MILANO - I mercati sono giunti finalmente all'atteso responso da parte della Federal Reserve sul rialzo dei tassi Usa. Il governatore Janet Yellen, secondo le attese degli investitori, alzerà il costo del denaro che è al livello dal lontano 2008. Gli analisti aspettano toni da 'colomba' nel comunicato della Banca centrale Usa, con particolare attenzione a quanto verrà prospettato circa il ritmo di innalzamento dei tassi nel prossimo futuro. Ieri è arrivata l'ultima spinta all'azione, con la dinamica dell'inflazione 'core' (quella che esclude le variabili stagionali e l'energia) in linea con l'obiettivo della Fed stessa, al +2%.
L'attesa per un rialzo, ma estremamente cauto, porta volatilità sul dollaro. Secondo gli osservatori, infatti, da una parte c'è spazio per un rafforzamento del biglietto verde in concomitanza con l'effettivo annuncio della stretta monetaria. D'altra parte, il percorso al ralenti di rialzi dei tassi che tutti si aspettano potrebbe frenare la crescita del dollaro, se non addirittura invertirne la tendenza. Non a caso, le posizioni 'da toro' verso il dollaro negli ultimi tempi si sono smorzate: la memoria è andata alla debolezza che si è verificata all'inizio dei cicli restrittivi di politica monetaria già nel 2004, nel 1999 e nel 1994. Nella circostanza più recente (giugno 2004), il biglietto verde andò in ribasso in cinque delle sei settimane successive alla mossa Fed, salvo poi cominciare un periodo di apprezzamento che durò tutto l'anno successivo.
Se la decisione della Fed è senza dubbio l'evento della settimana, un occhio particolare va anche al petrolio. I prezzi del greggio, ieri in recupero, oggi tornano a precipitare: alla chiusura delle Borse Ue il Wti a gennaio scende sotto 36 dollari al barile, il Brent vira in negativo di nuovo verso 37 dollari. Sulle quotazioni pesa l'aumento di 4,801 milioni di unità delle scorte Usa, a 490,657 milioni, mentre gli analisti attendevano un ribasso di 1,4 milioni di barili. I mercati europei terminano in peggioramento con il calo del petrolio: Milano scende dello 0,29%, Parigi sale dello 0,28%, Francoforte segna alla fine +0,16% e Londra +0,72%. Resta sotto i riflettori Telecom, dopo l'assemblea che ha bocciato la conversione delle azioni risparmio in ordinarie. In attesa delle notizie da Washington, l'euro chiude poco mosso a 1,0931 dollari e 133,21 yen. Stabile lo spread tra Btp e Bund: il differenziale di rendimento è a 102 punti base con il rendimento all'1,7%. Annulla i guadagni iniziali anche Wall Street: alla chiusura degli scambi Ue, il Dow Jones è invariato, mentre mentre il Nasdaq avanza dello 0,2%.
L'agenda macroeconomica del Vecchio continente registra gli indici Pmi che anticipano gli andamento del settore manifatturiero: il dato dell'Eurozona sale al top da 20 mesi a 53,1 punti a dicembre, sopra la quota 50 che separa l'espansione dalla contrazione economica. Buone nuove dalla Francia, che confermano i buoni dati della produzione industriale, con l'indicatore che sale a 51,6 punti a dicembre, dal 50,6 di novembre, il livello più elevato da 21 mesi. In espansione anche la Germania: 53 punti, in rialzo dai 52,9 punti del mese precedente. Gli analisti avevano previsto un leggero calo a 52,8 punti. Si segnala per altro un leggero aumento dell'inflazione europea, che resta comunque molto bassa: il tasso dell'aumento annuale dei prezzi nell'Eurozona calcolato per novembre da Eurostat è infatti pari allo 0,2%. Nel mese precedente era 0,1%. Nell'Ue a 28 paesi i prezzi aumentano dello 0,1% in novembre dopo essere rimasti invariati in ottobre. Oltre alla decisione della Banca centrale, gli Usa si registra il calo dell'1,1% delle richieste di nuovi mutui, nella settimana chiusa l'11 dicembre; batte le attese l'avvio dei cantieri edili (+10,5%), mentre delude la produzione industriale di novembre in calo dello 0,6% contro una previsione di -0,2%. Nel pomeriggio arriveranno anche il Pmi del settore manifatturiero (stima flash) e le scorte di petrolio.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in forte rialzo dopo due sedute negative, rinvigorita dal recupero del dollaro. L'indice Nikkei ha guadagnato il 2,61% (+484,01 punti) a 19.049,91 punti a fine scambi. L'indice Topix è salito del 2,54% (+38,17 punti) a 1.540,72 punti. Poco risalto ha avuto il fatto che l'indice Pmi flash di Nikkei/Markit sull'andamento della manifattura in Giappone a dicembre sia sceso a 52,5 punti dai 52,6 di novembre. Anche Hong Kong ha segnato un balzo di due punti percentuali, mentre Shanghai ha trattato poco sopra la pari. Seduta positiva per la seconda volta di seguito, ieri sera, a Wall Street con il Dow Jones a 17.525 punti (+0,90%) e il Nasdaq a 4.995 punti (+0,87%). L'oro è in rialzo a 1.066,55 dollari l'oncia.
L'attesa per un rialzo, ma estremamente cauto, porta volatilità sul dollaro. Secondo gli osservatori, infatti, da una parte c'è spazio per un rafforzamento del biglietto verde in concomitanza con l'effettivo annuncio della stretta monetaria. D'altra parte, il percorso al ralenti di rialzi dei tassi che tutti si aspettano potrebbe frenare la crescita del dollaro, se non addirittura invertirne la tendenza. Non a caso, le posizioni 'da toro' verso il dollaro negli ultimi tempi si sono smorzate: la memoria è andata alla debolezza che si è verificata all'inizio dei cicli restrittivi di politica monetaria già nel 2004, nel 1999 e nel 1994. Nella circostanza più recente (giugno 2004), il biglietto verde andò in ribasso in cinque delle sei settimane successive alla mossa Fed, salvo poi cominciare un periodo di apprezzamento che durò tutto l'anno successivo.
Se la decisione della Fed è senza dubbio l'evento della settimana, un occhio particolare va anche al petrolio. I prezzi del greggio, ieri in recupero, oggi tornano a precipitare: alla chiusura delle Borse Ue il Wti a gennaio scende sotto 36 dollari al barile, il Brent vira in negativo di nuovo verso 37 dollari. Sulle quotazioni pesa l'aumento di 4,801 milioni di unità delle scorte Usa, a 490,657 milioni, mentre gli analisti attendevano un ribasso di 1,4 milioni di barili. I mercati europei terminano in peggioramento con il calo del petrolio: Milano scende dello 0,29%, Parigi sale dello 0,28%, Francoforte segna alla fine +0,16% e Londra +0,72%. Resta sotto i riflettori Telecom, dopo l'assemblea che ha bocciato la conversione delle azioni risparmio in ordinarie. In attesa delle notizie da Washington, l'euro chiude poco mosso a 1,0931 dollari e 133,21 yen. Stabile lo spread tra Btp e Bund: il differenziale di rendimento è a 102 punti base con il rendimento all'1,7%. Annulla i guadagni iniziali anche Wall Street: alla chiusura degli scambi Ue, il Dow Jones è invariato, mentre mentre il Nasdaq avanza dello 0,2%.
L'agenda macroeconomica del Vecchio continente registra gli indici Pmi che anticipano gli andamento del settore manifatturiero: il dato dell'Eurozona sale al top da 20 mesi a 53,1 punti a dicembre, sopra la quota 50 che separa l'espansione dalla contrazione economica. Buone nuove dalla Francia, che confermano i buoni dati della produzione industriale, con l'indicatore che sale a 51,6 punti a dicembre, dal 50,6 di novembre, il livello più elevato da 21 mesi. In espansione anche la Germania: 53 punti, in rialzo dai 52,9 punti del mese precedente. Gli analisti avevano previsto un leggero calo a 52,8 punti. Si segnala per altro un leggero aumento dell'inflazione europea, che resta comunque molto bassa: il tasso dell'aumento annuale dei prezzi nell'Eurozona calcolato per novembre da Eurostat è infatti pari allo 0,2%. Nel mese precedente era 0,1%. Nell'Ue a 28 paesi i prezzi aumentano dello 0,1% in novembre dopo essere rimasti invariati in ottobre. Oltre alla decisione della Banca centrale, gli Usa si registra il calo dell'1,1% delle richieste di nuovi mutui, nella settimana chiusa l'11 dicembre; batte le attese l'avvio dei cantieri edili (+10,5%), mentre delude la produzione industriale di novembre in calo dello 0,6% contro una previsione di -0,2%. Nel pomeriggio arriveranno anche il Pmi del settore manifatturiero (stima flash) e le scorte di petrolio.
In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in forte rialzo dopo due sedute negative, rinvigorita dal recupero del dollaro. L'indice Nikkei ha guadagnato il 2,61% (+484,01 punti) a 19.049,91 punti a fine scambi. L'indice Topix è salito del 2,54% (+38,17 punti) a 1.540,72 punti. Poco risalto ha avuto il fatto che l'indice Pmi flash di Nikkei/Markit sull'andamento della manifattura in Giappone a dicembre sia sceso a 52,5 punti dai 52,6 di novembre. Anche Hong Kong ha segnato un balzo di due punti percentuali, mentre Shanghai ha trattato poco sopra la pari. Seduta positiva per la seconda volta di seguito, ieri sera, a Wall Street con il Dow Jones a 17.525 punti (+0,90%) e il Nasdaq a 4.995 punti (+0,87%). L'oro è in rialzo a 1.066,55 dollari l'oncia.