Economia

Il #NoCashTrip Europe in Danimarca per conoscere la formula segreta della società senza contante

L'equipaggio accolto dalla Associazione Bancaria danese e dall'associazione delle Fintech
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Copenhagen è la tappa centrale del #NoCashTrip e per noi non è un punto scelto a caso sulla mappa: la Danimarca è tra i paesi più cashless del mondo, dove il modello di cashless society è quasi completamente compiuto. Siamo venuti a conoscerlo, a testare le mille possibilità offerte dalla moneta elettronica circolante con ogni strumento possibile: app per smartphone, mobile payment, carte di credito e di debito, Pos esibiti in ogni negozio "perché i clienti non debbano nemmeno fare lo sforzo di domandare se si può usare la carta" spiega Gretel, titolare di una panetteria nel popolare quartiere di Norrebro. Insomma, un'immersione totale in un mondo dove tutto, rispetto all'Italia, gira all'incontrario.

Da noi è stato appena alzato da mille a 3 mila euro il valore massimo per le transazioni in contanti? Il governo danese ha lanciato la sfida di abolire completamente il cash entro il 2030 e il parlamento intende abolire l'obbligo per gli esercenti di accettare i contanti. In Italia solo il 16% degli acquisti sono in moneta elettronica? Qui siamo al 75%. Tra i nostri concittadini ve sono ben 15 milioni che non hanno nemmeno un conto corrente? In Danimarca anche i barboni hanno la carta di credito legata al loro conto, accettano l'elemosina con la app danese Mobile Pay ed espongono sul marciapiede il numero da digitare sullo smartphone per elargire piccole somme di elemosina digitale.
Ebbene, questo mondo ai nostri antipodi, che guardiamo con stupore, accoglie e saluta il #NoCashTrip come un esempio a cui ispirarsi per abbattere le residue barriere culturali contro i pagamenti digitali. La prima sosta della tappa di Copenhagen, quindi, è l'Associazione bancaria danese dove ci aspettano come ospiti d'onore del convegno organizzato con Cfir, l'associazione delle imprese innovative di sistemi elettronici di pagamento. Banchieri, imprenditori e geek hanno dedicato una sessione del convegno al #NoCashTrip e ascoltano le nostre avventure per studiare da vicino i "marziani" dell'equipaggio che viaggiano da sei giorni in Europa senza nemmeno uno spicciolo in tasca. Ci manifestano il loro orgoglio per il "modello danese" e vogliono capire se e in che modo il loro paradigma sia esportabile in paesi come l'Italia dove i cittadini sono refrattari quasi geneticamente all'idea di non maneggiare i soldi fisici.

Ma su cosa si basa la formula magica del modello Danimarca? Ce lo spiegano René Thomsen, dell'Associazione bancaria danese e Anette Brolos, a capo di Cfir. Innanzitutto sulla ampia condivisione tra i cittadini di 5 punti chiave. Il primo ingrediente è il costo del cash: le banconote costano a livello di sistema e questo è un concetto ben chiaro a tutti danesi. I quali, quindi, accettano abbastanza serenamente i costi della moneta elettronica sia perché sono in grado di paragonarli a quelli del contante (che noi stranamente ci ostiniamo a non calcolare) sia perché li considerano un normale prezzo per i vantaggi in più che offre l'e-money. Il secondo ingrediente fa facilmente breccia nel cuore ecologista dei danesi: l'enorme peso ambientale che comportano la coniazione delle monete e la stampa delle banconote. E poi la predisposizione del contante ad alimentare il crimine, e ancora la migliore attitudine della moneta elettronica a favorire la libera concorrenza e infine la non secondaria ragione igienica: i contanti sono sporchi, passano di mano in mano ed è impossibile sapere se chi ha maneggiato i soldi prima di noi avesse le mani pulite. Ma l'infrastruttura e le condizioni tecnologiche hanno un ruolo enorme e la digitalizzazione della vita dei cittadini ha avuto un'espansione impressionante fino a risultare quasi completa. Per ogni servizio o azione quotidiana esiste la possibilità di usare le nuove tecnologie, dall'affitto delle biciclette alla connessione Wifi estesa al 100% del territorio.

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Ma il concetto pratico di come vengono valutati i costi della moneta elettronica ce lo chiarisce Tobias, che fermiamo davanti a un parcometro mentre ripone la sua carta con cui ha pagato la sosta: "la moneta elettronica consente di associare al suo uso una serie di servizi a valore aggiunto che il contante non può dare" un concetto che ci sperimentiamo personalmente per effetto di un pizzico di sfortuna. Camminando per Copenhagen, chi vi scrive questo articolo è caduto procurandosi una brutta storta alla caviglia. È l'occasione per testare il servizio assistenza clienti aggregato alla CartaSi Gold che fa parte del nostro "Kit di viaggio". Con una semplice chiamata ci siamo assicurati il rimborso di tutte le spese mediche da sostenere per l'incidente. Ecco uno dei modi in cui un semplice strumento di pagamento si trasforma in un condensato di servizi che il cash non potrà mai offrire.

Ma il vero lubrificante che fa girare senza cigolii le ruote della cashless society danese è la fiducia: quella nel prossimo, nelle istituzioni, nei sistemi di protezione dei dati personali, nella tenuta del sistema. "La nostra infrastruttura tecnologica nazionale su cui girano i circuiti delle carte - spiega Anette - abbassa di molto i costi di utilizzo delle carte di credito. È un sistema in vigore da tempo che ha il grande merito di aver facilitato la diffusione tra i danesi prima delle carte di credito e poi nelle soluzioni innovative lanciate sul mercato dalle startup danesi che escogitano sistemi di pagamento, soprattutto per smartphone, sempre più intelligenti".

Un giro tra le meraviglie di Copenhagen è l'occasione di vedere come funziona nella pratica la società che vuole disfarsi dei contanti. Tutto, ma proprio tutto, è pagabile con moneta elettronica e quello che colpisce è la naturalezza con sui si pagano cashless caffè, parcheggi e ogni sorta di servizio. Perfino gli strilloni lungo il canale di Nyhavn hanno un pos attaccato alla cintura per vendere i loro giornali. A Christiania, la comunità alternativa nata in Danimarca negli anni '70 dove sono banditi foto e telefonini abbiamo pagato un caffè usando un pos dislocato sul bancone a favore di cliente, quasi ad invitare chiunque al suo utilizzo.

Poco distante nella zona di "Paper city" dove anticamente sorgevano i magazzini della carta che rifornivano i giornali incontriamo Cindy, un'italiana che gestisce uno dei chioschi di street food più frequentati dai giovani. Una lavagnetta sul bancone riporta il numero di Mobile Pay del suo esercizio. "E' un sistema stupendo!" dice. Il suo entusiasmo per Mobile Pay è quasi pari alla passione con cui descrive le specialità della gastronomia italiana che serve ai suoi clienti. Le chiediamo una dimostrazione pratica del funzionamento. Kim, membro di Cfir che ci accompagna, ci offre due panini con la porchetta più buona della Danimarca attivando la sua app. Digita l'importo e il numero scritto sulla lavagna e in pochi secondi il telefonino di Cindy squilla per avvertire che il pagamento è andato a buon fine. "Al massimo in tre giorni i soldi saranno sul nostro conto corrente - spiega lei - non abbiamo alcun costo per il servizio. Unico limite: possono usarlo unicamente i danesi perché solo una banca nazionale ha adottato questo strumento".