Economia

Il divorzio tra crescita e inflazione: così cambia lo scenario economico

Rispetto agli anni Settanta, si è rotta la correlazione tra ripresa e prezzi: demografia, evoluzione tecnologica, concorrenza, commercio elettronico e salari frenati contribuiscono a raffreddare l'inflazione, anche se il motore economico gira

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ROMA - Più crescita ma meno inflazione. Che una delle coppie più collaudate delle nostre economie sia vicina al divorzio? L'Eurozona va al trotto, Mario Draghi parla di "forte slancio" e anche l'Ocse rivede al rialzo le stime. L'Eurozona, la più afflitta dalle politiche di austerità degli ultimi anni, sembra uscire dalla crisi, con Germania e Spagna in prima linea, e punta direttamente a riconquistare il 2 per cento di crescita. Ciò che attira favorevolmente l'attenzione è che nel giro di tre mesi le stime del Pil di quest'anno siano state elevate dalla Bce di un decimo di punto: si è passati dal valutare la crescita in marzo a 1,8 a stimarla all'1,9 in giugno e lo stesso trend si scorge per il biennio 2018-2019.
La crescita del Pil reale con gli indicatori su clima economico (Esi) e aspettative dei direttori degli acquisti (Pmi) 
Ma un altro aspetto, che si affaccia sullo scenario delle economie europee, merita una riflessione: l'inflazione scende. E la Bce prevede che la discesa continuerà tanto da ridurre le stime di quest'anno dall'1,7 di tre mesi a all'1,5 per cento di giugno e di continuare la revisione al ribasso per i prossimi anni. Attenzione, non è solo il prezzo del petrolio in calo che la fa diminuire, ma anche le componenti strutturali, le cosiddette "core", stanno scendendo: ad esempio a marzo, rispetto a febbraio, l'inflazione al netto di petrolio e alimentari freschi e "volatili" è scesa dallo 0,9 allo 0,8 per cento. A maggio, ultimo dato disponibile, il fenomeno si è ripetuto: l'inflazione generale è ridiscesa all'1,4 per cento dopo la punta del 2 per cento di febbraio, e anche i prezzi "core" si sono riposizionati allo 0,9 (dopo l'1,2 di aprile).
L'andamento dell'inflazione nell'area euro 

Tutto ciò naturalmente allontana l'obiettivo del 2 per cento e lascia mano libera a Draghi per una uscita assai morbida dal Qe. Ma il divorzio tra crescita e inflazione, cioè dalla classica ripresa che arroventa i prezzi, sembrerebbe la cifra di questo passaggio dell'economia europea. Motivi? Sembra essere cambiato lo scenario di fondo. Lo stesso Draghi un paio di anni fa fece cenno alle cause strutturali che si muovono contro la crescita dei prezzi: l'incremento della popolazione, l'evoluzione tecnologica, la maggiore concorrenza, il commercio elettronico. Ai quali va aggiunto il tema dei salari, cui Draghi ha fatto esplicito cenno, e che continuano ad avere una bassa crescita e a trattenere l'inflazione. Una prospettiva del tutto diversa da quando si temeva il fenomeno opposto: negli Anni Settanta la "stagflazione" consisteva proprio nel contrario, il Pil calava e l'inflazione cresceva.