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Manca l'accordo sui tagli nell'Opec, petrolio e listini giù

Cresce l'ansia sui mercati per le elezioni americane, mentre la Federal Reserve si riunisce in settimana: secondo gli addetti ai lavori non toccherà i tassi. In ripresa l'inflazione dell'Eurozona. Milano perde l'1,1%, male Mps
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MILANO - Gli analisti più cauti avevano segnalato fin da subito che passare dalle parole ai fatti, nel cartello dell'Opec, sarebbe stato difficile: il fine settimana ha testiominato che l'accordo per un taglio della produzione da parte del gruppo di Paesi guidato dall'Arabia Saudita resta per ora soltanto sulla carta. I produttori non hanno ancora trovato un'intesa sulle quote di estrazione, mettendo a nudo la difficoltà di coordinamento tra interessi divergenti. Per questa ragione, le quotazioni del petrolio sono in calo: quando terminano gli scambi in Europa, il Wti e il Brent accelerano al ribasso portandosi rispettivamente in area 47,4 e 48,2 dollari al barile. L'incontro concluso venerdì, con un supplemento - sabato - di contatti con i maggiori Paesi produttori al di fuori della stessa Opec, "ha lasciato l'impressione che sarà più difficile trovare un accordo sui tagli alla produzione", ha annotato a Bloomberg R…
MILANO - Gli analisti più cauti avevano segnalato fin da subito che passare dalle parole ai fatti, nel cartello dell'Opec, sarebbe stato difficile: il fine settimana ha testiominato che l'accordo per un taglio della produzione da parte del gruppo di Paesi guidato dall'Arabia Saudita resta per ora soltanto sulla carta. I produttori non hanno ancora trovato un'intesa sulle quote di estrazione, mettendo a nudo la difficoltà di coordinamento tra interessi divergenti. Per questa ragione, le quotazioni del petrolio sono in calo: quando terminano gli scambi in Europa, il Wti e il Brent accelerano al ribasso portandosi rispettivamente in area 47,4 e 48,2 dollari al barile. L'incontro concluso venerdì, con un supplemento - sabato - di contatti con i maggiori Paesi produttori al di fuori della stessa Opec, "ha lasciato l'impressione che sarà più difficile trovare un accordo sui tagli alla produzione", ha annotato a Bloomberg Ric Spooner di CMC Markets. "Il mercato ha registrato il passo falso con un piccolo aggiustamento dei prezzi, ma non mi sorprenderebbe vedere scivolare il petrolio di nuovo, in area 47 dollari al barile".

Il ribasso dell'oro nero è stato motivo di debolezza per gli scambi asiatici e anche i listini europei trattano in rosso: Milano amplia i ribassi sul finale di seduta e chiude in calo dell'1,15%. Parigi cede lo 0,86%, Londra lo 0,6% e Francoforte lo 0,29%. Da segnalare il miglioramento dei conti di Cnh Industrial nel terzo trimestre, mentre Mps viene colpita dalla vendite (-7,4%) e guida i ribassi tra le banche. Wall Street tratta in leggero recupero: alla chiusura dei mercati Ue il Dow Jones sale dello 0,1%, mentre lo S&P500 e il Nasdaq aggiungono lo 0,2%.

Alcune materie prime, come l'oro, l'alluminio e lo zinco, hanno registrato importanti rialzi che hanno portato acquisti sulle società del settore minerario (anche se poi l'oro ha ritracciato). Nel caso del lingotto pesa anche il clima di incertezza che si è tornato a respirare intorno all'esito delle elezioni Usa dopo la nuova indagine Fbi sulle mail di Hillary Clinton, che ha permesso a Donald Trump di riavvicinarsi nei sondaggi. Ottobre andrà in archivio come un mese di ribasso per le azioni globali, con i listini agitati anche dalle incertezze sulle prossime azioni dei banchieri centrali. "Fino alle elezioni, il clima sarà di incertezza: non ci saranno effetti solo sulle azioni, ma anche sul dollaro e sui titoli di Stato Usa", ha chiarito Chad Morganlander, gestore di Stifel, Nicolaus & Co.[[ge:rep-locali:repubblica:150979614]]L'agenda macroeconomica del Vecchio continente si concentra sui dati riguardanti l'andamento dei prezzi, il parametro che orienta la politica monetaria della Bce di Mario Draghi e che nelle ultime rilevazioni ha mostrato segnali di ripresa. L'Italia torna a sperimentare la deflazione a ottobre, mentre arrivano segnali di timida ripresa a livello di Eurozona. Sempre nell'area con la moneta unica, il Pil del terzo trimestre ha confermato il ritmo di crescita del periodo precedente con un +0,3% mensile e un incremento dell'1,6% su base annua. In Germania si registra una contrazione delle vendite al dettaglio: a settembre sono calate dell'1,4% su base mensile, mentre su base annua si registra una crescita dello 0,4 per cento. Dagli Usa si segnala l'andamento contrastante di consumi e stipendi: +0,5% per le spese a settembre, sopra le attese, mentre i redditi personali salgono solo dello 0,3%, meno del previsto. La misura preferita dalla Fed per calcolare l'inflazione, il dato Pce (personal consumption expenditures price index), è salita dello 0,2% a settembre su base mensile, mentre su base annuale è cresciuta dell'1,2%, al di sotto del 2% considerato ottimale. L'indice Pmi di Chicago, che misura l'andamento dell'attività aziendale e manifatturiera nell'area di Chicago, è sceso a 50,6 punti a ottobre, dai 54,2 punti del mese precedente. Il dato è inferiore alle previsioni degli analisti.
 L'euro chiude in ribasso ma resta sopra quota 1,09 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,0942, dopo aver oscillato tra 1,0936 e 1,0995. Nei confronti dello yen, la moneta unica risale a 115,10. Anche la sterlina arretra sul dollaro a 1,2164. Sui mercati pesa l'aspettativa di un rialzo dei tassi Usa entro dicembre, che rafforza il dollaro. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si allarga oltre 150 punti base, con il rendimento dei decennali italiani all'1,68% sul mercato secondario.

In Asia, stamane, si è registrato l'avvio di settimana con il segno meno per la Borsa di Tokyo: il Nikkei ha segnato un calo di 21,3 punti (-0,12%). La preoccupazione ha impedito al mercato di sfruttare notizie positive come la revisione al rialzo delle stime di utili da parte della Honda. Il titolo ha chiuso in lieve calo dopo le prese di beneficio scattate nella seconda parte di seduta. Le Borse cinesi hanno terminato gli scambi poco sotto la parità: l'indice Composite di Shanghai a -0,12%, a 3.100,49 punti, mentre quello di Shenzhen a -0,08%, scivolando a quota 2.050,28. Non ha giovato agli scambi lo stallo della produzione industriale in Giappone a settembre: l'economia nipponica continua a risentire dei consumi fiacchi e la contrazione delle esportazioni a livello globale.

Come accennato, dopo i rialzi mattutini l'oro ha ritracciato per stabilizzarsi in area 1.273 dollari l'oncia.