MILANO - I listini azionari chiudono in rosso, con un occhio rivolto alle rilevazioni macroeconomiche per capire se aumenteranno le possibilità di incremento del costo del denaro negli Stati Uniti nelle prossime settimane. "I dati dagli Stati Uniti sono incredibilmente importanti, considerando che gli investitori stanno guardando con attenzione ogni minima indicazione che possa lasciar pensare a un rialzo dei tassi della Fed nella riunione di luglio", spiega l'analista Angus Nicholson all'agenzia Bloomberg sintetizzando alla perfezione l'umore dei mercati. Attesa anche per la riunione di domani della Bce, dalla quale potrebbe emergere un timido segnale di rafforzamento dell'inflazione, a maggior ragione dopo i dati di Eurostat pubblicati ieri che disegnano un piccolissimo passo avanti nella strada verso l'obiettivo di prezzi vicini al +2%, che costituisce il cuore del mandato di Mario Draghi.
Dal manifatturiero europeo arrivano segnali contrastanti, tracciati dagli indici Pmi che riassumono le aspettative dei direttori degli acquisti delle aziende. In Italia, il Pmi manifatturiero scende a maggio a 52,4 punti, dai 53,9 precedenti, restando comunque sopra la soglia che separa la contrazione dall'espansione economica (50 punti). L'industria italiana è però ai livelli più bassi da febbraio. In risalita invece il dato della Germania, con il Pmi da 51,8 a 52,1 punti. Il livello è tuttavia inferiore al consensus che stimava una crescita a 52,4. La Francia migliora la lettura finale a 48,4 punti, ma resta in zona di contrazione, e nel complesso dell'Eurozona il Pmi risulta così in leggera discesa a 51,5 punti, dai 51,7 precedenti. Segnali di debolezza per l'economia globale sono emersi anche dalle previsioni dell'Ocse.
Milano termina la seduta con un calo dell'1,19%, Francoforte arretra dello 0,57%, Londra dello 0,62% e Parigi dello 0,67%. Le Borse del Vecchio continente hanno imboccato ieri la via dei ribassi, quando un sondaggio pubblicato dal Guardian ha posto i favorevoli alla Brexit in vantaggio sugli euro-convinti in Gran Bretagna. Wall Street procede contrastata ma in miglioramento: quando gli scambi europei si avviano alla conclusione, il Dow Jones scende dello 0,1%, lo S&P500 recupera la pari e il Nasdaq gira in positivo dello 0,1%. L'agenda macro degli Usa registra la risalita oltre le attese dell'indice Ism manifatturiero a 51,3 punti. Male, invece, le spese per le costruzioni che si contraggono dell'1,8% ad aprile e l'indice di richieste di mutui Mba, in calo del 4,1%.
Il comparto del credito è sempre l'osservato speciale di Piazza Affari, a maggior ragione dopo la partenza dell'aumento di capitale da 1 miliardo di Veneto Banca: un'operazione in un intervallo di prezzo tra 0,1e 0,5 euro, che di fatto azzera il valore delle azioni che ai tempi d'oro erano state valorizzate fino a 5 miliardi. Come per la Pop Vicenza, pare scontata la necessità di ricorrere al fondo Atlante, che garantisce l'aumento. Venduto, tra i titoli milanesi, il Banco Popolare insieme al resto del settore bancario: si attende il via libera della Consob all'aumento di capitale dell'istituto veronese, che venerdì dovrà fissare il prezzo. Lo spread tra Btp e Bund si allarga a fine seduta a 125 punti base, con il rendimento dei decennali italiani all'1,39% sul mercato secondario.
L'euro chiude in moderato rialzo a 1,1168 dollari e 122,90 yen in attesa del direttivo della Bce di domani, in occasione del quale verranno diffuse le nuove stime economiche. Il biglietto verde, al traino delle aspettative crescenti per un rialzo dei tassi Usa, aveva chiuso maggio in rialzo del 3,7% contro un paniere di dieci monete concorrenti. Le quotazioni del petrolio proseguono la striscia di debolezza in attesa del meeting dell'Opec in calendario per giovedì 2 giugno: alla chiusura delle Borse Ue, i contratti sul greggio Wti con scadenza a luglio scendono in area 48 dollari al barile, mentre il Brent tratta a 49 dollari. L'oro è poco mosso: il lingotto con consegna immediata passa di mano a 1.210 dollari l'oncia.
In mattinata, i listini asiatici hanno trattato deboli e l'indice Msci Asia-Pacific ha ritracciato dopo cinque sedute positive. Il settore manifatturiero cinese è risultato fermo a maggio, indicando da una parte che la crescita tumultuosa del passato è ormai un ricordo, ma anche che gli scossoni paventati da alcuni sembrano rientrati: Pechino è sul difficile crinale tra il mantenere la crescita sopra il 6,5%, senza però lasciar spazio a bolle d'indebitamento e possibilmente riducendo l'eccesso di produzione esistenti nell'industria mineraria e dell'acciaio. Nel frattampo, l'indice Pmi cinese ufficiale cinese si è attestato a 50,1 punti, sugli stessi livelli di aprile: poco sopra la soglia 50 che divide l'espansione dalla contrazione economica. Diverso il dato Pmi calcolato dalla rivista Caixin, che ha segnato un deterioramento del manifatturiero e scivola ai minimi degli ultimi tre mesi, a 49,2, contro 49,4 di aprile e 49,7 di marzo. La Borsa di Tokyo ha terminato in netto calo, abbandonando i massimi da un mese con il Nikkei in flessione dell'1,62% a 16.955,73 Punti, 279,25 punti in meno rispetto alla chiusura di ieri. Il premier Shinzo Abe ha annunciato il secondo rinvio del programmato aumento dell'Iva. "Ho preso una decisione - dice Abe - di spostare di due anni e mezzo l'aumento". Il rialzo dell'Iva, dall'attuale 8% al 10%, era previsto nell'aprile del 2017 e il nuovo rinvio è considerato un segnale di debolezza della terza economia mondiale.
Dal manifatturiero europeo arrivano segnali contrastanti, tracciati dagli indici Pmi che riassumono le aspettative dei direttori degli acquisti delle aziende. In Italia, il Pmi manifatturiero scende a maggio a 52,4 punti, dai 53,9 precedenti, restando comunque sopra la soglia che separa la contrazione dall'espansione economica (50 punti). L'industria italiana è però ai livelli più bassi da febbraio. In risalita invece il dato della Germania, con il Pmi da 51,8 a 52,1 punti. Il livello è tuttavia inferiore al consensus che stimava una crescita a 52,4. La Francia migliora la lettura finale a 48,4 punti, ma resta in zona di contrazione, e nel complesso dell'Eurozona il Pmi risulta così in leggera discesa a 51,5 punti, dai 51,7 precedenti. Segnali di debolezza per l'economia globale sono emersi anche dalle previsioni dell'Ocse.
Milano termina la seduta con un calo dell'1,19%, Francoforte arretra dello 0,57%, Londra dello 0,62% e Parigi dello 0,67%. Le Borse del Vecchio continente hanno imboccato ieri la via dei ribassi, quando un sondaggio pubblicato dal Guardian ha posto i favorevoli alla Brexit in vantaggio sugli euro-convinti in Gran Bretagna. Wall Street procede contrastata ma in miglioramento: quando gli scambi europei si avviano alla conclusione, il Dow Jones scende dello 0,1%, lo S&P500 recupera la pari e il Nasdaq gira in positivo dello 0,1%. L'agenda macro degli Usa registra la risalita oltre le attese dell'indice Ism manifatturiero a 51,3 punti. Male, invece, le spese per le costruzioni che si contraggono dell'1,8% ad aprile e l'indice di richieste di mutui Mba, in calo del 4,1%.
Il comparto del credito è sempre l'osservato speciale di Piazza Affari, a maggior ragione dopo la partenza dell'aumento di capitale da 1 miliardo di Veneto Banca: un'operazione in un intervallo di prezzo tra 0,1e 0,5 euro, che di fatto azzera il valore delle azioni che ai tempi d'oro erano state valorizzate fino a 5 miliardi. Come per la Pop Vicenza, pare scontata la necessità di ricorrere al fondo Atlante, che garantisce l'aumento. Venduto, tra i titoli milanesi, il Banco Popolare insieme al resto del settore bancario: si attende il via libera della Consob all'aumento di capitale dell'istituto veronese, che venerdì dovrà fissare il prezzo. Lo spread tra Btp e Bund si allarga a fine seduta a 125 punti base, con il rendimento dei decennali italiani all'1,39% sul mercato secondario.
L'euro chiude in moderato rialzo a 1,1168 dollari e 122,90 yen in attesa del direttivo della Bce di domani, in occasione del quale verranno diffuse le nuove stime economiche. Il biglietto verde, al traino delle aspettative crescenti per un rialzo dei tassi Usa, aveva chiuso maggio in rialzo del 3,7% contro un paniere di dieci monete concorrenti. Le quotazioni del petrolio proseguono la striscia di debolezza in attesa del meeting dell'Opec in calendario per giovedì 2 giugno: alla chiusura delle Borse Ue, i contratti sul greggio Wti con scadenza a luglio scendono in area 48 dollari al barile, mentre il Brent tratta a 49 dollari. L'oro è poco mosso: il lingotto con consegna immediata passa di mano a 1.210 dollari l'oncia.
In mattinata, i listini asiatici hanno trattato deboli e l'indice Msci Asia-Pacific ha ritracciato dopo cinque sedute positive. Il settore manifatturiero cinese è risultato fermo a maggio, indicando da una parte che la crescita tumultuosa del passato è ormai un ricordo, ma anche che gli scossoni paventati da alcuni sembrano rientrati: Pechino è sul difficile crinale tra il mantenere la crescita sopra il 6,5%, senza però lasciar spazio a bolle d'indebitamento e possibilmente riducendo l'eccesso di produzione esistenti nell'industria mineraria e dell'acciaio. Nel frattampo, l'indice Pmi cinese ufficiale cinese si è attestato a 50,1 punti, sugli stessi livelli di aprile: poco sopra la soglia 50 che divide l'espansione dalla contrazione economica. Diverso il dato Pmi calcolato dalla rivista Caixin, che ha segnato un deterioramento del manifatturiero e scivola ai minimi degli ultimi tre mesi, a 49,2, contro 49,4 di aprile e 49,7 di marzo. La Borsa di Tokyo ha terminato in netto calo, abbandonando i massimi da un mese con il Nikkei in flessione dell'1,62% a 16.955,73 Punti, 279,25 punti in meno rispetto alla chiusura di ieri. Il premier Shinzo Abe ha annunciato il secondo rinvio del programmato aumento dell'Iva. "Ho preso una decisione - dice Abe - di spostare di due anni e mezzo l'aumento". Il rialzo dell'Iva, dall'attuale 8% al 10%, era previsto nell'aprile del 2017 e il nuovo rinvio è considerato un segnale di debolezza della terza economia mondiale.