Economia

La Fed alza i tassi, non succedeva dal 2006. Stop all'era del denaro a costo zero

La Banca centrale Usa rispetta le previsioni: i tassi salgono allo 0,25-0,5%. Tranquillizzati i mercati: si prevedono "aumenti graduali" nel prossimo anno. Rafforzate le previsioni sul Pil per il 2016, scendono quelle sull'inflazione. Wall Street in rialzo

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MILANO - La Federal Reserve ha alzato i tassi di interesse dei Fed Funds dello 0,25%, portandoli quindi in una banda tra lo 0,25% e lo 0,50% dal precedente range tra zero e 0,25%. Era da nove anni che il costo del denaro in Usa non veniva aumentato e dal 2008 i tassi si trovavano in quella fascia minima. La stessa presidente della Fed, Janet Yellen, ha sottolineato che con la mossa odierna "pone fine a un periodo eccezionale", caratterizzato dalla crisi finanziaria e dalla più ampia recessione della storia. Ma ora la Fed "riconosce i considerevoli progressi dell'economia", che crescerà poco più del 2% a fine anno, e per questo il rialzo "è appropriato".

Nel comunicato di annuncio della decisione, la Banca centrale ha scritto che "Il Comitato ritiene che ci siano significativi miglioramenti nelle condizioni del mercato del lavoro, quest'anno, ed è fiducioso che l'inflazione salirà nel medio termine al suo obiettivo del 2%". Certo, restano rischi che per Yellen dipendono "dagli sviluppi esteri", in primis dal rallentamento dei mercati emergenti. Ma il senso è che gli Usa sono forti abbastanza. Gli osservatori e i mercati finanziari scommettevano ormai da tempo sull'innalzamento dei tassi da parte della Fed, per rompere il  percorso discendente che ha portato Ben Bernanke - esattamente il 16 dicembre di sette anni fa - ad abbattere i tassi nella fascia minima dello 0-0,25%, dalla quale non ci si era mai spostati. Anche oggi la giornata di Borsa ha ruotato intorno all'attesa per le scelte di Washington, nonostante il calo del prezzo del petrolio resti una preoccupazione per gli investitori. Alla pubblicazione della decisione della Fed, Wall Street ha spiccato il volo: il Dow Jones è salito dell'1,28%, il Nasdaq è avanzato dell'1,52% mentre lo S&P 500 ha messo a segno un progresso dell'1,4%.

Una mossa attesa dal 2006. Cosa cambia per dollaro, mercati ed Emergenti
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La riunione della Banca centrale americana ha portato anche a delineare un percorso di innalzamento dei tassi "graduale" nel corso del 2016, rassicurando i mercati e usando quel termine ben due volte. Dopo quello odierno, a conti fatti, potrebbero arrivare altri quattro rialzi di tassi da un quarto di punto durante l'anno prossimo. Qualche indicazione arriva infatti dal sondaggio tra i membri del direttivo Fed sul tasso di interesse ritenuto "appropriato" negli anni a venire, pari all'1,375% a fine 2016, al 2,375% a fine 2017 e al 3,25% a fine 2018, con un obiettivo di medio termine del 3,5%. La Fed dice di aspettarsi che "con graduali aggiustamenti della politica monetaria, l'attività economica continuerà ad espandersi a un passo moderato e gli indicatori del mercato del lavoro continueranno a rafforzarsi". Il Comitato inoltre "si aspetta che le condizioni economiche evolvernno in modo tale da giustificare solo incrementi graduali dei tassi", tassi che "probabilmente rimarrano, per un pò, sotto i livelli che sono attesi prevalere nel lungo termine. Tuttavia, il reale passo dei tassi dipenderà dall'outlook economico, così come riflesso dai dati in arrivo".
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L'economista: "Mossa giusta"

Quanto alla salute dell'economia Usa, sono rimaste invariate le stime sulla crescita dell'anno in corso, così come quelle sull'occupazione. Per il 2015, si attende una crescita del prodotto interno lordo al 2,1%, in linea con il dato di settembre. Quest'anno il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi al 5%, come previsto a settembre. Alzate leggermente invece le stime di crescita al 2016, che ora passano al 2,4% dal precedente 2,3%. Riviste al ribasso invece le stime sull'inflazione 'core', cioè calcolata al netto di fattori straordinari come l'energia: è attesa all'1,3% nel 2015 (1,4% secondo le precedenti previsioni), all'1,6% nel 2016 (1,7% in precedenza), all'1,9% nel 2017 e al 2% nel 2018.