Economia

Fed, Yellen riconosce: "Si è rafforzata l'ipotesi di un rialzo dei tassi"

La presidente della Banca centrale Usa sottolinea i miglioramenti su crescita economica e occupazione, ma non dà ulteriori dettagli sui tempi in cui l'aumento dei tassi verrà applicato

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MILANO - Il mercato del lavoro è migliorato e l'economia Usa si sta avvicinando agli obiettivi della Federal Reserve: ce n'è quanto basta perché Janet Yellen, la presidente della Banca centrale americana, concluda che si sta "rafforzando" l'eventualità di un rialzo dei tassi d'interesse negli Stati Uniti. Un richiamo all'attenzione ai mercati, perché non si facciano trovare impreparati quando la stretta monetaria sarà realtà, anche se di concreto nelle parole del governatore c'è poco. Al simposio di Jackson Hole, dove si riuniscono i banchieri centrali alla ripresa dell'attività dopo la pausa estiva, tutta l'attenzione degli osservatori era rivolta al discorso di Yellen, chiamata a dare qualche lume sulla prossima stretta monetaria: l'ultima era stata quella del dicembre 2015, dopo sette lunghi anni di supporto all'economia con tassi ai minimi e acquisti di titoli sui mercati.

Inizialmente gli analisti si aspettavano quattro altri rialzi (dall'attuale 0,25-0,5%) nel corso del 2016, ma prima le turbolenze cinesi e poi lo spauracchio della Brexit hanno bloccato il percorso di crescita. Ora Yellen ha riconosciuto che "alla luce della costante e solida performance del mercato del lavoro, e delle nostre previsioni per l'attività economica e l'inflazione, credo che si sia rafforzata negli ultimi mesi la possibilità di un rialzo dei tassi". Nel suo intervento, ha messo nero su bianco anche che l'economia si "sta avvicinando" agli obiettivi della Fed di piena occupazione (il livello di senza lavoro è sotto il 5%) e di stabilità dei prezzi.

Come preventivato, la presidente non ha dato alcuna indicazione temporale sulla possibile stretta monetaria, nella sua prima uscita pubblica dal giugno scorso. E in effetti i mercati hanno reagito positivamente: "Yellen non ha portato a particolari novità. Un rialzo in seguito alla riunione in programma a settembre sembra poco probabile, ma potrebbe diventare una possibilità concreta entro la fine dell’anno nel caso in cui i dati dell’economia statunitense migliorassero ulteriormente", è il commento di Lee Ferridge di State Street. Secondo i future sui Fed Fund, che rappresentano l'aspettativa dei mercati, le chances di un ritocco ai tassi nella riunione del 20-21 settembre si assestano intorno al 30%, anche in considerazione del fatto che si attendono dati macro ancora significativi, che nel mentre Bce e Banca del Giappone potrebbero annunciare misure ulteriori di allentamento e soprattutto che nel prossimo novembre si terranno le presidenziali Usa: motivo per cui i più credono che la Fed attenderà dicembre per agire.

"Nonostante la crescita non sia stata particolarmente rapida", ha detto Yellen nel giorno in cui il Pil Usa del secondo trimestre è stato ribassato dal +1,2 al +1,1% (come da attese), "è stata sufficiente a rafforzare ulteriormente il mercato del lavoro". Guardando avanti, la Fed si aspetta "una crescita moderata del Pil, un ulteriore rafforzamento del mercato del lavoro e l'inflazione in risalita al 2% (obiettivo del mandato Fed, ndr) in pochi anni". Alla luce di queste previsioni, ha specificato ancora nel suo testo, la Fed "continua a prevedere che incrementi graduali dei tassi Usa saranno idonei a raggiungere e mantenere gli obiettivi" su prezzi e occupazione.

Lo sguardo di Yellen si è poi sollevato più sul lungo periodo, in accordo con il tema centrale dei lavori di Jackson Hole e che riguarda gli strumenti di politica monetaria a disposizione delle Banche centrali per le prossime crisi. Entrando nella 'parte accademica' della sua riflessione, la presidente ha difeso le scelte fatte dalla Fed per fronteggiare la crisi e aperto alla possibilità che i prossimi governatori e politici prendano in considerazione alcuni strumenti addizionali, magari mutuati dalle altre Banche centrali. Il riferimento è alla possibilità di "acquistare una più vasta gamma di asset", come ha fatto la Bce includendo le obbligazioni delle aziende nel suo Quantitative easing. Altri credono che si debba alzare il target di inflazione dall'attuale 2%, per prendere atto della diversa crescita strutturale di cui sono capaci le economie occidentali provate dalla crisi. Ma su questo aspetto, Yellen ha sottolineato che la Fed "non sta ad ora considerando questi aspetti, nonostante siano importanti oggetti d'analisi dal punto di vista della ricerca".