Economia

Borse piatte in attesa dell'incontro fra Trump e Xi

A Milano comparto del credito sotto i riflettori: sale il conto per salvare le venete. Tokyo ha perso lo 0,9% portandosi ai minimi da gennaio: pesa il rafforzamento dello yen. L'oro recupera in attesa di capire le mosse della Fed e del report sul lavoro Usa, complice la minore propensione al rischio degli investitori. Fiammata dello spread, poi chiude a 200 punti

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MILANO - I mercati europei chiudono poco mossi dopo che i fatti di San Pietroburgo hanno riportato alta in agenda la minaccia terroristica e spostato l'attenzione sul complicato quadro geopolitico attuale. Anche in Asia gli scambi sono stati sottotono, in scia a una performance poco brillante degli Usa e con il Giappone appesantito dal terzo giorno consecutivo di rialzi dello yen contro il dollaro. Nella seconda parte di giornata, in ogni caso, gli indici virano al rialzo e Milano termina le contrattazioni girando in positivo dello 0,07%, dopo aver trattato in rosso per buona parte della giornata. Francoforte segna un guadagno dello 0,21%, Londra si rafforza a +0,54% e Parigi sale dello 0,3% finale. Wall Street chiude in territorio positivo con il Dow Jones che sale dello 0,18%, il Nasdaq che avanza dello 0,07% e lo S&P 500 che mette a segno un progresso dello 0,05%. In sostanza gli investitori si preparano all'incontro, previsto giovedì e venerdì, tra il presidente americano Donald Trump e quello cinese Xi Jinping. Il Dow Jones sale dello 0,2%, il Nasdaq è poco sopra la parità.

A Piazza Affari l'attenzione si punta sul comparto del credito, in particolare alla vicenda delle banche venete. All'indomani della perdita di 1,5 miliardi fatta segnare da Veneto Banca, secondo quanto riporta Bloomberg la Bce - che ha giudicato solvibili i due istituti del Nord Est e quindi ammissibili agli aiuti di Stato - avrebbe indicato una necessità di capitale da 6,4 miliardi per puntellare gli istituti. Questi, che prevedono una fusione entro l'anno, avevano calcolato un fabbisogno di capitale di 4,7 miliardi. Dal Tesoro e dalla Commissione Ue, intanto, è emersa fiducia sul buon esito delle discussioni che stanno procedendo in questi giorni. Tra i singoli titoli, Mediobanca ha abbassato a "neutral" il giudizio su A2A - a valle di conti e piano presentati alla vigilia - mentre Deutsche Bank ha tagliato l'Eni da "buy" a "hold". Positiva Fincantieri e anche - al debutto in Borsa - Unieuro.

Con i mercati cinesi chiusi per festività, è stato il comparto dell'auto - reduce dalle vendite negative negli Stati Uniti - a segnare gli andamenti meno brillanti. In mattinata, dunque, la Borsa di Tokyo ha chiuso in calo, ai minimi da gennaio, per il rialzo dello yen, dopo l'attentato alla metropolitana di San Pietroburgo. L'indice Nikkei arretra dello 0,91% a 18.810,25 punti. Incerta Sydney (-0,3%) dopo che la Banca centrale australiana ha lasciato i tassi invariati.

Sul fronte dei cambi, l'euro chiude in calo sotto 1,07 dollari e anche il biglietto verde cede sullo yen, dopo l'attentato alla metropolitana di San Pietroburgo che frena la propensione al rischio degli investitori. La moneta europea passa di mano a 1,0657 dollari e scende a 117,70 yen, il minimo dell'anno. Dopo una fiammata a 203 punti base, lo spread tra Btp e Bund tedeschi si stabilizza in area 200 con il rendimento del decennale italiano al 2,24%. Con aprile, la Bce ha avviato la stretta agli acquisti nell'ambito del Quantitative easing: l'ammontare mensile passa da 80 a 60 miliardi.

Dopo la buona performance degli indici Pmi di ieri, le vendite al dettaglio dell'Eurozona sono salite a febbraio dello 0,7% e così nella Ue (a gennaio +0,1% e +0,2% rispettivamente). Rispetto a febbraio 2016, +1,8% e +2,2%. In Italia, l'Istat ha pubblicato i dati sui saldi del bilancio pubblico del quarto trimestre, confermando il deficit/Pil al 2,4% e vedendo il potere d'acquisto delle famiglie in crescita. Da segnalare anche la fotografia del mercato immobiliare, con un 2016 ancora di calo dei prezzi ma segnali di ripresa a fine anno. Negli Stati Uniti, gli ordini alle fabbriche sono saliti dell'1% a febbraio (in linea con le attese) e l'indice Ism di New York ha accelerato a marzo a 56,5 punti. Più basso delle stime il deficit commerciale di febbraio: è calato del 9,6% a 43,5 miliardi.

Tornano a crescere le quotazioni dell'oro dopo le prese di profitto di ieri sull'ipotesi che la Federal reserve possa rallentare il processo di rialzo dei tassi: alla chiusura dei mercati europei, il lingotto con consegna immediata guadagna lo 0,1% a 1.255 dollari l'oncia. In apprezzamento anche il petrolio, che riprende il filo dei rally dei giorni scorsi: il Wti sale dell'1,3% a 50,9 dollari e il Brent aggiunge l'1,7% a 54 dollari al barile.