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La Bce segnala il cambio di rotta, ma l'inflazione bassa rende ancora necessari gli stimoli

Il direttorio Bce, foto di Arno Mikkor, Ecb Flickr 
Dalla riunione di Tallinn non vengono toccati i tassi, ma dal comunicato spariscono i riferimenti alla possibilità di portarli ancora più giù: un "segnale" che pian piano la politica monetaria va verso la normalizzazione. Ma con i prezzi ancora bassi Draghi avrà buon gioco a parare i colpi dei falchi e rimandare le decisioni sul Qe a dopo l'estate La diretta della nostra inviata Tonia Mastrobuoni
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TALLINN - La Bce non tocca il costo del denaro, come si aspettavano gli analisti, ma lancia il segnale che i mercati si attendevano. Il comunicato del Direttorio che chiude la riunione di Tallinn precisa che il costo del denaro resta fermo con il tasso principale a livello zero e quello sui depositi delle banche in negativo dello 0,4%. Invariato anche il piano d'acquisti del Quantitative easing, che vale 60 miliardi al mese e durerà fino a fine anno. Ma nei dettagli si scorgono quei segnali di un cambio di rotta, nel futuro: sparisce il riferimento alla possibilità di portare i tassi "più in basso", in caso di necessità data dalla situazione economica e finanziaria. Una eventualità alla quale nessuno ha mai dato credito, ma che ha sempre messo l'Eurotower in una posizione "accomodante" verso i mercati, come a dire 'in caso di bisogno, possiamo fare di più'.

A favore della posizione delle "colombe", nel comunicato del Direttorio - sul quale i governatori non hanno votato, ma "non ci sono state voci dissenzienti", ha spiegato Mario Draghi - è rimasto invece il riferimento alla possibilità di rivedere la portata e la dimensione degli acquisti, se "le prospettive diverranno meno favorevoli o se le condizioni finanziarie" lo renderanno opportuno. Un punto per è anche l'aver mantenuto la precisazione che i tassi saliranno solo "ben oltre" la fine degli acquisti.

Nella conferenza stampa di Draghi, il governatore ha spiegato che non è stato affrontato il tema del tapering, il calendario della fine degli stimoli, e lanciato un altro segnale quando ha annotato il miglioramento della situazione economica, sottolineando che i dati più recenti continuano a indicare una "crescita solida e ben diffusa" nell'Eurozona e che i rischi sulla ripresa non sono più al ribasso ma "largamente equilibrati". La Bce ha quindi rivisto al rialzo le stime di crescita per l'Eurozona, portandole all'1,9% per quest'anno, all'1,8% il prossimo e all'1,7% nel 2019.

A deporre in favore della prudenza e della necessità di proseguire con gli stimoli, ha sottolineato il governatore, ci sono invece le stime sui prezzi, in considerazione del fatto che la crescita più forte non si sta traducendo in inflazione anche alla luce dei contraccolpi sulle materie prime. "Rispetto alle previsioni di marzo dello staff macroeconomico della Bce le stime di inflazione sono state riviste al ribasso, con una crescita nel 2017 stimata all'1,5%, all'1,3% nel 2018 e all'1,6% nel 2019", ha spiegato Draghi dopo la riunione del Consiglio Direttivo confermando le indiscrezioni della vigilia. La revisione più sensibile è stata quella sul prossimo anno (-0,3 punti). "Nei prossimi mesi - ha aggiunto - l'inflazione è prevista rimanere al livello attuale, mentre l'inflazione di fondo resta bassa". Alla luce di questo quadro, anche se lo spauracchio della deflazione "è definitivamente sconfitto", resta "necessario un sostanziale livello di accomodamento monetario".

Patrick O'Donnell di Aberdeen annota che "Draghi è riuscito nell'intento di trasformare la conferenza stampa di oggi in un non evento" e che "l'elemento più interessante è che Draghi ha puntato il dito contro la bassa inflazione per la ridotta crescita dei salari ed i cambiamenti strutturali nell'economia. Non è qualcosa di particolarmente nuovo ma rende evidente al mercato che concentrarsi solo sulla crescita è un errore". Gabriele Minotti del Credem ha ribadito che "gli effetti sul mercato sono stati limitati in quanto i mercati scontavano già prima della riunione una traiettoria futura dei tassi a breve in moderato rialzo nei prossimi 2 anni". Alla luce delle basse prospettive di inflazione, l'esperto si aspetta prudenza e che "il Qe possa proseguire anche nel 2018 pur con volumi di acquisti mensili che saranno gradualmente ridotti nel tempo".