Economia

Cautela sui mercati finanziari, petrolio debole dopo la rottura del Golfo

La chiusura dei rapporti con il Qatar resta un elemento di tensione, risale l'oro bene rifugio. Ma il greggio cala: si teme più per la tenuta dell'accordo Opec che per eventuali problemi alla produzione. Spread vicino a 200 punti in attesa della riunione Bce e del voto in Gran Bretagna

2 minuti di lettura
MILANO - La tensione nel Golfo, dopo che Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi e Bahrein hanno annunciato lo stop dei rapporti diplomatici con il Qatar con accuse di fiancheggiare il terrorismo, e i suoi riflessi sull'andamento del petrolio, restano uno dei fattori principali di queste giornate di scambi. I listini europei chiudono deboli mentre - registra Bloomberg - gli investitori si stanno mostrando cauti dopo una galoppata delle azioni globali durata un mese e mezzo. Milano termina in rialzo dello 0,19% dopo aver oscillato sopra e sotto la parità, con le banche ancora osservate speciali in attesa di sistemare la situazione delle venete. Vanno peggio le altre: Francoforte perde l'1,04% (ieri era chiusa sfuggendo alle vendite), Parigi lo 0,73% mentre Londra termina piatta (-0,01%). Apprensione per il Banco Popular: l'istituto spagnolo è a un passo dal bail-in, si tratta con la Bce per trovare una soluzione e tamponare la crisi di liquidità. Wall Street è debole con il Dow Jones in ribasso dello 0,1% e il Nasdaq invariato.

Il dollaro è in una fase di ribasso e in realtà l'oro nero non si scompone di fronte agli screzi mediorientali: gli esperti non credono che le tensioni avere riflessi sui livelli di produzione. L'agenzia Usa è piuttosto convinta del fatto che il principale "perdente" da questa rottura diplomatica sarà Qatar Airways.

L'euro chiude in rialzo sul dollaro, il quale arretra anche sullo yen: la moneta europea passa di mano a 1,1273 dollari e 123,53 yen. In calo il dollaro/yen a 109,38. Sterlina volatile e sotto 1,29 dollari in chiusura, a 1,2886. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si porta verso 200 punti base, per un rendimento del decennale italiano oltre il 2,2%, in vista della riunione Bce di giovedì dalla quale si attendono lumi sul calendario di disimpegno di Francoforte. Sarà un giorno cruciale: sono in calendario anche le elezioni inglesi e la testimonianza al Senato Usa dell'ex capo dell'Fbi, James Comey.

In agenda si registrano la presentazione della nota mensile Istat sull'economia italiana, che è vista in accelerazione, e del rapporto della Cna sulla tassazione delle Pmi, mentre Confindustria si occupa di industria metalmeccanica. Tra i dati macro spicca la crescita dello 0,1% delle vendite al dettaglio nell'Eurozona ad aprile su marzo, mantre nella Ue sono salite dello 0,5%. L'inflazione annuale dell'area Ocse in aprile ha segnato un'accelerazione al 2,4% dal 2,3% di marzo.

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso con una perdita attorno all'1% al termine di una seduta appesantita dal ripiegamento del dollaro nel cambio con lo yen e dalla debolezza dei corsi del petrolio depressi dalle tensioni tra Arabia Saudita e Qatar. L'indice Nikkei dei titoli guida ha chiuso la seduta in calo dello 0,95% a 19.979,90 punti, ricadendo sotto la soglia dei 20mila punti che aveva rivisto venerdì per la prima volta dopo un anno e mezzo. Il più ampio indice Topix ha lasciato sul terreno lo 0,84% fermandosi a 1.596,44 punti.

Come accennto, il petrolio non subisce scossoni particolari e i prezzi si allontanano ulteriormente dai 50 dollari al barile. Più che pensare a problemi di produzione per il Qatar, gli investitori sembrano temere che la rottura con gli altri paesi del Golfo, tra cui l'Arabia saudita, possa minare gli sforzi dell'Opec per sostenere i prezzi tramite l'annunciata estensione dei tagli alla produzione fino a marzo 2018. Il Qatar è un piccolo produttore, ma se il fronte s'incrinasse non sarebbe certo un buon segnale. Alla chiusura dei mercati europei, il Brent si attesta poco sopra 49 dollari al barile, in calo dell'8% rispetto al 25 maggio, quando sono state rese note le decisioni dell'Opec sulla produzione, mentre il Wti sta scivolando verso i 47 dollari. A testimoniare la fase di cautela degli investitori c'è il rialzo dell'oro, che tratta a 1.295 dollari l'oncia (in crescita di oltre un punto percentuale) quando in Europa terminano gli scambi.