Fed e BoE si preparano all'incubo Brexit. Borse deboli, Milano -1%
Giuliano Balestreri , di GIULIANO BALESTRERIA una settimana dal voto inglese, la Banca centrale americana ha deciso di non toccare il tasso del denaro per capire come muoversi. Sulla stessa lunghezza d'onda il Giappone. Quella inglese: "Rischio impatto su tutto il mondo". Acquisti su oro e Bund tedeschi, considerati beni rifugio. Ancora in calo il petrolio
MILANO - A una settimana dal voto inglese, la Brexit - l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea - fa sempre più paura. I favorevoli alla separazione da Bruxelles sono in costante aumento e la stampa popolare, con il Sun in testa, si è schierata apertamente con i sostenitori di leave (lasciare). I mercati ne prendono atto e cercano di riposizionarsi preparandosi al peggio. Una linea seguita anche dalle grandi Banche centrali mondiali: nonostante gli appelli governi ed economisti affiché gli inglesi restino all'interno della Ue, gli addetti ai lavori si preparano al peggio. A farne le spese sono ancora i listini del Vecchio continente su cui tornano le vendite dopo il rimbalzo della vigilia: Milano, arrivata a cedere più del 2%, ricuce parte delle perdite sul finale di seduta e termina in rosso dello 0,98%. L'euro chiude in forte calo a 1,1146 dollari e 115,37 yen, nuovo minimo da tre anni sulla divisa nipponica. Anche le altre Borse r…
MILANO - A una settimana dal voto inglese, la Brexit - l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea - fa sempre più paura. I favorevoli alla separazione da Bruxelles sono in costante aumento e la stampa popolare, con il Sun in testa, si è schierata apertamente con i sostenitori di leave (lasciare). I mercati ne prendono atto e cercano di riposizionarsi preparandosi al peggio. Una linea seguita anche dalle grandi Banche centrali mondiali: nonostante gli appelli governi ed economisti affiché gli inglesi restino all'interno della Ue, gli addetti ai lavori si preparano al peggio. A farne le spese sono ancora i listini del Vecchio continente su cui tornano le vendite dopo il rimbalzo della vigilia: Milano, arrivata a cedere più del 2%, ricuce parte delle perdite sul finale di seduta e termina in rosso dello 0,98%. L'euro chiude in forte calo a 1,1146 dollari e 115,37 yen, nuovo minimo da tre anni sulla divisa nipponica. Anche le altre Borse recuperano nettamente nel finale: Londra perde lo 0,27%, Francoforte lo 0,59% e Parigi lo 0,45%. Lo spread tra Btp e Bund è in rialzo a 154 punti, dopo aver chiuso ieri a 140 punti. Il tasso su decennali è all'1,53%: il rendimento dei Bund è quindi negativo. Seduta positiva invece per Wall Street: il Dow Jones sale dello 0,53%, il Nasdaq dello 0,21% e lo S&P 500 dello 0,32%.
Preoccupata anche la Banca d'Inghilterra secondo cui "un voto a favore della Brexit rischia di innescare ripercussioni negative sull'economia globale, e rappresenta la maggiore minaccia alla stabilità finanziaria britannica, ma potenzialmente anche a quella mondiale, con il potenziale di un acuto deprezzamento della sterlina". Preoccupato anche il Fondo monetario internazionale secondo cui "un voto a favore dell'uscita dall'Unione europea innescherebbe un prolungato periodo di accresciuta incertezza, volatilità sui mercati finanziari e una crescita più lenta, mentre il Regno Unito negozia la sua nuova relazione con la Ue". Un allarme condiviso, questa mattina, dalla Banca del Giappone, che ha lasciato invariata la propria politica monetaria - malgrado il recente apprezzamento dello yen - proprio in attesa di ulteriori indicazioni dall'esito del referendum del 23 giugno sulla Brexit in Gran Bretagna.
Una decisione che ricalca quella della Federal Reserve che per la quarta volta consecutiva ha lasciato il costo del denaro fermo in una forchetta fra lo 0,25% e lo 0,50%: a incidere sulla decisione, oltre ai dati interni sull'economia americana (gli ultimi sull'occupazione sono stati definiti da Janet Yellen "deludenti"), c'è soprattutto l'attesa per il referendum sulla Brexit perché come ha detto Janet Yellen "è uno dei fattori di incertezza. Il voto nel Regno Unito può avere conseguenze economiche e sui mercati finanziari". Per questo secondo il presidente della Fed è appropriato "un approccio cauto alle politiche monetarie. Il rallentamento dell'economia in parte non era atteso, i più recenti indicatori economici sono stati contrastati. Continuano ad esserci vulnerabilità a livello globale". Anche per questo Yellen ha voluto sottolineare che l'andamento dei tassi di interesse e il ritmo di futuri rialzi "non è su una via predeterminata" e il costo del denaro è destinato a rimanere "al di sotto dei livelli di più lungo termine per un certo periodo". La Federal Reserve ha - inoltre - limato le stime di crescita del Pil degli Stati Uniti per il 2016 e il 2017. Secondo le proiezioni mediane della Banca centrale, la crescita Usa dovrebbe attestarsi al 2% nel 2016, nel 2017 e nel 2018. A marzo la Fed stimava un Pil al +2,2% quest'anno, al +2,1% il prossimo e al +2% nel 2018.
Sul fronte macro (l'agenda dei mercati), il bollettino Bce ha messo l'accento sulla ripresa "moderata, ma costante". Dalla Gran Bretagna, dopo i buoni dati sul lavoro di ieri è emerso il balzo delle vendite al dettaglio: +6% a maggio, su anno. Per alcuni analisti, si tratta di un bis di rilevazioni incoraggianti che potrebbero sospingere i favorevoli alla permanenza nell'Unione a pochi giorni dal referendum. Eurostat ha invece confermato la dinamica dei prezzi nell'area euro e nell'Unione a 28 a maggio: l'inflazione è di -0,1% rispetto al -0,2% di aprile. Su base mensile si registra una crescita dello 0,4% per l'Eurozona, e dello 0,3% per l'Unione europea. Negli Stati Uniti, l'andamento dei prezzi a maggio ha deluso le stime (+0,2%), mentre il mercato del lavoro continua a dare segnali di debolezza: le richieste di sussidi alla disoccupazione la scorsa settimana sono salite di 13.000 unità a quota 277.000. Il dato è peggiore delle attese degli analisti che scommettevano su quota 270.000.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso la seduta in calo del 3,05% dopo la decisione della Banca centrale del Giappone di lasciare la politica monetaria invariata: l'istituto centrale, il cui obiettivo di un'inflazione al 2% continua a essere incerto, monitorerà l'impatto dei tassi negativi adottati a fine gennaio per stimolare l'economia. Nel comunicato che ha seguito la decisione di lasciare la politica monetaria invariata, si accenna ad un'economia in fase di "ripresa moderata". Il Giappone ha evitato la recessione nel primo trimestre dell'anno grazie ad una crescita dello 0,5% malgrado i consumi fiacchi. Per non ostacolare la ripresa il premier Shinzo Abe ha deciso di posticipare di almeno due anni l'aumento della tassa sui consumi, inizialmente previsto nell'aprile 2017. La stessa Boj ha dovuto rinviare più volte il raggiungimento del target di inflazione al 2%, adesso atteso nell'anno fiscale 2017. L'indice dei prezzi al consumo è sceso dello 0,3% in aprile, per il secondo mese consecutivo a causa della progressiva diminuzione delle spese per consumi.
Gli investitori del comparto dell'oro scommettono su di una Brexit e il prezzo del metallo con consegna immediata sale fino a quota 1.309 dollari l'oncia continuando il rally iniziato da qualche settimana. Il prezzo del petrolio, invece, continua a scendere dopo il calo delle scorte Use e sulla scia dei timori per la debole crescita. Alla chiusura delle Borse europee, i future sul Wti scendono verso 46,2 dollari, mentre quelli sul Brent arretrano a 47,2 dollari.
Preoccupata anche la Banca d'Inghilterra secondo cui "un voto a favore della Brexit rischia di innescare ripercussioni negative sull'economia globale, e rappresenta la maggiore minaccia alla stabilità finanziaria britannica, ma potenzialmente anche a quella mondiale, con il potenziale di un acuto deprezzamento della sterlina". Preoccupato anche il Fondo monetario internazionale secondo cui "un voto a favore dell'uscita dall'Unione europea innescherebbe un prolungato periodo di accresciuta incertezza, volatilità sui mercati finanziari e una crescita più lenta, mentre il Regno Unito negozia la sua nuova relazione con la Ue". Un allarme condiviso, questa mattina, dalla Banca del Giappone, che ha lasciato invariata la propria politica monetaria - malgrado il recente apprezzamento dello yen - proprio in attesa di ulteriori indicazioni dall'esito del referendum del 23 giugno sulla Brexit in Gran Bretagna.
Una decisione che ricalca quella della Federal Reserve che per la quarta volta consecutiva ha lasciato il costo del denaro fermo in una forchetta fra lo 0,25% e lo 0,50%: a incidere sulla decisione, oltre ai dati interni sull'economia americana (gli ultimi sull'occupazione sono stati definiti da Janet Yellen "deludenti"), c'è soprattutto l'attesa per il referendum sulla Brexit perché come ha detto Janet Yellen "è uno dei fattori di incertezza. Il voto nel Regno Unito può avere conseguenze economiche e sui mercati finanziari". Per questo secondo il presidente della Fed è appropriato "un approccio cauto alle politiche monetarie. Il rallentamento dell'economia in parte non era atteso, i più recenti indicatori economici sono stati contrastati. Continuano ad esserci vulnerabilità a livello globale". Anche per questo Yellen ha voluto sottolineare che l'andamento dei tassi di interesse e il ritmo di futuri rialzi "non è su una via predeterminata" e il costo del denaro è destinato a rimanere "al di sotto dei livelli di più lungo termine per un certo periodo". La Federal Reserve ha - inoltre - limato le stime di crescita del Pil degli Stati Uniti per il 2016 e il 2017. Secondo le proiezioni mediane della Banca centrale, la crescita Usa dovrebbe attestarsi al 2% nel 2016, nel 2017 e nel 2018. A marzo la Fed stimava un Pil al +2,2% quest'anno, al +2,1% il prossimo e al +2% nel 2018.
Sul fronte macro (l'agenda dei mercati), il bollettino Bce ha messo l'accento sulla ripresa "moderata, ma costante". Dalla Gran Bretagna, dopo i buoni dati sul lavoro di ieri è emerso il balzo delle vendite al dettaglio: +6% a maggio, su anno. Per alcuni analisti, si tratta di un bis di rilevazioni incoraggianti che potrebbero sospingere i favorevoli alla permanenza nell'Unione a pochi giorni dal referendum. Eurostat ha invece confermato la dinamica dei prezzi nell'area euro e nell'Unione a 28 a maggio: l'inflazione è di -0,1% rispetto al -0,2% di aprile. Su base mensile si registra una crescita dello 0,4% per l'Eurozona, e dello 0,3% per l'Unione europea. Negli Stati Uniti, l'andamento dei prezzi a maggio ha deluso le stime (+0,2%), mentre il mercato del lavoro continua a dare segnali di debolezza: le richieste di sussidi alla disoccupazione la scorsa settimana sono salite di 13.000 unità a quota 277.000. Il dato è peggiore delle attese degli analisti che scommettevano su quota 270.000.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso la seduta in calo del 3,05% dopo la decisione della Banca centrale del Giappone di lasciare la politica monetaria invariata: l'istituto centrale, il cui obiettivo di un'inflazione al 2% continua a essere incerto, monitorerà l'impatto dei tassi negativi adottati a fine gennaio per stimolare l'economia. Nel comunicato che ha seguito la decisione di lasciare la politica monetaria invariata, si accenna ad un'economia in fase di "ripresa moderata". Il Giappone ha evitato la recessione nel primo trimestre dell'anno grazie ad una crescita dello 0,5% malgrado i consumi fiacchi. Per non ostacolare la ripresa il premier Shinzo Abe ha deciso di posticipare di almeno due anni l'aumento della tassa sui consumi, inizialmente previsto nell'aprile 2017. La stessa Boj ha dovuto rinviare più volte il raggiungimento del target di inflazione al 2%, adesso atteso nell'anno fiscale 2017. L'indice dei prezzi al consumo è sceso dello 0,3% in aprile, per il secondo mese consecutivo a causa della progressiva diminuzione delle spese per consumi.
Gli investitori del comparto dell'oro scommettono su di una Brexit e il prezzo del metallo con consegna immediata sale fino a quota 1.309 dollari l'oncia continuando il rally iniziato da qualche settimana. Il prezzo del petrolio, invece, continua a scendere dopo il calo delle scorte Use e sulla scia dei timori per la debole crescita. Alla chiusura delle Borse europee, i future sul Wti scendono verso 46,2 dollari, mentre quelli sul Brent arretrano a 47,2 dollari.