Economia

La luce in fondo al tunnel della crisi: segnali di inversione, dall'Istat al traffico dei Tir

La crescita del terzo trimestre si è rafforzata e ora, anche con una frenata nell'ultimo periodo dell'anno, l'obiettivo indicato dal governo nella nota di aggiornamento del Def è a portata di mano. Anche le variabili internazionali e gli investimenti fanno ben sperare
2 minuti di lettura
ROMA - Una luce fioca, appena percettibile, potrebbe segnalarci che stiamo per uscire dal tunnel. Il dato di "seconda lettura" dell'Istat sul Pil del 2016 pubblicato giovedì alimenta, a pochi giorni da Natale, qualche timido ottimismo. La crescita che abbiamo già in tasca, quella che viene definita "acquisita", ha totalizzato nei primi nove mesi dell'anno quota 0,9 per cento. Vuol dire che se anche nell'ultimo trimestre dell'anno l'economia si fermasse, e restasse in una situazione di calma piatta, lo 0,9 sarebbe già assicurato. Siamo nel mondo degli zerovirgola ma va segnalato che il governo stima nei suoi documenti ufficiali per l'intero anno un incremento del Pil dello 0,8. Insomma il dato Istat ha superato le prudenti stime del governo.

A formare il risultato finale contribuisce una circostanza che è stata poco osservata: tocchiamo la soglia dell'1 per cento grazie a tre revisioni al rialzo dei dati "preliminari" che sono stati via via diffusi nel corso del 2016. Il Pil del primo trimestre di quest'anno era stato già aumentato di un decimale, dallo 0,3 allo 0,4 a metà novembre, ora anche il secondo trimestre dell'anno si rivela di crescita, seppure modesta: allora l'Istat registrò "livello zero", e quel dato fu accolto con grande delusione. Adesso si scopre che la crescita è stata dello 0,1 per cento, minima ma non da elettroencefalogramma piatto. Lo scenario si dimostra in movimento positivo se si considera che il terzo trimestre, da luglio a settembre, è stato aumentato nel giro di due settimane: il dato anno su anno sale di un decimale raggiungendo la soglia psicologica dell'1 per cento.

Per la serie "tre indizi fanno una prova" ai dati ufficiali dell'Istat, si possono aggiungere quelli dell'economia della porta accanto, della bottega sotto casa, o del traffico in autostrada. Naturalmente non si tratta di cifre che transitano direttamente sul Pil ma di volumi che per diventare Pil devono trasformarsi in fatturato. Questo "bouquet" di cifre può comunque essere utile per anticipare qualche tendenza. Vale la pensa segnalare l'aumento a due cifre della stipula dei mutui nel secondo trimestre dell'anno, o l'incremento del traffico autostradale dei Tir (+4,2 nei primi otto mesi dell'anno) oppure lo scatto del 7,2 per cento nel primo semestre dei corrieri che consegnano i pacchi acquistati sulle piattaforme Web.
Siamo nel cavo dell'onda, a rischio di essere sommersi, o stiamo scivolando fuori? Ci vuole cautela, ma i conti economici segnalano che nel terzo trimestre gli investimenti, soprattutto in macchinari e attrezzature hanno registrato un balzo dopo la stagnazione primaverile, scatto che si unisce al confermato exploit dei mezzi di trasporto (addirittura +33,8 rispetto ad un anno prima).

Gli occhi sono naturalmente tutti puntati al prossimo anno per il quale come si ricorderà il governo ha previsto l'1 per cento, non senza polemiche sull'eccessiva fiducia sull'effetto "moltiplicativo" della manovra. Oggi quello scenario di potrebbe avvicinare: l'Ocse, nell'Economic Outlook di pochi giorni fa, ha aumentato la previsione del Pil dell'Italia di un decimale, portandola allo 0,9 per cento. La stessa Banca d'Italia ha definito "non irraggiungibile" quota 1 per cento.

Il terzo indizio viene dallo scenario internazionale. Secondo alcuni centri studi come il Ref, sta cambiando per l'allineamento di tre fattori: il prezzo del petrolio che non precipita più, l'intervento stabilizzatore delle Banche centrali e l'uscita dalla recessione dei Brics; tutto ciò comporterà un aumento degli scambi e delle esportazioni europee. Bene, ma non basta: saranno decisivi gli interventi di politica economica che il governo italiano metterà in cantiere dai prossimi mesi, soprattutto sul fronte dell'occupazione e degli investimenti, e le sorti del negoziato con Bruxelles su deficit e debito.