Le Borse si rafforzano dopo le parole di Yellen (Fed) a Jackson Hole
Raffaele Ricciardi
La presidente della Fed riconosce i miglioramenti del mercato del lavoro e della crescita. Milano +0,8%. L'analista: "Reazione positiva perché non ci sono novità sostanziali. La Banca centrale Usa vuole che il mercato sia pronto". Il Pil viene intanto limato al +1,1% nel secondo trimestre
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MILANO - Janet Yellenriconosce che il mercato del lavoro americano si è rafforzato e che ci sono prospettive di una crescita economica moderata, tanto da aver "rafforzato" la possibilità di un rialzo dei tassi negli ultimi mesi. Ma non detta un'agenda serrata alla stretta di politica monetaria e i mercati sembrano concentrarsi su quest'ultimo aspetto, rafforzandosi. Milano chiude in rialzo dello 0,8% dopo una mattina incolore, Francoforte guadagna lo 0,55%, Parigi lo 0,8% e Londra lo 0,31%. In positivo anche Wall Street: quando terminano gli scambi in Europa il Dow Jones e lo S&P500 sono allineati a un progresso di mezzo punto percentuale, il Nasdaq sale dello 0,7%. A fine giornata New York chiude con il Dow Jones che perde lo 0,28% a 18.396,57 punti, mentre il Nasdaq è di segno positivo e guadagna lo 0,13% a 5.218,92 punti. In calo anche lo S&P 500 che perde lo 0,15% a 2.169,16 punti.
Il tradizionale simposio annuale di Jackson Hole, che rappresenta un occasione di scambio di opinioni tra i banchieri centrali preoccupati di aver esaurito gli strumenti a disposizione per affrontare una nuova crisi, era particolarmente atteso dagli investitori, che guardavano agli indizi per una possibile stretta monetaria già nella riunione del 20-21 settembre. Vincenzo Longo, analista di Ig, commenta a caldo il discorso di Yellen riconoscendo in lei un tono "un po' più da falco di quanto non sia generalmente nel suo personaggio". Secondo l'esperto, l'opzione più probabile "resta comunque per un rialzo dei tassi a dicembre", e l'andamento positivo dei mercati "dopo l'iniziale contraccolpo per la frase di Yellen è una reazione della serie 'no news, good news': di fatto non ha annunciato niente di concreto" e nelle sale operative "si è solo preso atto delle sue parole". L'azione della Fed resterà dunque "diretta dai prossimi risultati macroeconomici in arrivo: su tutti, l'occupazione il 2 settembre, le vendite al dettaglio a metà mese e infine l'inflazione".
Alla vigilia del summit americano, i future sui Fed Fund indicavano una possibilità di rialzo su tre a settembre: il doppio di due settimane fa e in netta crescita rispetto allo zero tondo indicato subito dopo il referendum sulla Brexit. Per la riunione di dicembre si sale invece oltre il 50%. "Bisogna ricordare", chiosa Longo, "che durante l'ultimo anno l'indicazione dei future si è più volte modificata. Ma ogni volta che il mercato ha spostato troppo in avanti la possibilità di un rialzo, dalla Fed è arrivato un richiamo: l'intento chiaro è evitare che il mercato sia impreparato quando verrà comunicata la decisione di alzare i tassi". Sono più propensi a una mossa già a settembre gli analisti di Barclays, che vedono una stretta nel caso ci sia un altro buon rapporto sull'occupazione per il mese di agosto.
A far lievitare le chances (anche se bisogna arrivare alla riunione di dicembre per superare il 50% di probabilità di un rialzo) erano state negli ultimi giorni alcune dichiarazioni "da falco" di esponenti del board della Fed: la numero uno della Fed di Kansas City, Esther George, ha ribadito il suo appello per garantire tassi più alti e il collega di Dallas, Robert Kaplan, ha sottolineato che stanno maturando le condizioni per una stretta. Dal Wyoming, il falco James Bullard ha spiegato che "settembre potrebbe esser un momento appropriato" per intervenire. A far propendere per un supplemento d'attendismo c'è stata invece la revisione al ribasso del Pil Usa, che è stato portato - come d'attese - al +1,1% nel secondo trimestre dell'anno, dal +1,2% precedente. Positiva comunque la relazione sull'andamento dei consumi.
L'andamento delle possibilità di rialzo dei tassi Usa nella riunione di settembre (secondo il mercato): azzerate dopo la Brexit, sono poi risalite
A Piazza Affari, tratta debole Mediaset dopo le accuse e repliche volate con i francesi di Vivendi sulla vicenda della cessione di Premium. Lo spread tra Btp e Bund tedesco a 10 anni è intanto stabile a 120,5 punti in avvio, con un rendimento dell'1,130%. Il differenziale tra Bonos e Bund scende a 99,7 punti con un tasso di 0,920%. L'euro chiude poco mosso a 1,1264 dollari: i movimenti sul mercato dei cambi sono stati modesti, segno che le parole di Yellen hanno rispettato le aspettative degli investitori. Il cambio dollaro/yen è infatti pressochè invariato a quota 100,15. L'euro avanza, da parte sua, a 113,33 yen.
Sul fronte macroeconomico si registra la crescita zero per la Francia nel secondo trimestre dell'anno (+1,4% il dato annuale), mentre la fiducia dei consumatori è salita a 97 punti ad agosto, dai 96 di luglio. Sempre di fiducia si parla in Germania, ma questa volta dei consumatori: hanno reagito bene a Brexit e secondo l'istituto Gfk l'indice di fiducia in Germania è salito a settembre a 10,2 da 10 di agosto, contro attese per un risultato stabile. I consumatori britannici hanno riguadagnato parte della fiducia persa dopo il voto sulla Brexit di giugno: lo YouGov/Cebr Consumer Confidence Index è salito di 3,2 punti in agosto, compiendo il balzo più alto a livello mensile dal febbraio 2013 e portandosi a 109,8 punti. Sempre nel Regno Unito, il Pil del secondo periodo del 2016 è stato confermato a +0,6% al traino dei consumi. Tornando agli Usa, oltre al Pil è scesa più delle attese la fiducia dei consumatori calcolata dall'Università del Michigan: l'indice si è attestato a 89,8 punti, in calo dai 90,4 punti della lettura preliminare di metà mese e dai 90 punti registrati alla fine di luglio.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in calo. Al termine delle contrattazioni l'indice Nikkei ha lasciato sul terreno l'1,17% a 16.360,71 punti. In ribasso anche il Topix, -1,25% a quota 1.287,90. I mercati hanno incassato il quinto mese di calo dell'inflazione, scesa a luglio delo 0,2% e dello 0,5% annuo: il dato peggiore da marzo 2013.
I prezzi del petrolio girano in rialzo dopo esser stati sotto pressione per i dubbi del ministro dell'Arabia Saudita sulla necessità di tagli alla produzione. Quando la giornata europea volge al termine, a New York il greggio Wti risale oltre la soglia di 48 dollari al barile. Oro in live rialzo: è scambiato a 1.330 dollari l'oncia.