Economia

Borse Ue in altalena, ma la Bce conferma il Qe. Attesa per il lavoro Usa

(ap)
I mercati sono prigionieri della volatilità in attesa di capire quali saranno le prossime mosse delle banche centrali: i verbali dell'Eurotower allontanano l'ipotesi di una stretta, mentre crescono le probabilità che la Fed rialzi il costo del denaro a dicembre. Soprattutto se il rapporto sull'occupazione negli Stati Uniti confermerà la tenuta dell'economia a stelle e strisce
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MILANO - Le Borse si muovono sulla scia dell'incertezza di una ripresa economica che a tratti pare solida, salvo mostrarsi improvvisamente fragile. Una dicotomia difficile da sciogliere, ma che soprattutto rende quasi impossibile prevedere le mosse di politica monetaria della grandi bance centrali. I mercati continuano così a vivere alla giornata, tra rumors, scommesse e dati macroeconomici, come quelli in arrivati oggi dagli Stati Uniti sui sussidi alla disoccupazione (scesi a 249mila unità, ai minimi da 43 anni) che anticipano il rapporto sul lavoro di settembre che sarà diffuso domani. Dopo la ripresa del settore servizi e del manifatturiero, la Federal Reserve aspetta conferme sulla tenuta dell'economia per rialzare i tassi a dicembre. Secondo i future sui Fed Fund c'è il 60% di possibilità che la stretta arrivi entro fine anno. I mercati sono così in altalena: Piazza Affari chiude in rialzo dello 0,9%, Francoforte in calo dello 0,16%, Parigi dello 0,21% e Londra dello 0,47%. A Milano Unicredit resta ben comprata, mentre Mps aggiorna i minimi storici. A Wall Street, quando i mercati europei chiudono, il Dow Jones perde lo 0,1% come il Nasdaq, mentre lo S&P500 cede lo 0,2%. 

Dall'Europa, intanto, arrivano i verbali dell'ultima riunione della Bce nei quali non si fa menzione del possibile taglio agli stimoli monetari da 80 miliardi di euro al mese: "E' di cruciale importanza - si legge - mantenere il sostegno monetario" e il Consiglio direttivo non deve essere "influenzato dalle aspettative del mercato" ma "rimanere focalizzato sul raggiungimento dell'obiettivo della stabilità dei prezzi nel medio termine". La Bce rassicura quindi i mercati: "Non ci devono essere dubbi sulla volontà di attuare il piano di acquisto di titoli come già deciso e di varare nuove misure, se necessario". Certo il Consiglio può "modificare in qualsiasi momento i parametri del programma per poter acquistare i volumi prefissati", ma la durata del programma viene confermata "a tutto marzo 2017 e oltre, se necessario". Probabile quindi che il rallentamento degli acquisti ci sia solo dalla prossima primavera. D'altra parte anche la Fed avviò il tapering prima di chiudere definitivamente i rubinetti del credito.

In Germania, intanto, gli ordini all'industria ad agosto sono saliti dell'1% rispetto a luglio (+0,3% rivisto da +0,2%), contro le previsioni che stimavano un incremento tra lo 0,2 e lo 0,3 per cento; su base annua la crescita è del 7,7 per cento. Gli ordinativi interni sono aumentati del 2,6% mensile, quelli dall'estero sono diminuiti dello 0,2 per cento. L'euro chiude in calo a 1,1164 dollari ed è stabile sullo yen a quota 116,08 in seguito alla pubblicazione dei verbali dell'ultimo direttivo della Bce. La sterlina, invece, aggiorna a 88,53 pence il proprio minimo da cinque anni nei confronti dell'euro ma recupera a 1,2761 dollari dopo aver aggiornato il proprio picco negativo da 31 anni. Il biglietto verde avanza a 103,93 yen dopo l'inatteso calo delle nuove richieste di sussidi di disoccupazione in Usa, che rende ancora più propizie le condizioni per un aumento del costo del denaro da parte della Federal Reserve. Lo spread è stabile a 136 punti, mentre i Btp rendono l'1,36%.

Intanto l'Ocse riferisce che il Pil dell'Italia è rimasto fermo nel secondo trimestre del 2016 contro lo 0,3% del primo trimestre: secondo l'organismo internazionale con sede a Parigi, il contributo delle esportazioni nette è "fortemente progredito" a 0,3 punti percentuali (in rialzo rispetto al -0,2% del trimestre precedente) ma questo dato positivo ha trovato il suo rovescio della medaglia in altre voci di bilancio, a cominciare dalla variazione degli stock (-0,3 punti, dopo lo 0,2 del primo trimestre) e dal rallentamento dei consumi  privati (0 dopo lo 0,2) e degli investimenti  (0 dopo 0,1). Rallenta comunque la crescita del Pil reale nei Paesi industrializzati della zona Ocse allo allo 0,3%, nel secondo trimestre del 2016 contro lo 0,4% del trimestre precedente.

Seduta positiva per le Borse asiatiche, spinte dagli acquisti sui titoli energetici in scia al rialzo del petrolio. Hong Kong avanza dello 0,45%, Seul dello 0,66% mentre Sydney ha chiuso in progresso dello 0,55%. Tokyo (+0,47%) ha beneficiato della spinta dei titoli dell'export, in scia all'indebolimento dello yen sul dollaro. Sul fronte delle materie prime, il prezzo del petrolio, dopo un breve
aggiustamento al ribasso, torna a salire, sulla scia del calo a sorpresa delle scorte Usa. Il Light crude Wti a New York risale sopra 50 dollari, per la prima volta da giugno. Al Nymex il Light crude Wti avanza di 34 cent a 50,17 dollari e il Brent cresce di 39 cent a 52,25 dollari al barile. Continua così l'effetto Opec: mercoledì 28 settembre il cartello ha raggiunto un accordo di principio per un taglio futuro della produzione, il primo in otto anni, di cui discuterà nella sua riunione formale prevista a Vienna il 30 novembre. Il prezzo dell'oro resta debole sui mercati. Il metallo con consegna immediata viene scambiato a 1266 dollari l'oncia, ai minimi degli ultimi 3 mesi a seguito dei dati positivi dall'economia Usa che fanno rifluire gli investitori dai beni rifugio.