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Borse giù dopo il flop di Trump su Obamacare. Chiusura in netto calo per Tokyo

Crescono i timori tra gli investitori sulla reale capacità del presidente Usa di mettere in pratica la sua agenda dopo che la sua iniziativa per sostituire la riforma sanitaria varata da Obama non ha trovato i voti sufficienti al Congresso. Il dollaro si indebolisce. Apertura stabile per lo spread. Petrolio sotto i 48 dollari  sulle incertezze legate al prolungamento dei taglia alla produzione
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MILANO - Il passo falso di Donald Trump su Obamacare, la prima prova del presidente americano al Congresso, si fa sentire sui mercati. Gli indici europei chiudono tutti in calo: Milano perde lo 0,32%, con il comparto bancario in flessione e Ferrari in evidenza dopo la vittoria di Vettel nel Gp inaugurale della stagione. Deboli anche le altre: Londra arretra dello 0,59%, Parigi dello 0,07% e Francoforte dello 0,57%. Inizio in salita anche per Wall Street:  Il Dow Jones perde lo 0,33%, il Nasdaq cede lo 0,11%, lo S&P500 lo 0,47%.

In mattinata, Tokyo ha archiviato la seduta in deciso ribasso, con l'indice Nikkei giù dell'1,44%. Gli analisti da diversi giorni stanno ricalibrando le aspettative poste sull'ex tycoon e sulla sua reale capacità di mettere in pratica in tempi stretti quanto promesso durante e dopo la campagna elettorale. "Gli investitori d'ora in avanti saranno più prudenti dopo i forti guadagni che si sono registrati da nove…
MILANO - Il passo falso di Donald Trump su Obamacare, la prima prova del presidente americano al Congresso, si fa sentire sui mercati. Gli indici europei chiudono tutti in calo: Milano perde lo 0,32%, con il comparto bancario in flessione e Ferrari in evidenza dopo la vittoria di Vettel nel Gp inaugurale della stagione. Deboli anche le altre: Londra arretra dello 0,59%, Parigi dello 0,07% e Francoforte dello 0,57%. Inizio in salita anche per Wall Street:  Il Dow Jones perde lo 0,33%, il Nasdaq cede lo 0,11%, lo S&P500 lo 0,47%.

In mattinata, Tokyo ha archiviato la seduta in deciso ribasso, con l'indice Nikkei giù dell'1,44%. Gli analisti da diversi giorni stanno ricalibrando le aspettative poste sull'ex tycoon e sulla sua reale capacità di mettere in pratica in tempi stretti quanto promesso durante e dopo la campagna elettorale. "Gli investitori d'ora in avanti saranno più prudenti dopo i forti guadagni che si sono registrati da novembre in poi", spiega James Woods, analista di Rivkin Securities citato da Bloomberg. "La sconfitta su Obamacare rende la riforma fiscale ancora più difficile".

Seduta poco mossa per lo spread. Il differenziale tra il Btp a dieci anni e il Bund tedesco ha chiuso a 178 punti base, mentre il rendimento del bond decennale italiano si attesta al 2,17per cento. Il flop di Trump pesa anche sul dollaro, in deciso calo. L'euro passa di mano a 1,0881 sul biglietto verde e si porta così ai massimi da quattro mesi.

Migliora e batte le attese il dato sulla fiducia degli investitori tedeschi per il mese di marzo. L'indice Ifo in Germania, che misura la fiducia degli imprenditori, si è attestato a marzo a 112,3 punti rispetto ai 111 di febbraio. Il mercato si attendeva un dato pari a 111,1 punti. Sempre sul fronte dei dati macroeconomici la crescita della massa monetaria m3, l'aggregato utilizzato dalla bce per indicare l'inflazione, si è attestata a +4,7% a febbraio sotto le attese di +4,9% (il dato di gennaio è stato rivisto a +4,8% da +4,9). L'm1 è invece rimasto stabile a +8,4%.

Dai verbali della riunione del board della Banca del Giappone arriva invece l'indcazione della volontà di non cambiare la propria politica e di proseguire con l'allentamento monetario, con l'obiettivo di rendere più stabili i prezzi e instradare il Paese verso un sentiero di crescita autosufficiente. Secondo il board, anche se in Giappone la ripresa è più consistente della media globale, la strada da percorrere è ancora lunga prima di arrivare ad un inflazione fissata al 2%.

Sul fronte delle materie prime continua la disccesa del prezzo del petrolio a causa delle incertezze che ancora persistono, fra paesi Opec e non, sul prolungamento dei tagli alla produzione. Il greggio Wti del Texas scende di 13 centesimi a 47,80 dollari al barile mentre il Brent si attesta a 50,82 euro. Cinque paesi hanno chiesto nei giorni scorsi una estensione del taglio alla produzione da mettere nell'agenda del vertice Opec di aprile ma la Russia, che dell'organizzazione non fa parte ma ha aderito all'ultima intesa, ha chiesto tempo per esprimere una decisione. Le incertezze legate all'amministrazione americana continuano a spingere al rialzo l'oro. Il lingotto, cresce a 1258 dollari l'oncia, in aumento dell'1,23%.