ROMA - Generali aggiorna il suo Piano strategico confermando gli obiettivi economici al 2018, quando prevede di generare cassa per oltre 7 miliardi di euro e dividendi aggregati per oltre 5. Se raggiungerà questi risultati, la compagnia assicurativa centrerà un livello di redditività sul capitale (Roe) superiore al 13% nel periodo di vita del piano (2015-2018).
La conferma dei target - specifica la società nel comunicato diffuso a Londra - testimonia "la forza del nostro modello di business" anche in presenza di un "contesto macroeconomico progressivamente peggiorato negli ultimi 18 mesi e di un elevato grado di incertezza sulle prospettive dei mercati".
Generali si aspetta anche risparmi per un miliardo di euro entro il 2018, effetto del disimpegno da mercati meno profittevoli, strategia iniziata con la "ritirata" da Guatemala e Lichtenstein. Vale la pena di precisare che in questi mercali la società genera circa l'1% del suo risultato operativo. Il gruppo vuole "mantenere una presenza geografica" sui mercati chiave dove già oggi "è tecnicamente forte" oppure in quei Paesi che "presentano prospettive rilevanti di crescita nel medio-lungo periodo".
Il miliardo ricavato dalle cessioni sarà un extra buffer, che sarà usato per investimenti in operazioni ad alto rendimento. Sono 13-15 i mercati o le aree di presenza "non attraenti" per le Generali che il gruppo intende "razionalizzare". I Paesi sui quali il gruppo prevede di consolidare e rafforzare la propria presenza sono 6-9, e quelli in cui il gruppo programma una "crescita disciplinata" sono 16-18 .
Il ceo di Generali Philippe Donnet ha segnalato che, a fronte delle dismissioni, non sono previste operazioni di M&A. "Ciò nonostante - ha detto - guardiamo a opportunità per accelerare", mantenendo comunque "grande disciplina", e in ogni caso "non verranno sovrastimate o strapagare".
In questo scenario tutt'altro che cupo, l'azienda esclude licenziamenti di massa. Dice rassicurante l'amministratore delegato Philippe Donnet: "Non abbiamo mai annunciato 8000 esuberi. Non ci saranno piani di ristrutturazione sul personale e l'Italia ha già fatto la sua parte: negli ultimi tre anni ha già eseguito il suo piano di efficientamento. Semmai stiamo parlando di fare le stesse cose negli altri Paesi" (dove l'obiettivo è una riduzione di costi per 200 milioni di euro).
Il colosso assicurativo ha circa 76 mila dipendenti sparsi in oltre 60 nazioni al mondo. Il numero dei dipendenti è già sceso di "1.500 unità dal mese di marzo, per effetto del rallentamento delle assunzioni e per le uscite naturali".
Poi una battuta sulla crisi del Monte Paschi di Siena: "Vogliamo partecipare a una soluzione. Guarderemo i termini di conversione dei bond e insieme al cda prenderemo la nostra decisione". Generali ha "un'esposizione complessiva dell'1% dei nostri asset sulle banche italiane". Indiscrezioni di stampa hanno riferito nelle scorse settimane di 400 milioni di bond subordinati Mps in mano a Generali, che se convertiti porterebbero la compagnia al 7-9% del capitale della banca.
"Non siamo preoccupati per la stabilità del nostro azionariato, non c'è problema", aggiunge invece Donnet a proposito del possibile disimpegno di Mediobanca che vuole limare al 10% la sua quota nel gruppo (dall'attuale 13%) e magari scendere ancora.
Dice ancora Philippe Donnet, a proposito del suo settore: "Miglioreremo ulteriormente il nostro vantaggio competitivo sia nella performance tecnica sia nella eccellente redditività nei segmenti Vita e Danni. Infine, faremo leva sulle nostre competenze di data analytics e prodotti telematici innovativi per soddisfare i bisogni dei nostri clienti e distributori".
In parole povere, i servizi offerti saranno sempre più commisurati ai nostri comportamenti quotidiani (per esempio alla guida), e così anche le tariffe. Il gruppo guarda anche a settori nuovi come quello dei cyber-risk, cioè dei danni che possiamo subire per attività criminali in Internet. A proposito di segmenti tradizionali come quello dell'auto, si punta a smascherare le frodi con ancora maggiore efficacia.
Infine Donnet fa una battuta sul referendum istituzionale di dicembre: "In tutti i Paesi d'Europa le riforme vanno fatte e chiunque è alla guida di una nazione deve portarle avanti. Per riuscirci è meglio avare la stabilità politica perché, se non fosse così, ci sarebbe un rallentamento".
La conferma dei target - specifica la società nel comunicato diffuso a Londra - testimonia "la forza del nostro modello di business" anche in presenza di un "contesto macroeconomico progressivamente peggiorato negli ultimi 18 mesi e di un elevato grado di incertezza sulle prospettive dei mercati".
Generali si aspetta anche risparmi per un miliardo di euro entro il 2018, effetto del disimpegno da mercati meno profittevoli, strategia iniziata con la "ritirata" da Guatemala e Lichtenstein. Vale la pena di precisare che in questi mercali la società genera circa l'1% del suo risultato operativo. Il gruppo vuole "mantenere una presenza geografica" sui mercati chiave dove già oggi "è tecnicamente forte" oppure in quei Paesi che "presentano prospettive rilevanti di crescita nel medio-lungo periodo".
Il miliardo ricavato dalle cessioni sarà un extra buffer, che sarà usato per investimenti in operazioni ad alto rendimento. Sono 13-15 i mercati o le aree di presenza "non attraenti" per le Generali che il gruppo intende "razionalizzare". I Paesi sui quali il gruppo prevede di consolidare e rafforzare la propria presenza sono 6-9, e quelli in cui il gruppo programma una "crescita disciplinata" sono 16-18 .
Il ceo di Generali Philippe Donnet ha segnalato che, a fronte delle dismissioni, non sono previste operazioni di M&A. "Ciò nonostante - ha detto - guardiamo a opportunità per accelerare", mantenendo comunque "grande disciplina", e in ogni caso "non verranno sovrastimate o strapagare".
In questo scenario tutt'altro che cupo, l'azienda esclude licenziamenti di massa. Dice rassicurante l'amministratore delegato Philippe Donnet: "Non abbiamo mai annunciato 8000 esuberi. Non ci saranno piani di ristrutturazione sul personale e l'Italia ha già fatto la sua parte: negli ultimi tre anni ha già eseguito il suo piano di efficientamento. Semmai stiamo parlando di fare le stesse cose negli altri Paesi" (dove l'obiettivo è una riduzione di costi per 200 milioni di euro).
Il colosso assicurativo ha circa 76 mila dipendenti sparsi in oltre 60 nazioni al mondo. Il numero dei dipendenti è già sceso di "1.500 unità dal mese di marzo, per effetto del rallentamento delle assunzioni e per le uscite naturali".
Poi una battuta sulla crisi del Monte Paschi di Siena: "Vogliamo partecipare a una soluzione. Guarderemo i termini di conversione dei bond e insieme al cda prenderemo la nostra decisione". Generali ha "un'esposizione complessiva dell'1% dei nostri asset sulle banche italiane". Indiscrezioni di stampa hanno riferito nelle scorse settimane di 400 milioni di bond subordinati Mps in mano a Generali, che se convertiti porterebbero la compagnia al 7-9% del capitale della banca.
"Non siamo preoccupati per la stabilità del nostro azionariato, non c'è problema", aggiunge invece Donnet a proposito del possibile disimpegno di Mediobanca che vuole limare al 10% la sua quota nel gruppo (dall'attuale 13%) e magari scendere ancora.
Dice ancora Philippe Donnet, a proposito del suo settore: "Miglioreremo ulteriormente il nostro vantaggio competitivo sia nella performance tecnica sia nella eccellente redditività nei segmenti Vita e Danni. Infine, faremo leva sulle nostre competenze di data analytics e prodotti telematici innovativi per soddisfare i bisogni dei nostri clienti e distributori".
In parole povere, i servizi offerti saranno sempre più commisurati ai nostri comportamenti quotidiani (per esempio alla guida), e così anche le tariffe. Il gruppo guarda anche a settori nuovi come quello dei cyber-risk, cioè dei danni che possiamo subire per attività criminali in Internet. A proposito di segmenti tradizionali come quello dell'auto, si punta a smascherare le frodi con ancora maggiore efficacia.
Infine Donnet fa una battuta sul referendum istituzionale di dicembre: "In tutti i Paesi d'Europa le riforme vanno fatte e chiunque è alla guida di una nazione deve portarle avanti. Per riuscirci è meglio avare la stabilità politica perché, se non fosse così, ci sarebbe un rallentamento".