Economia

La Fed conferma le attese e alza i tassi Usa

La banca centrale Usa ha incrementato di un quarto di punto il costo del denaro, portandolo in una forchetta fra lo 0,75% e l'1%. Si tratta del primo aumento del 2017 e del terzo dal 2006

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MILANO - La Federal reserve ha alzato i tassi di interesse di 25 punti base allo 0,75-1%. Lo ha annunciato il suo braccio di politica monetaria, il Federal open market committee, alla fine della sua riunione, iniziata ieri. Si tratta della prima stretta monetaria del 2017 e la terza dal giugno 2006. Le altre, a loro volta di un quarto di punto percentuale, ci sono state nel dicembre del 2015 e del 2016. Bisogna tornare all'ottobre 2008 per avere un costo del denaro dell'1%; due mesi dopo - ossia nel pieno della peggiore crisi finanziaria dalla grande depressione degli anni '30 del secolo scorso - fu portato praticamente a zero (allo 0-0,25%, per l'esattezza). Con questa mossa, l'istituto centrale guidato da Janet Yellen continua la normalizzazoone della sua politica monetaria.

E la Fed non si fermerà qui.  Gli aumenti dei tassi di interesse continueranno e saranno "graduali". La banca prevede, secondo quanto emerge dalle attese dei partecipanti del board, altri due rialzi nel 2017, per un totale di tre nell'anno. Altri tre rialzi sono attesi per il 2018. Lo scorso dicembre la Fed aveva previsto tre aumenti per l'anno in corso e altri tre rispettivamente nel 2018 e 2019. Nel 2016 la Fed ha alzato i tassi di interesse una sola volta, anche se a dicembre 2015, quando li aveva aumentati per la prima volta dal giugno 2006, aveva anticipato quattro giri di vite nel corso dell'anno scorso, idea appunto abbandonata progressivamente nei mesi successivi.

Secondo la Fed, "le condizioni economiche evolveranno in modo tale da richiedere incrementi graduali dei tassi", che "probabilmente" resteranno "per un pò" al di sotto dei livelli che ci si aspetta prevalgano nel lungo termine. Nel documento si apprende che "l'attività economica ha continuato a espandersi a passo moderato" e che il mercato del lavoro ha continuato a "rafforzarsi" con la creazione di posti di lavoro. Le spese delle famiglie americane sono salite "moderatamente" - come scritto nel comunicato della riunione dell'1 febbraio scorso - e gli investimenti fissi aziendali "si sono rafforzati".

Nel 2017 l'inflazione si dovrebbe attestare all'1,9%, come anticipato a dicembre. La componente "core", quella epurata dalle componenti più volatili come i prezzi di energia e generi alimentari, è stimato un 1,9%, in rialzo dall'1,8% previsto in precedenza. Per il 2018, a fronte di una crescita del 2,1% (contro il 2% di dicembre), è previsto un tasso di inflazione "core" al 2% (invariato dalla stima precedente) e un tasso di disoccupazione al 4,5%, come la stima di dicembre. Per il 2019 la Banca centrale americana prevede un aumento del Pil dell'1,9% (in linea con dicembre), un tasso di disoccupazione al 4,5% (come la stima precedente) e un'inflazione "core" al 2%, in linea con la stima precedenti. Per il lungo termine le previsioni parlano di un Pil all'1,8% (dato invariato) e un tasso di disoccupazione al 4,7% (in calo dal 4,8% della stima precedente).