MILANO - Un messaggio che crea incertezza e paralizza i mercati azionari. La Federal Reserve ha pubblicato i verbali della riunione dello scorso dicembre, durante la quale i suoi membri hanno parlato di "incertezze notevoli" legate alle politiche fiscali espansive promesse dal presidente eletto Donald Trump. Il rischio è che la banca centrale Usa sia costretta ad alzare i tassi più rapidamente del previsto se la nuova amministrazione e il congresso approveranno tagli alle tasse e progetti infrastrutturali pensati per spingere la crescita. Tuttavia, è ancora "troppo presto" per giudicare l'impatto delle iniziative di Trump (che nel documento non è mai stato citato esplicitamente) e attualmente il mercato non crede che la Fed sia pronta a una stretta nell'immediato. Stando ai future sui Fed Funds, usati per fare scommesse sulle mosse della banca centrale, c'è solo il 4% di probabilità di un aumento del costo del denaro nella riunione che inizierà il 31 gennaio e si concluderà il primo febbraio. Le chance per un rialzo dei tassi entro giugno sono invece del 69%.
Non aiutano poi dati sul lavoro Usa, che pur avendo raggiunto l'obiettivo prefissato dalla Fed, delude gli analisti. Il dato, che anticipa il rapporto sull'occupazione che sarà pubblicato domani, evidenzia i progressi del mercato del lavoro, ma non entusiasma. Secondo il rapporto mensile redatto da Macroeconomics advisers e dall'agenzia che si occupa di preparare le buste paga Automatic data processing, il mese scorso sono stati creati 153.000 posti di lavoro, mentre le stime erano per un rialzo di 168.000. Per il dato sull'occupazione di domani, gli analisti attendono un tasso di disoccuazione in rialzo dal 4,6 al 4,7% e la creazione di 183.000 posti di lavoro, dopo i 178.000 Del mese precedente. Quanto ai sussidi di disoccupazione, i dati settimanali hanno fatto meglio delle attese: sono calati di 28.000 Unità a 235.000, contro le 263.000 della settimana precedente (dato rivisto al ribasso dalle 265.000 della prima stima). Nei sette giorni conclusi il 31 dicembre il numero di lavoratori che per la prima volta hanno fatto richiesta per ricevere sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti è calato vicino ai minimi in quarant'anni. Il dato è sceso al punto più basso da metà novembre ed è stato il secondo più basso dal 1973.
Ne fanno le spese le Borse europee che hanno oscillato intorno alla parità, chiudendo in leggerissimo rialzo sui livelli della vigilia. Milano è salita dello dello 0,08% a 19.642,81 punti, Parigi ha guadagnato appena lo 0,03% a 4.900 punti, Londra lo 0,08% a 7.195,31 punti e Francoforte lo 0,01% a 11.584 punti.
Chiusura contrastata per Wall Street: il Dow Jones perde lo 0,23%, il Nasdaq sale dello 0,20% mentre lo S&P 500 cede lo 0,08%.
La Borsa di Tokyo (Nikkei) ha chiuso invece in leggero ribasso dello 0,37%, dopo il balzo del 2,5% della sessione di ieri (quella iniziale del nuovo anno) che l'aveva portato ai nuovi massimi da 13 mesi. Nonostante la nuova avanzata di Wall Street e dei prezzi petroliferi - che hanno sostenuto altre borse asiatiche - il mercato azionario nipponico ha faticato oggi a tenere le posizioni, tra spinte ai realizzi di profitto favorite da un indebolimento del dollaro nei confronti dello yen (e di altre valute) seguito al tono incerto emerso dai verbali della Fed del 13-14 dicembre. La divisa nipponica si è attestata nella fascia mediana di un cambio tra 116 e 117 nei confronti del biglietto verde, contro la soglia di 118 toccata ieri. L'euro tratta in rialzo a 1,06 sul dollaro.
In una giornata in cui l'Istat ha certificato il peggioramento del rapporto debito Pil, lo Spread, invece, in lieve rialzo. Il differenziale tra Btp e Bund si attesta a 170 punti, contro i 159,6 di ieri sera. Il rendimento del titolo italiano si attesta all'1,97%.
Il petrolio tratta sostanzialmente stabile intorno ai 53 dollari al barile, mentre il Brent passa di mano a 56,29. Il risveglio dei prezzi, dovuto al taglio della produzione Opec scattato il primo gennaio, è stato frenato dalla Libia che, non dovendo rispettare i nuovi tetti, secondo l'agenzia Bloomberg sarebbe pronta a riaprire uno dei più importanti terminali di esportazione. L'oro tratta invece in rialzo. Il metallo prezioso è scambiato a 1.177 dollari l'oncia, ai massimi da circa un mese.
Non aiutano poi dati sul lavoro Usa, che pur avendo raggiunto l'obiettivo prefissato dalla Fed, delude gli analisti. Il dato, che anticipa il rapporto sull'occupazione che sarà pubblicato domani, evidenzia i progressi del mercato del lavoro, ma non entusiasma. Secondo il rapporto mensile redatto da Macroeconomics advisers e dall'agenzia che si occupa di preparare le buste paga Automatic data processing, il mese scorso sono stati creati 153.000 posti di lavoro, mentre le stime erano per un rialzo di 168.000. Per il dato sull'occupazione di domani, gli analisti attendono un tasso di disoccuazione in rialzo dal 4,6 al 4,7% e la creazione di 183.000 posti di lavoro, dopo i 178.000 Del mese precedente. Quanto ai sussidi di disoccupazione, i dati settimanali hanno fatto meglio delle attese: sono calati di 28.000 Unità a 235.000, contro le 263.000 della settimana precedente (dato rivisto al ribasso dalle 265.000 della prima stima). Nei sette giorni conclusi il 31 dicembre il numero di lavoratori che per la prima volta hanno fatto richiesta per ricevere sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti è calato vicino ai minimi in quarant'anni. Il dato è sceso al punto più basso da metà novembre ed è stato il secondo più basso dal 1973.
Ne fanno le spese le Borse europee che hanno oscillato intorno alla parità, chiudendo in leggerissimo rialzo sui livelli della vigilia. Milano è salita dello dello 0,08% a 19.642,81 punti, Parigi ha guadagnato appena lo 0,03% a 4.900 punti, Londra lo 0,08% a 7.195,31 punti e Francoforte lo 0,01% a 11.584 punti.
Chiusura contrastata per Wall Street: il Dow Jones perde lo 0,23%, il Nasdaq sale dello 0,20% mentre lo S&P 500 cede lo 0,08%.
La Borsa di Tokyo (Nikkei) ha chiuso invece in leggero ribasso dello 0,37%, dopo il balzo del 2,5% della sessione di ieri (quella iniziale del nuovo anno) che l'aveva portato ai nuovi massimi da 13 mesi. Nonostante la nuova avanzata di Wall Street e dei prezzi petroliferi - che hanno sostenuto altre borse asiatiche - il mercato azionario nipponico ha faticato oggi a tenere le posizioni, tra spinte ai realizzi di profitto favorite da un indebolimento del dollaro nei confronti dello yen (e di altre valute) seguito al tono incerto emerso dai verbali della Fed del 13-14 dicembre. La divisa nipponica si è attestata nella fascia mediana di un cambio tra 116 e 117 nei confronti del biglietto verde, contro la soglia di 118 toccata ieri. L'euro tratta in rialzo a 1,06 sul dollaro.
In una giornata in cui l'Istat ha certificato il peggioramento del rapporto debito Pil, lo Spread, invece, in lieve rialzo. Il differenziale tra Btp e Bund si attesta a 170 punti, contro i 159,6 di ieri sera. Il rendimento del titolo italiano si attesta all'1,97%.
Il petrolio tratta sostanzialmente stabile intorno ai 53 dollari al barile, mentre il Brent passa di mano a 56,29. Il risveglio dei prezzi, dovuto al taglio della produzione Opec scattato il primo gennaio, è stato frenato dalla Libia che, non dovendo rispettare i nuovi tetti, secondo l'agenzia Bloomberg sarebbe pronta a riaprire uno dei più importanti terminali di esportazione. L'oro tratta invece in rialzo. Il metallo prezioso è scambiato a 1.177 dollari l'oncia, ai massimi da circa un mese.