Borse deboli in attesa delle mosse Fed. Milano -1,6% con banche e Generali
Raffaele Ricciardi
I governatori Dudley e Lockhart hanno rilasciato dichiarazioni da "falchi": si riapre la strada per un intervento sul costo del denaro prima della fine dell'anno. Il dollaro si rafforza e Tokyo ne beneficia: chiude in rialzo dello 0,9%. Il petrolio risale con il calo delle scorte Usa. Post-Brexit, disoccupazione in Gb stabile al 4,9%
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MILANO - La Fed alzerà o meno i tassi d'interesse entro la fine dell'anno? La domanda si rafforza nelle sale operative, dove le attese e i dubbi sulle prossime mosse della Banca centrale americana sono tornate a dettare il tempo all'andamento dei mercati. Anche l'anno scorso, d'altra parte, i mesi che portarono al primo rialzo dei tassi dal lontano 2008 furono carichi di attese e incertezze. Gli ultimi dati macroeconomici Usa sono stati contrastanti e hanno portato gli osservatori a far slittare al 2017 il momento giusto perché Janet Yellen tocchi il costo del denaro, anche in considerazione del cambio della guardia previsto alla Casa Bianca e alla relativa "opportunità politica" di rinviare una decisione così importante. Dalla lenta ripresa dell'Eurozona (con le preoccupazioni per le banche) agli effetti ancora attesi da Brexit, sono poi molti i focolai di tensione che Washington deve tenere d'occhio.
Ma ieri sia William Dudley, presidente della Fed di New York, che Dennis Lockhart, collega di Atlanta, hanno detto che un aumento del costo del denaro a settembre non è da escludere e che i mercati rischiano di addormentarsi sugli allori in questa situazione. Parole da "falchi" che sembrano voler lasciare aperta ogni opzione alla Fed. L'effetto immediato sui mercati è stato di rafforzare il dollaro contro le maggiori valute rivali, mentre i future sui Fed Fund (lo strumento di mercato che indica le possibilità di modifica della politica monetaria) sono tornati ad attribuire - per la prima volta dopo la Brexit (23 giugno scorso) - più del 50% di possibilità a un incremento del costo del denaro Usa entro l'anno. Si carica così di aspettativa anche il simposio annuale organizzato a Jackson Hole, nel Wyoming, dove si riunierà il gotha della finanza mondiale e dal quale - il 26 agosto prossimo - parlerà Yellen.
Nel grafico di Bloomberg si indica la possibilità di rialzo dei tassi Usa entro la fine dell'anno (linea bianca) e l'andamento dei rendimenti dei titoli Usa decennali (linea viola). Per la prima volta dopo la Brexit, il mercato attribuisce più del 50% di possibilità a una stretta monetaria nel corso del 2016
I verbali della Fed, pubblicati nella sera italiana, hanno confermato le divisioni della banca centrale sull'aumento a breve dei tassi, spaccatura accolta con moderato sollievo da Wall Street, dove il Dow Jones ha chiuso in crescita dello 0,1%, lo S&P500 a +0,2% e il Nasdaq a + 0,003%. I listini europei chiudono deboli e sembrano così archiviare la fase positiva che aveva caratterizzato la prima parte del mese. Milano chiude in maglia nera a -1,58% con Generali e il settore bancario colpiti dalle vendite, che penalizzano Mps. Secondo voci circolanti nelle sale operative, il calo del Leone triestino si dovrebbe alla prossima uscita del titolo dal paniere Eurostoxx50, sui maggiori titoli europei. In rosso anche le altre Borse europee: Francoforte lima l'1,3% finale, Parigi perde lo 0,96% e Londra lo 0,5%.
L'euro chiude su livelli simili all'avvio di contrattazione, a 1,1270 dollari, mentre il cambio con lo yen è a 113,5. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi decennali si allarga leggermente a fine giornata a 116 punti base, con il decennale italiano che rende l'1,1%. Il "rischio referendum costituzionale" inizia a percepirsi alto nelle sale operative internazionali e di conseguenza anche il costo per proteggersi dalla volatilità attesa su Piazza Affari sale.
Timori per il referendum, sale il "rischio Italia"
Dopo la Brexit, nelle sale operative mondiali è cerchiato in rosso il referendum italiano sulla riforma costituzionale (in attesa di conoscerne la data esatta). L'allarme in Europa e negli Usa è scattato: ai mercati - come noto - non piace la discontinuità e in molti credono che Matteo Renzi abbia sbagliato a personalizzare l'esito del voto trasformandolo in un giudizio definitivo sul suo governo. Anche Bloomberg prende atto dei timori nelle sale operative, mostrando un grafico che indica l'ascesa della tensione. La curva mostra il costo che gli investitori fronteggiano per proteggersi dalla volatilità dei titoli azionari nel medio periodo, contro i contratti a breve termine: è risalita ai massimi dal 2013. Di fatto, secondo l'aspettativa che comanda nelle sale operative, l'Italia va incontro a mesi di volatilità
Nell'agenda macro si segnalano i nuovi dati dalla Gran Bretagna, significativi perché sono i primi post-Brexit. La disoccupazione nei tre mesi terminanti a giugno (il referendum è arrivato solo il 23 giugno) è calata su base annua al 4,9% e rimasta invariata rispetto alla rilevazione dei tre mesi precedenti. Si tratta di numeri migliori delle attese degli analisti, che stimavano un tasso di disoccupazione in lieve aumento al 5 per cento. Ieri l'inflazione aveva mostrato un andamento annuo in rialzo, soprattutto a causa del caro-import che è dovuto all'indebolimento della sterlina dopo il referendum di fine giugno. Negli Usa tengono invece banco le scorte di petrolio: nella settimana conclusa il 12 agosto sono scese di 2,508 milioni di unità a 521,093 milioni, mentre gli analisti attendevano un rialzo di 500.000 barili, dopo la salita di 1,055 milioni di unità precedente. Sul fronte delle materie prime, alla chiusura dei mercati Ue e a valle dei dati sulle scorte americane il greggio recupera terreno: il Wti risale sopra 46,5 dollari al barile, mentre il Brent sfiora quota 50 dollari. L'oro è stabile a 1.343 dollari.
In mattinata, le Borse asiatiche hanno trattato deboli, dopo aver toccato i massimi da un anno, in accordo con il calo del prezzo del petrolio. Ha fatto meglio delle altre Piazze dell'Asia-Pacifico il listino di Tokyo, favorito dall'indebolimento dello yen. Dopo un avvio poco mosso, l'indice Nikkei ha chiuso con un progresso dello 0,9% (rialzo di 149,13 punti) a quota 16.745,64 punti invertendo la rotta negativa delle ultime due sedute. Sulla valuta nipponica ha avuto peso una dichiarazione di un alto funzionario del governo di Shinzo Abe che è suonata come un avvertimento di un possibile intervento sul mercato dei cambi se il governo riscontrasse un apprezzamento troppo rapido della divisa nipponica. Poco mosse Shanghai e Shenzhen in chiusura, mentre Hong Kong ha perso lo 0,5%.