La forbice dei mercati: con Trump si separano le strade di azioni e bond
Raffaele Ricciardi
Si intensifica la vendita di titoli obbligazionari: lo spread tra Btp e Bund rivede 180 punti base. Gli investitori credono che il Tycoon porterà inflazione e rialzi dei tassi accelerati. Sale il dollaro, Wall Street incerta dopo i guadagni della scorsa settimana. Cresce il Pil giapponese, Tokyo +1,7%. Cala la produzione industriale dell'Eurozona. Milano chiude a -0,75%
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MILANO - Si intensificano le vendite sulle obbligazioni, mentre si rafforza il dollaro e i mercati azionari cercano di consolidare i rialzi. E' ancora l'onda lunga dell'elezione di Donald Trump alla presidenza Usa a caratterizzare queste giornate nervose sui mercati finanziari: nota Bloomberg che la scorsa settimana 1.200 miliardi di dollari hanno lasciato il comparto obbligazionario sulla prospettiva che le politiche economiche del Tycoon porteranno inflazione e rialzi dei tassi accelerati. Le azioni hanno invece registrato una performance migliore di quella dei bond dal 4,8%: era dal 2011 che non si scavava un solco così grande tra le due diverse tipologie d'investimento.
I listini europei trattano nervosi: Milano gira in negativo fino a chiudere in ribasso dello 0,75% dopo la battuta d'arresto dell'inflazione comunicata dall'Istat. Scemano gli acquisti anche sulle altre Borse: Londra riesce a difendere un rialzo dello 0,34%, in linea con Parigi (+0,43%) e Francoforte (+0,24%). Soffrono in particolare le società del settore utility. Wall Street, reduce dalla miglior performance settimanale dal 2011, tratta incerta: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones è invariato, lo S&P500 cede lo 0,2% e il Nasdaq lo 0,4% mentre in chusura il Dow Jones ritocca al rialzo il suo record con lo +0,11% a quota 18.868,69 punti e il Nasdaq cede lo 0,36%, con l'S&P 500 a -0,01%.
A pagare il conto del generalizzato rincaro dei rendimenti c'è invece lo spread tra i Btp decennali e i corrispettivi Bund tedeschi, che secondo gli analisti soffre anche l'incertezza derivante dall'approssimarsi del referendum costituzionale: il differenziale si allarga sopra 180 punti base, ai massimi dal maggio del 2014, salvo poi ritracciare a quota 175 punti in chiusura di giornata. Il rendimento dei titoli di Stato italiani tocca un picco al 2,2%.
L'euro chiude in forte calo poco sopra quota 1,07 dollari e tocca un minimo da 10 mesi, mentre il biglietto verde mette il turbo anche sullo yen, sulla scia dell'aspettativa che le misure mese in cantiere da di Donald Trump alimentino la crescita Usa e in vista di un possibile aumento dei tassi da parte della Fed. La moneta europea passa di mano a 1,0718 dollari. La sterlina è in ribasso ma sopra 1,24 sul dollaro, dopo i rally della settimana scorsa, legato alle posizioni pro-Brexit di Trump. Witold Bahrke di Nordea mette in risalto due rischi dal biglietto verde forte: "Un nuovo calo dei prezzi delle materie prime e la ricomparsa dei rischi legati alla valuta cinese. Entrambi i fattori rappresentano gli effetti collaterali del rafforzamento del dollaro". Effetti divaricati sui mercati, dopo l'elezione di Trump: salgono il dollaro e la Borsa di Wall Street (linee bianca e blu), scendono i titoli di Stato americani e i mercati emergenti (linee viola e arancione)
Dall'Istat si registrano i dati sull'inflazione di ottobre, che torna in negativo, mentre nell'Eurozona a settembre rispetto ad agosto la produzione industriale è caduta dello 0,8% e nella Ue dello 0,7%. Ad agosto era aumentata dell'1,8% e dell'1,6% rispettivamente. Rispetto a settembre 2015 la produzione industriale è aumentata dell'1,2% nelle due zone (agenda macro). A Piazza Affari tiene banco la vicenda di Unicredit, che va sulle montagne russe sulle doppie indiscrezioni di un matrimonio con SocGen, da una parte, o di una ricapitalizzazione impegnativa sopra i 10 miliardi di euro.
Notizie agrodolci, in mattinata, per l'economia del Giappone: il Pil si è rafforzato più delle attese nel terzo trimestre, crescendo nel periodo luglio-settembre dello 0,5% rispetto al trimestre precedente e del 2,2% su anno. Il dato annualizzato sale dallo 0,7% del trimestre precedente e ben oltre lo 0,9% atteso dal mercato. Malgrado i tre trimestri consecutivi di crescita del Pil, però, la ripresa dei consumi privati rimane fragile ad appena lo 0,1%. La Borsa di Tokyo ha chiuso in netto recupero, in un panorama asiatico contrastato: l'indice Nikkei ha guadagnato l'1,71%, mentre Shanghai ha segnato un rialzo dello 0,45% e Hong Kong ha chiuso in calo dell'1,37%. La produzione industriale in Cina è salita del 6,1% annuo ad ottobre, invariata rispetto al mese di settembre e in accelerazione dallo stesso mese scorso anno quando era salita del 5,6 per cento. Sempre a ottobre, le vendite al dettaglio sono aumentate del 10% in leggero rallentamento dal precedente +10,7% che gli analisti pensavano venisse confermato.
Sul fronte delle materie prime, il prezzo del petrolio torna a scendere: quando terminano le contrattazioni nella Ue, Wti e Brent perdono più dell'1,5% rispettivamente a 42,6 e 44 dollari al barile. Continua il calo dei prezzi dell'oro: il metallo con consegna immediata scende dell'1% a 1214 dollari l'oncia.