzo dopo tre di fila in rosso; per il Nasdaq è stata la prima positiva dopo quattro consecutive in flessione. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,38% (-0,2% sulla settimana, ma +0,44% da inizio anno), l'S&P 500 è salito dello 0,6% (+0,41% da inizio anno), mentre il Nasdaq ha recuperato l'1,21%, ma nel 2016 il saldo è a -4,75%.
Sul fronte delle materie prime, le quotazioni del petrolio sono in calo, dopo che l'Iran ha ribadito di non aver nessun piano per congelare la sua produzione. "Il governo al momento non ha piani per aderire al congelamento produttivo deciso dagli altri paesi produttori" dice il direttore della National Iranian Oil Company, Rokneddin Javadi. Alla chiusura delle Borse europee, il Wti tratta a 48 dollari al barile, il Brent arretra a 48,2 dollari. Ad incidere sui prezzi del greggio americano la ripresa delle estrazioni in Canada dopo gli incendi nei giorni scorsi. Il prezzo dell'oro è alla quarta seduta con il segno meno: il future con consegna giugno passa di mano a 1.248 dollari.