ROMA - Il lavoro non c'è? E allora i giovani se lo creano. Stanchi di sentirsi definire una generazione perduta, costretta a volare all'estero per trovarsi un'occupazione (sempre che qualcuno non gli costruisca muri attorno), i giovani italiani si fanno sempre più imprendiotri di sè stessi. E così si inventano lavori che prima non c'erano. Mettono su bed and breakfast (non siamo forse un Paese turistico?), diventano consulenti aziendali, giardinieri, parrucchieri e tatuatori, una nuova occupazione che è esplosa negli ultimi anni e che, se va bene, grantisce alti incassi. Per non parlare delle birrerie che vendono, non somministrano, ma hanno tutte le più pregiate marche sul mercato.
Le imprese edili e manufatturiere, al contrario, quelle tirate su da padri e nonni fanno fatica e se ne contano sempre meno. Sono i dati che emergono dal Registro delle imprese per il 2016, di Unioncamera e Infocamere, che fotografia iscrizioni e cessazioni, delle aziende italiane. L'anno comunque si è chiuso bene, con un saldo positivo di 41 mila unità (+0,7%) per le aziende italiane nel 2016. Ma determinanti sono appunto le attività degli under 35, cresciute del 10,2% rispetto al 2015. E se lo scorso anno si era toccato il tasso di iscrizione di imprese più basso dell'ultimo decennio, il trend è cambiato, compesato dal rallentamento delle chiusure. A fine dicembre si contano 6.073.763 aziende registrate e di queste una su 10 è guidata da giovani di meno di 35 anni. Sono proprio i giovani a far chiudere il bilancio in positivo nel 2016: 64mila le imprese giovanili in più, in crescita del 10,2% rispetto al 2015. Un aumento a due cifre.
D'altra parte se anche con la laurea spesso non rimane che prendere la via dell'estero e il sistema pubblico ha da tempo smesso di assumere tanto che c'è ancora una fila di precari della Pubblica amministrazione che vanno ancora stabilizzati, il lavoro tante vale inventarselo. "Le notizie positive che emergono da questa fotografia è nel come è cambiato il sistema delle imprese italiane nel 2016 - ha commentato il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello da Padova - il contributo importante dei giovani under 35 e la frenata delle chiusure. Anche il nostro Paese deve adattarsi al mondo che cambia a una velocità sempre maggiore. Più rapidamente lo faremo, più imprese saranno capaci di competere e di superare le avversità".
Saldo positivo, quindi, ma non per tutti. Quasi il 60% delle 41mila imprese registrate in più nel 2016 opera infatti in soli tre settori: turismo, commercio e servizi alle imprese. Il più dinamico in termini di crescita imprenditoriale è il comparto della vacanza, in cui si contano 8.829 bar e ristoranti in più rispetto al 2015 (+2,35%) e 2.732 attività di alloggio aggiuntive (+5,3%), con una crescita esponenziale degli affittacamere, bed and breakfast, case e appartamenti per vacanza: +15,92%, con 2.512 imprese in più. Cammina spedito anche per il comparto noleggio, le agenzie di viaggio e i servizi alle imprese, che a fine 2016 contano 7.416 aziende in più. La crescita in questo ambito è legata soprattutto alle attività di servizi per edifici e il paesaggio, che registrano un saldo positivo di 2.833 imprese generato essenzialmente dalle imprese di pulizia (+1.886) e da quelle che si occupano di giardinaggio e manutenzione delle aree verdi (+1.169).
Positivo anche il bilancio annuale delle attività di supporto alle funzioni di ufficio, a cominciare dai call center. E sono andati bene anche i servizi alla persona (+3.283 imprese), trainati essenzialmente dall'aumento di parrucchieri e estetisti (+1.739) e dalle attività di tatuaggio e piercing che, con un saldo di 622 imprese, hanno messo a segno una crescita record del +23,25%. In tempi di crisi i "lussi" degli italiani sono ormai un tatuaggio, una messa in piega, una cena e una notte in un bed and brekfast.
A fronte di questi bilanci positivi nei settori dei servizi, quelli più tradizionali continuano a segnalare un restringimento della platea delle imprese. Per le costruzioni, il 2016 si è chiuso con una riduzione complessiva di 4.733 attività (-0,7% su base annua), ma, approfondendo l'analisi dei dati, si rileva come il processo di selezione in questo settore abbia riguardato essenzialmente le micro-imprese edili, che nel 2016 hanno perso 8.400 unità; al contrario, una crescita sostenuta ha interessato le società di capitali (+6.300). Giù la manifattura con meno di 3.338 imprese, una performance che tocca tutto i comparti con la sola eccezione delle industrie alimentari e delle bevande (+696). Giù anche le imprese di riparazione, manutenzione e installazione di macchine ed apparecchiature (+1.148 unità). La metà di questo piccolo "bottino" fa riferimento alle imprese operanti nella riparazione e manutenzione di macchinari (+560 unità, pari al +3,61%) e a quelle di riparazione e manutenzione di navi e imbarcazioni (+128 imprese, pari al 5,38% in più rispetto al 2015). E questa volta è il Sud a crescere, determinando più della metà dell'intero saldo annuale, staccando nettamente anche il Centro (+13.386 il saldo) e il Nord-Ovest (+6.255). Male invece per il Nord Est, che chiude il 2016 con una riduzione di 1.205 imprese (-0,1%).
Le imprese edili e manufatturiere, al contrario, quelle tirate su da padri e nonni fanno fatica e se ne contano sempre meno. Sono i dati che emergono dal Registro delle imprese per il 2016, di Unioncamera e Infocamere, che fotografia iscrizioni e cessazioni, delle aziende italiane. L'anno comunque si è chiuso bene, con un saldo positivo di 41 mila unità (+0,7%) per le aziende italiane nel 2016. Ma determinanti sono appunto le attività degli under 35, cresciute del 10,2% rispetto al 2015. E se lo scorso anno si era toccato il tasso di iscrizione di imprese più basso dell'ultimo decennio, il trend è cambiato, compesato dal rallentamento delle chiusure. A fine dicembre si contano 6.073.763 aziende registrate e di queste una su 10 è guidata da giovani di meno di 35 anni. Sono proprio i giovani a far chiudere il bilancio in positivo nel 2016: 64mila le imprese giovanili in più, in crescita del 10,2% rispetto al 2015. Un aumento a due cifre.
D'altra parte se anche con la laurea spesso non rimane che prendere la via dell'estero e il sistema pubblico ha da tempo smesso di assumere tanto che c'è ancora una fila di precari della Pubblica amministrazione che vanno ancora stabilizzati, il lavoro tante vale inventarselo. "Le notizie positive che emergono da questa fotografia è nel come è cambiato il sistema delle imprese italiane nel 2016 - ha commentato il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello da Padova - il contributo importante dei giovani under 35 e la frenata delle chiusure. Anche il nostro Paese deve adattarsi al mondo che cambia a una velocità sempre maggiore. Più rapidamente lo faremo, più imprese saranno capaci di competere e di superare le avversità".
Saldo positivo, quindi, ma non per tutti. Quasi il 60% delle 41mila imprese registrate in più nel 2016 opera infatti in soli tre settori: turismo, commercio e servizi alle imprese. Il più dinamico in termini di crescita imprenditoriale è il comparto della vacanza, in cui si contano 8.829 bar e ristoranti in più rispetto al 2015 (+2,35%) e 2.732 attività di alloggio aggiuntive (+5,3%), con una crescita esponenziale degli affittacamere, bed and breakfast, case e appartamenti per vacanza: +15,92%, con 2.512 imprese in più. Cammina spedito anche per il comparto noleggio, le agenzie di viaggio e i servizi alle imprese, che a fine 2016 contano 7.416 aziende in più. La crescita in questo ambito è legata soprattutto alle attività di servizi per edifici e il paesaggio, che registrano un saldo positivo di 2.833 imprese generato essenzialmente dalle imprese di pulizia (+1.886) e da quelle che si occupano di giardinaggio e manutenzione delle aree verdi (+1.169).
Positivo anche il bilancio annuale delle attività di supporto alle funzioni di ufficio, a cominciare dai call center. E sono andati bene anche i servizi alla persona (+3.283 imprese), trainati essenzialmente dall'aumento di parrucchieri e estetisti (+1.739) e dalle attività di tatuaggio e piercing che, con un saldo di 622 imprese, hanno messo a segno una crescita record del +23,25%. In tempi di crisi i "lussi" degli italiani sono ormai un tatuaggio, una messa in piega, una cena e una notte in un bed and brekfast.
A fronte di questi bilanci positivi nei settori dei servizi, quelli più tradizionali continuano a segnalare un restringimento della platea delle imprese. Per le costruzioni, il 2016 si è chiuso con una riduzione complessiva di 4.733 attività (-0,7% su base annua), ma, approfondendo l'analisi dei dati, si rileva come il processo di selezione in questo settore abbia riguardato essenzialmente le micro-imprese edili, che nel 2016 hanno perso 8.400 unità; al contrario, una crescita sostenuta ha interessato le società di capitali (+6.300). Giù la manifattura con meno di 3.338 imprese, una performance che tocca tutto i comparti con la sola eccezione delle industrie alimentari e delle bevande (+696). Giù anche le imprese di riparazione, manutenzione e installazione di macchine ed apparecchiature (+1.148 unità). La metà di questo piccolo "bottino" fa riferimento alle imprese operanti nella riparazione e manutenzione di macchinari (+560 unità, pari al +3,61%) e a quelle di riparazione e manutenzione di navi e imbarcazioni (+128 imprese, pari al 5,38% in più rispetto al 2015). E questa volta è il Sud a crescere, determinando più della metà dell'intero saldo annuale, staccando nettamente anche il Centro (+13.386 il saldo) e il Nord-Ovest (+6.255). Male invece per il Nord Est, che chiude il 2016 con una riduzione di 1.205 imprese (-0,1%).