MILANO - I mercati europei chiudono pesanti in scia alla nuova correzione del Nasdaq, mentre arrivano segnali di forza dai principali blocchi economici del globo. Al termine di un mese difficile i listini mondiali sono comunque indirizzati il miglior avvio d'anno dal 1998, con un guadagno dell'11 per cento - nota Bloomberg - che li ha portati ai livelli massimi di sempre. Milano, partita in rialzo, chiude in calo dell'1,63% nonostante la giornata ancora positiva per le banche: deboli i titoli industriali e l'energia. In linea le altre: Parigi lima l'1,88% finale, Francoforte l'1,83% e alla fine anche Londra gira in ribasso dello 0,51%. Wall Street negativa dopo la miglior seduta dallo scorso aprile: il Dow Jones perde lo 0,79%, il Nasdaq cede l'1,44% e lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,86%.
Gli investitori stanno cogliendo i segnali provenienti dalle Banche centrali sulle prossime mosse in direzione di una normalizzazione della politica monetaria e confidano nel fatto che i fondamentali economici siano sufficientemente buoni per reggere a uno scenario di tassi più elevati. Lo scenario "da falchi" emerso dalle ultime parole dei banchieri centrali genera comunque volatilità sui listini. E la continua crescita delle valutazioni, unita ai focolai di possibile tensione che vanno dalla tenuta della presidenza Trump ai conflitti geopolitici, hanno sollevato in alcuni i dubbi che presto si possa registrare una profonda correzione dei corsi azionari.
Gli effetti di questa impostazione si sono visti recentemente sui cambi: l'euro si è rafforzato ai massimi da oltre un anno dopo che il governatore Mario Draghi ha parlato della fine di scenari deflazionistici. Parole che secondo la Bce sono state interpretate con un eccesso di foga dagli operatori, che vi hanno scorto un indizio di una fine accelerata del Qe. Non sono convinti della toppa in Abn Amro, dove sottolineano che "c'è stato un netto cambio nei toni" del discorso del presidente. Dopo la pausa di ieri, la valuta unica è ancora in rialzo nei confronti del dollaro: tratta sopra 1,141 dollari ai massimi dal giugno 2016. In rafforzamento pure la sterlina, che si è irrobustita dopo le parole del governatore Mark Carney sulla possibilità di procedere a una stretta monetaria. Lo spread tra il Btp e il Bund tedesco risale in chiusura di seduta a 170 punti base, per un rendimento del 2,15% sul mercato secondario.
Dal fronte macroeconomico sono giunti segnali di forza delle principali economie. Il Pil degli Usa è cresciuto nel primo trimestre oltre le attese, con un balzo dell'1,4% che supera le attese degli analisti, che scommettevano su una crescita dell'1,2%. E' superiore anche alle due precedenti stime preliminari che indicavano una crescità dell'1,2% in seconda lettura e dello 0,7% in prima lettura. La fiducia dei consumatori in Germania che è vista in crescita a luglio: secondo il barometro Gfk salirà a 10,6 punti da 10,4 punti in giugno e 10,2 in maggio. Segue il passo dell'andamento della congiuntura nel paese, definita da Gfk "eccellente". Si segnala in rosso anche il clima di fiducia per consumatori e produttori in Europa, che tocca i massimi da prima della crisi: a giugno l'indicatore del sentimento economico (ESI) della Commissione Ue è aumentato di 1,9% punti nella zona euro e di 1,6 punti nella Ue-28, raggiungendo il livello più alto dall' agosto 2007. L'ESI è cresciuto soprattutto in Germania (+2,4), Francia (+2,2) e Olanda (+1,6), e leggermente in Spagna (+0,5) mentre in Italia è rimasto piatto. Di nuovo negli Usa, ha deluso le aspettative l'andamento dei sussidi per la disoccupazione cresciuti a 244mila unità nell'ultima settimana monitorata.
In mattinata, le Borse asiatiche hanno chiuso in rialzo: Tokyo ha terminato gli scambi in apprezzamento dello 0,45%. Sul mercato valutario lo yen ha proseguito la fase di svalutazione sul dollaro, raggiungendo quota 112,20. In territorio positivo anche Hong Kong (+0,9%), Shanghai (+0,3%), Shenzhen (+0,4%) e Seul (+0,6%). In Giappone si segnala la brusca frenata delle vendite al dettaglio, che a maggio hanno segnato un -1,6% rispetto ad aprile, quando erano salite dell'1,4%. Gli analisti si aspettavano un ribasso più contenuto e pari a -1%.
I prezzi del petrolio proseguono il rimbalzo e trattano in rialzo a New York, dopo l'annuncio di ieri del calo della produzione americana, che prevale sul dato negativo dell'aumento a sorpresa delle scorte settimanali Usa. Al Nymex il Light crude Wti guadagna 31 cent a 45,05 dollari al barile, il Brent sale di 36 cent a 47,67 dollari. L'Oro gira in lieve ribasso a 1.244 dollari l'oncia alla chiusura dei mercati europei.
Gli investitori stanno cogliendo i segnali provenienti dalle Banche centrali sulle prossime mosse in direzione di una normalizzazione della politica monetaria e confidano nel fatto che i fondamentali economici siano sufficientemente buoni per reggere a uno scenario di tassi più elevati. Lo scenario "da falchi" emerso dalle ultime parole dei banchieri centrali genera comunque volatilità sui listini. E la continua crescita delle valutazioni, unita ai focolai di possibile tensione che vanno dalla tenuta della presidenza Trump ai conflitti geopolitici, hanno sollevato in alcuni i dubbi che presto si possa registrare una profonda correzione dei corsi azionari.
Gli effetti di questa impostazione si sono visti recentemente sui cambi: l'euro si è rafforzato ai massimi da oltre un anno dopo che il governatore Mario Draghi ha parlato della fine di scenari deflazionistici. Parole che secondo la Bce sono state interpretate con un eccesso di foga dagli operatori, che vi hanno scorto un indizio di una fine accelerata del Qe. Non sono convinti della toppa in Abn Amro, dove sottolineano che "c'è stato un netto cambio nei toni" del discorso del presidente. Dopo la pausa di ieri, la valuta unica è ancora in rialzo nei confronti del dollaro: tratta sopra 1,141 dollari ai massimi dal giugno 2016. In rafforzamento pure la sterlina, che si è irrobustita dopo le parole del governatore Mark Carney sulla possibilità di procedere a una stretta monetaria. Lo spread tra il Btp e il Bund tedesco risale in chiusura di seduta a 170 punti base, per un rendimento del 2,15% sul mercato secondario.
Dal fronte macroeconomico sono giunti segnali di forza delle principali economie. Il Pil degli Usa è cresciuto nel primo trimestre oltre le attese, con un balzo dell'1,4% che supera le attese degli analisti, che scommettevano su una crescita dell'1,2%. E' superiore anche alle due precedenti stime preliminari che indicavano una crescità dell'1,2% in seconda lettura e dello 0,7% in prima lettura. La fiducia dei consumatori in Germania che è vista in crescita a luglio: secondo il barometro Gfk salirà a 10,6 punti da 10,4 punti in giugno e 10,2 in maggio. Segue il passo dell'andamento della congiuntura nel paese, definita da Gfk "eccellente". Si segnala in rosso anche il clima di fiducia per consumatori e produttori in Europa, che tocca i massimi da prima della crisi: a giugno l'indicatore del sentimento economico (ESI) della Commissione Ue è aumentato di 1,9% punti nella zona euro e di 1,6 punti nella Ue-28, raggiungendo il livello più alto dall' agosto 2007. L'ESI è cresciuto soprattutto in Germania (+2,4), Francia (+2,2) e Olanda (+1,6), e leggermente in Spagna (+0,5) mentre in Italia è rimasto piatto. Di nuovo negli Usa, ha deluso le aspettative l'andamento dei sussidi per la disoccupazione cresciuti a 244mila unità nell'ultima settimana monitorata.
In mattinata, le Borse asiatiche hanno chiuso in rialzo: Tokyo ha terminato gli scambi in apprezzamento dello 0,45%. Sul mercato valutario lo yen ha proseguito la fase di svalutazione sul dollaro, raggiungendo quota 112,20. In territorio positivo anche Hong Kong (+0,9%), Shanghai (+0,3%), Shenzhen (+0,4%) e Seul (+0,6%). In Giappone si segnala la brusca frenata delle vendite al dettaglio, che a maggio hanno segnato un -1,6% rispetto ad aprile, quando erano salite dell'1,4%. Gli analisti si aspettavano un ribasso più contenuto e pari a -1%.
I prezzi del petrolio proseguono il rimbalzo e trattano in rialzo a New York, dopo l'annuncio di ieri del calo della produzione americana, che prevale sul dato negativo dell'aumento a sorpresa delle scorte settimanali Usa. Al Nymex il Light crude Wti guadagna 31 cent a 45,05 dollari al barile, il Brent sale di 36 cent a 47,67 dollari. L'Oro gira in lieve ribasso a 1.244 dollari l'oncia alla chiusura dei mercati europei.