MILANO - I mercati continuano a domandare stimoli alle Banche centrali, per rafforzare la crescita economica e contrastare la volatilità generata dai tanti elementi di tensione che vanno dalla Brexit alla situazione della Turchia. Secondo la Commissione europera, che ha elaborato un 'trend' di crescita dopo la decisione britannica di uscire dalla Ue, la crescita del Pil nei 27 Stati membri dell'Unione (Regno Unito escluso) è attesa rallentare dall'1,9% previsto nel 2016 all'1,7%-1,8% e dall'1,8% all'1,4%-1,7% nel 2017. Anche il Fmi ha aggiornato al ribasso le sue previsioni, scontando l'effetto dell'inatteso referendum britannico.
Eppure dopo l'iniziale shock post-Brexit, i listini hanno recuperato nel loro complesso i livelli antecedenti il referendum. "I mercati si stanno prendendo una pausa", dice Tony Farnham di Paterson Securities a Bloomberg. "Gli investitori iniziano a chiedersi se ci sia ancora valore nei mercati da ricercare, dopo il rally che ha seguito lo shock della Brexit". In questo contesto, anche le trimestrali Usa stanno dando più sorprese positive che delusioni e supportano gli scambi.
Alla luce di tutte questi variabili, la volatilità resta elevata e oggi i listini si muovono in ribasso. Il Ftse Mib di Milano ricuce parte delle perdite e chiude in calo dello 0,53%, con Fca debole dopo le notizie su una possibile indagine Usa sui dati delle immatricolazioni. In sofferenza le banche, con Mps particolarmente colpita dalle vendite, mentre la Corte Ue ha confermato la validità del bail-in applicato agli istituti sloveni. Da segnalare anche la maxi-multa da quasi 3 miliardi al cartello dei camion da parte della Ue: coinvolta per quasi mezzo miliardo anche la Iveco del gruppo Cnh. Istanbul, che ieri ha perso il 7%, tratta volatile e arretra alla fine dell'1%, dopo che la Banca centrale ha tagliato di 25 punti base il tasso overnight all'8,75%. Incerte le altre Borse europee: Francoforte cede lo 0,81%, Londra tiene a +0,03% e Parigi lima lo 0,63%. Wall Street si accoda all'incertezza europea e - dopo aver macinato record nei giorni scorsi - procede contrastata: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones è poco sopra la parità, lo S&P500 lima lo 0,2% in linea con il Nasdaq.
L'agenda macroeconomica incassa il crollo dell'indice Zew sulla fiducia delle imprese tedesche a luglio, prima rilevazione post-Brexit: si è attestato a -6,8 punti dai 19,2 precedenti. L'indice viene stilato tramite un sondaggio condotto presso 350 esperti. L'inflazione del Regno Unito è salita dello 0,2% mensile a giugno e dello 0,5% annuo. L'indagine sulla concessione del credito di Bankitalia/Bce certifica che i criteri sono rimasti stabili nel corso del secondo trimestre e si attende una dinamica simile anche nel terzo; la domanda di prestiti da imprese e famiglie è intanto lievemente aumentata. Il ministro dell'Economia, Padoan, presenzia l'annuncio dei rapporti dell'Ocse e del Mef sull'amministrazione fiscale italiana, mentre il Fondo - come accennato - aggiorna le stime contenute nell'outlook sull'economia globale. Negli Usa si segnalano il +4,8% dei nuovi cantieri a giugno, oltre le stime, e il +1,5% permessi edilizi, sotto le attese. Bene la trimestrale di Goldman Sachs.
Sui mercati valutari, la lira turca torna a indebolirsi contro il dollaro: ne servono più di 3 per acquistare un biglietto verde, mentre il presidente Erdogan dà seguito ai timori di pugno duro con un'epurazione generalizzata di tutti i settori della macchina pubblica. Si accentua la debolezza dell'euro: perde terreno sul dollaro con il cross a ridosso di quota 1,10. L'euro scivola anche rispetto allo yen a 117,14. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si stabilizza a 125 punti base con un rendimento all'1,25% sul mercato secondario per il Btp decennale.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo, nonostante la caduta a picco del gigante Softbank. L'indice Nikkei è avanzato dell'1,37% a 1,37% a 16.723,31 punti e SoftBank ha perso il 10,4%, dopo l'acquisto per 24 miliardi di sterline (29 miliardi di euro) della società britannica di microprocessori Arm. E' la sesta chiusura positiva consecutiva per Tokyo, che non risente della crisi turca, in linea con gli altri mercati azionari globali. Debole Shanghai, che ha perso lo 0,2%.
Quanto infine alle materie prime, il prezzo del petrolio è poco mosso a New York: quando terminano gli scambi nel Vecchio continente, il Wti lima mezzo punto percentuale a 45 dollari al barile e il Brent è fermo poco sotto 47 dollari. L'oro spot è in leggero rialzo sopra 1.330 dollari l'oncia.
Eppure dopo l'iniziale shock post-Brexit, i listini hanno recuperato nel loro complesso i livelli antecedenti il referendum. "I mercati si stanno prendendo una pausa", dice Tony Farnham di Paterson Securities a Bloomberg. "Gli investitori iniziano a chiedersi se ci sia ancora valore nei mercati da ricercare, dopo il rally che ha seguito lo shock della Brexit". In questo contesto, anche le trimestrali Usa stanno dando più sorprese positive che delusioni e supportano gli scambi.
Alla luce di tutte questi variabili, la volatilità resta elevata e oggi i listini si muovono in ribasso. Il Ftse Mib di Milano ricuce parte delle perdite e chiude in calo dello 0,53%, con Fca debole dopo le notizie su una possibile indagine Usa sui dati delle immatricolazioni. In sofferenza le banche, con Mps particolarmente colpita dalle vendite, mentre la Corte Ue ha confermato la validità del bail-in applicato agli istituti sloveni. Da segnalare anche la maxi-multa da quasi 3 miliardi al cartello dei camion da parte della Ue: coinvolta per quasi mezzo miliardo anche la Iveco del gruppo Cnh. Istanbul, che ieri ha perso il 7%, tratta volatile e arretra alla fine dell'1%, dopo che la Banca centrale ha tagliato di 25 punti base il tasso overnight all'8,75%. Incerte le altre Borse europee: Francoforte cede lo 0,81%, Londra tiene a +0,03% e Parigi lima lo 0,63%. Wall Street si accoda all'incertezza europea e - dopo aver macinato record nei giorni scorsi - procede contrastata: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones è poco sopra la parità, lo S&P500 lima lo 0,2% in linea con il Nasdaq.
L'agenda macroeconomica incassa il crollo dell'indice Zew sulla fiducia delle imprese tedesche a luglio, prima rilevazione post-Brexit: si è attestato a -6,8 punti dai 19,2 precedenti. L'indice viene stilato tramite un sondaggio condotto presso 350 esperti. L'inflazione del Regno Unito è salita dello 0,2% mensile a giugno e dello 0,5% annuo. L'indagine sulla concessione del credito di Bankitalia/Bce certifica che i criteri sono rimasti stabili nel corso del secondo trimestre e si attende una dinamica simile anche nel terzo; la domanda di prestiti da imprese e famiglie è intanto lievemente aumentata. Il ministro dell'Economia, Padoan, presenzia l'annuncio dei rapporti dell'Ocse e del Mef sull'amministrazione fiscale italiana, mentre il Fondo - come accennato - aggiorna le stime contenute nell'outlook sull'economia globale. Negli Usa si segnalano il +4,8% dei nuovi cantieri a giugno, oltre le stime, e il +1,5% permessi edilizi, sotto le attese. Bene la trimestrale di Goldman Sachs.
Sui mercati valutari, la lira turca torna a indebolirsi contro il dollaro: ne servono più di 3 per acquistare un biglietto verde, mentre il presidente Erdogan dà seguito ai timori di pugno duro con un'epurazione generalizzata di tutti i settori della macchina pubblica. Si accentua la debolezza dell'euro: perde terreno sul dollaro con il cross a ridosso di quota 1,10. L'euro scivola anche rispetto allo yen a 117,14. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si stabilizza a 125 punti base con un rendimento all'1,25% sul mercato secondario per il Btp decennale.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo, nonostante la caduta a picco del gigante Softbank. L'indice Nikkei è avanzato dell'1,37% a 1,37% a 16.723,31 punti e SoftBank ha perso il 10,4%, dopo l'acquisto per 24 miliardi di sterline (29 miliardi di euro) della società britannica di microprocessori Arm. E' la sesta chiusura positiva consecutiva per Tokyo, che non risente della crisi turca, in linea con gli altri mercati azionari globali. Debole Shanghai, che ha perso lo 0,2%.
Quanto infine alle materie prime, il prezzo del petrolio è poco mosso a New York: quando terminano gli scambi nel Vecchio continente, il Wti lima mezzo punto percentuale a 45 dollari al barile e il Brent è fermo poco sotto 47 dollari. L'oro spot è in leggero rialzo sopra 1.330 dollari l'oncia.