Christine Lagarde inizia il suo secondo mandato al vertice del Fmi
L'ex ministra francese sarà la prima donna a reggere le sorti del Fondo monetario internazionale per dieci anni. Prosegue il rapporto tra l'istituzione di Washington e Parigi: cinque degli undici direttore che si sono succeduti sono stati transalpini
MILANO - Parte domani il secondo mandato di Christine Lagarde alla guida del Fondo monetario internazionale: un avvio ufficiale che segue le votazioni dello scorso febbraio, quando, in assenza di altri candidati concorrenti, la francese ex ministra delle Finanze di Parigi non ha trovato opposizioni. Per altri cinque anni, e dopo i primi avviati nel 2011, sarà a capo dell'istituzione di Washington confermando il rapporto speciale tra Parigi e il Fondo: nato nel 1946 il Fmi ha avuto undici direttori generali di cui cinque francesi che lo hanno guidato per 41 anni (saranno 46 al termine del secondo mandato di Lagarde). L'ex ministra francese sarà anche la prima donna a guidarlo per due mandati consecutivo, come già successo, invece, ai suoi connazionali Pierre-Paul Schweitzer (1963-1973), Jacques de Larosière (1978-1987) e Michel Camdessus (1987-2000).
D'altra parte si tratta di un'istituzione sempre più protagonista delle u…
D'altra parte si tratta di un'istituzione sempre più protagonista delle u…
MILANO - Parte domani il secondo mandato di Christine Lagarde alla guida del Fondo monetario internazionale: un avvio ufficiale che segue le votazioni dello scorso febbraio, quando, in assenza di altri candidati concorrenti, la francese ex ministra delle Finanze di Parigi non ha trovato opposizioni. Per altri cinque anni, e dopo i primi avviati nel 2011, sarà a capo dell'istituzione di Washington confermando il rapporto speciale tra Parigi e il Fondo: nato nel 1946 il Fmi ha avuto undici direttori generali di cui cinque francesi che lo hanno guidato per 41 anni (saranno 46 al termine del secondo mandato di Lagarde). L'ex ministra francese sarà anche la prima donna a guidarlo per due mandati consecutivo, come già successo, invece, ai suoi connazionali Pierre-Paul Schweitzer (1963-1973), Jacques de Larosière (1978-1987) e Michel Camdessus (1987-2000).
D'altra parte si tratta di un'istituzione sempre più protagonista delle ultime vicende europee: con la crisi economica e finanziaria il raggio d'azione si è spostato dall'offrire stabilità ad economie "minori" e di per sé fragili per arrivare all'intervento nel cuore del Vecchio continente, come avvenuto in Grecia. Proprio nel rapporto con Atene, dove il Fmi non è certo ben visto in quanto esponente della Troika che - con Bce e Ue - fa rima con "sacrifici lacrime e sangue", il Fondo si è recentemente distinto per essere la voce che chiede con maggiore insistenza un taglio al debito ellenico. L'unica misura che, per Lagarde, sarebbe in grado di far voltare pagina all'economia greca e garantirne una stabilità in futuro. Una linea che non era affatto scontata fino a qualche mese fa.
Sotto la sua guida, il Fondo monetario ha anche maturato una svolta di paradigma economico che ha fatto molto rumore nelle cerchie di economisti e addetti ai lavori. Prima Lagarde ha ammesso gli errori del Fmi sulla Grecia legati alla sottostima degli effetti dell'austerity, poi è arrivato un documento a firma di alcuni presitgiosi economisti dell'Istituto, con il quale si è condannato il neo-liberismo: "Invece di generare crescita, alcune politiche del neo-liberismo hanno fatto crescere le disuguaglianze e mettono a rischio una crescita economica sostenibile", si dice nel testo molto discusso. E ancora, si riconosce che da una parte la liberalizzazione dei commerci "ha salvato molte persone dalla povertà nei paesi in via di sviluppo e le privatizzazioni hanno garantito servizi più efficienti", ma ci sono altri aspetti del neo-liberalismo che "non hanno dato i risultati sperati". Specie sui temi dell'austerità e della libera circolazione di capitali.
Proprio il tema delle disuguaglianze e di "un volto più umano" per il processo di globalizzazione è stato al centro dell'ultima uscita pubblica di Lagarde, al summit di economisti di Aix-en-Provance proprio a poche ore dall'inizio del suo secondo mandato. Un tema dunque alto in agenda, per la direttrice che più di ogni altra è stata vista di buon occhio dalle economie emergenti, che con la ridefinizione delle quote di partecipazione hanno anche guadagnato maggiore spazio nel Fmi. Alla riconferma di Lagarde, dal comitato esecutivo hanno accolto la seconda nomina sottolineando la "forte e ampia leadership" mostrata "in tempi di turbolenze per l'economia globale". E non a caso si era fatto riferimento al ruolo svolto "nel rivitalizzare le relazioni del Fondo con i suoi membri, inclusi i mercati emergenti e i Paesi in via di sviluppo".
Paradossalmente, la direttrice nominata tra le critiche (per la provenienza e per l'esperienza in campo economico) dopo il passo indietro di Strauss-Kahn, dovuto alle presunte molestie sessuali poi cadute nel vuoto, continua la tradizione di casa e intreccia il suo futuro con una vicenda giudiziaria. Lagarde sta infatti affrontando ancora le code lunghe del caso Tapie-Credit Lyonnais, una vicenda finanziaria trasferitasi in tribunale: solo pochi giorni fa, il pubblico ministero di Parigi ha chiesto alla Cassazione di respingere il ricorso della direttrice generale del Fmi contro il suo rinvio a giudizio davanti alla Corte di giustizia della Repubblica francese, con l'accusa di negligenza nel caso dell'arbitrato poi annullato che chiuse nel 2008 il contenzioso decennale tra l'uomo d'affari Bernard Tapie e la banca Credit Lyonnais. Qualora, il 22 luglio, la Cassazione decidesse contro la numero uno del Fondo, Lagarde dovrà comparire davanti al tribunale che in Francia giudica l'operato dei ministri nell'esercizio delle loro funzioni, visto che la vicenda risale al suo periodo al Ministero dell'Economia.
Lagarde, secondo l'accusa, avrebbe prima avallato la decisione di optare per un arbitrato per risolvere il contenzioso decennale tra Tapie e il Credit Lyonnais, che aveva per oggetto la consulenza sulla cessione del marchio Adidas, di cui Tapie era stato proprietario a inizio anni Novanta, e poi avrebbe deciso di non fare ricorso contro il verdetto arbitrale, che aveva sancito per Tapie un risarcimento da oltre 400 milioni di euro. Lo Stato francese è parte in causa del processo perché resta titolare della società creata per raggruppare i passivi del Credit Lyonnais quando la banca fu nazionalizzata. Lagarde si è difesa affermando di essere certa di avere sempre "agito in questa vicenda nell'interesse dello Stato e nel rispetto della legge".
D'altra parte si tratta di un'istituzione sempre più protagonista delle ultime vicende europee: con la crisi economica e finanziaria il raggio d'azione si è spostato dall'offrire stabilità ad economie "minori" e di per sé fragili per arrivare all'intervento nel cuore del Vecchio continente, come avvenuto in Grecia. Proprio nel rapporto con Atene, dove il Fmi non è certo ben visto in quanto esponente della Troika che - con Bce e Ue - fa rima con "sacrifici lacrime e sangue", il Fondo si è recentemente distinto per essere la voce che chiede con maggiore insistenza un taglio al debito ellenico. L'unica misura che, per Lagarde, sarebbe in grado di far voltare pagina all'economia greca e garantirne una stabilità in futuro. Una linea che non era affatto scontata fino a qualche mese fa.
Sotto la sua guida, il Fondo monetario ha anche maturato una svolta di paradigma economico che ha fatto molto rumore nelle cerchie di economisti e addetti ai lavori. Prima Lagarde ha ammesso gli errori del Fmi sulla Grecia legati alla sottostima degli effetti dell'austerity, poi è arrivato un documento a firma di alcuni presitgiosi economisti dell'Istituto, con il quale si è condannato il neo-liberismo: "Invece di generare crescita, alcune politiche del neo-liberismo hanno fatto crescere le disuguaglianze e mettono a rischio una crescita economica sostenibile", si dice nel testo molto discusso. E ancora, si riconosce che da una parte la liberalizzazione dei commerci "ha salvato molte persone dalla povertà nei paesi in via di sviluppo e le privatizzazioni hanno garantito servizi più efficienti", ma ci sono altri aspetti del neo-liberalismo che "non hanno dato i risultati sperati". Specie sui temi dell'austerità e della libera circolazione di capitali.
Proprio il tema delle disuguaglianze e di "un volto più umano" per il processo di globalizzazione è stato al centro dell'ultima uscita pubblica di Lagarde, al summit di economisti di Aix-en-Provance proprio a poche ore dall'inizio del suo secondo mandato. Un tema dunque alto in agenda, per la direttrice che più di ogni altra è stata vista di buon occhio dalle economie emergenti, che con la ridefinizione delle quote di partecipazione hanno anche guadagnato maggiore spazio nel Fmi. Alla riconferma di Lagarde, dal comitato esecutivo hanno accolto la seconda nomina sottolineando la "forte e ampia leadership" mostrata "in tempi di turbolenze per l'economia globale". E non a caso si era fatto riferimento al ruolo svolto "nel rivitalizzare le relazioni del Fondo con i suoi membri, inclusi i mercati emergenti e i Paesi in via di sviluppo".
Paradossalmente, la direttrice nominata tra le critiche (per la provenienza e per l'esperienza in campo economico) dopo il passo indietro di Strauss-Kahn, dovuto alle presunte molestie sessuali poi cadute nel vuoto, continua la tradizione di casa e intreccia il suo futuro con una vicenda giudiziaria. Lagarde sta infatti affrontando ancora le code lunghe del caso Tapie-Credit Lyonnais, una vicenda finanziaria trasferitasi in tribunale: solo pochi giorni fa, il pubblico ministero di Parigi ha chiesto alla Cassazione di respingere il ricorso della direttrice generale del Fmi contro il suo rinvio a giudizio davanti alla Corte di giustizia della Repubblica francese, con l'accusa di negligenza nel caso dell'arbitrato poi annullato che chiuse nel 2008 il contenzioso decennale tra l'uomo d'affari Bernard Tapie e la banca Credit Lyonnais. Qualora, il 22 luglio, la Cassazione decidesse contro la numero uno del Fondo, Lagarde dovrà comparire davanti al tribunale che in Francia giudica l'operato dei ministri nell'esercizio delle loro funzioni, visto che la vicenda risale al suo periodo al Ministero dell'Economia.
Lagarde, secondo l'accusa, avrebbe prima avallato la decisione di optare per un arbitrato per risolvere il contenzioso decennale tra Tapie e il Credit Lyonnais, che aveva per oggetto la consulenza sulla cessione del marchio Adidas, di cui Tapie era stato proprietario a inizio anni Novanta, e poi avrebbe deciso di non fare ricorso contro il verdetto arbitrale, che aveva sancito per Tapie un risarcimento da oltre 400 milioni di euro. Lo Stato francese è parte in causa del processo perché resta titolare della società creata per raggruppare i passivi del Credit Lyonnais quando la banca fu nazionalizzata. Lagarde si è difesa affermando di essere certa di avere sempre "agito in questa vicenda nell'interesse dello Stato e nel rispetto della legge".