MILANO - I buoni dati comunicati da Unicredit relativi al primo semestre dell'anno caratterizzano una nuova giornata focalizzata soprattutto sui risultati comunicati dalle società quotate. Milano riesce a chiudere in buon rialzo (+1,02%) spinta proprio dall'istituto di credito che guadagna oltre 7 punti percentuali. Oltre a Unicredit fa bene anche Ferrari, dopo la brusca frenata di ieri dovuta alle prese di profitto di molti investitori. Campari riporta una netta crescita degli utili (+61,7%) chiudendo il primo semestre a 108,6 milioni, mentre Rcs rivede il profitto semestrale che mancava dal 2008. Le Borse europee chiudono in ordine sparso: Londra si rafforza al +0,85%, Parigi sale dello 0,46% mentre Francoforte resta in negativo dello 0,22%.
Wall Street, reduce da una chiusura record con il Dow Jones sopra i 22 mila spinto fagli ottimi risultati di Apple, cerca di tenere le sue posizioni: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones è piatto, mentre il Nasdaq cede lo 0,25% e lo S&P500 è in frazionale ribasso. Stamane Tokyo non ha approfittato del traino dei record americani e ha terminato la seduta in calo dello 0,25%.
L'euro chiusura ancora in rialzo a 1,1878 dollari e arretra sullo yen a 130,80. Dollaro/Yen a 110,13. Lo spread è stabile a quota 151 con il rendimento del decennale italiano al 2%. Dal bollettino della Bce intanto arriva una nuova conferma che la ripresa nell'Eurozona si sta rafforzando ma che Francoforte non ha intenzione per questo di rallentare il passo sugli stimoli monetari.
Sul fronte macroeconomico si segnala la stabilità dell'indicatore Pmi che anticipa l'andamento nel settore dei servizi: nell'Eurozona è rimasto a 55,4 punti a luglio, sopra la soglia di 50 punti che separa la contrazione economica dall'espansione. Bene il dato italiano, record da dieci anni a 56,2 punti, mentre cala in Germania. Da segnalare anche il bollettino Bce, che riconosce la necessità di avere ancora il Qe attivo nonostante il rafforzamento della ripresa. Negli Usa le richieste settimanali di sussidi per la disoccupazione sono andate meglio delle stime scendendo di 5mila unità. In luglio, l'attività nel settore servizi americano ha accelerato il passo rispetto al mese precedente: l'indice dei servizi Pmi, redatto da markit, si è attestato a 54,7 punti, in aumento dai 54,2 punti di fine giugno e dai 54,2 punti della stima flash di metà mese. In crescita del 3% gli ordini alle fabbriche di giugno, in lima con le stime.
La Banca di Inghilterra ha intanto tagliato la stima di crescita per il 2017, riducendo la previsione da +1,9 a +1,7 per cento. Anche per il 2018 le aspettative del'autorità monetaria britannica si riducono, con il pil rivisto al ribasso a +1,6% dalla precedente previsione di +1,7 per cento. Non sono stati toccati, come d'attese, i tassi d'interesse. La sterlina ha reagito alle notizie della BoE andando giù ai minimi da nove mesi nel cross con l'euro: la valuta britannica è scivolata a 0,9042 pence per euro, il livello più basso da novembre del 2016.
Il petrolio guadagna terreno invertendo la debolezza della mattina: quando terminano gli scambi Ue, il barile a settembre al Nymex guadagna mezzo punto percentuale a 49,85 dollari al barile. L'oro si stabilizza: il lingotto viene scambiato a 1.269 dollari l'oncia, non distante rispetto ai livelli di ieri.
Wall Street, reduce da una chiusura record con il Dow Jones sopra i 22 mila spinto fagli ottimi risultati di Apple, cerca di tenere le sue posizioni: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones è piatto, mentre il Nasdaq cede lo 0,25% e lo S&P500 è in frazionale ribasso. Stamane Tokyo non ha approfittato del traino dei record americani e ha terminato la seduta in calo dello 0,25%.
L'euro chiusura ancora in rialzo a 1,1878 dollari e arretra sullo yen a 130,80. Dollaro/Yen a 110,13. Lo spread è stabile a quota 151 con il rendimento del decennale italiano al 2%. Dal bollettino della Bce intanto arriva una nuova conferma che la ripresa nell'Eurozona si sta rafforzando ma che Francoforte non ha intenzione per questo di rallentare il passo sugli stimoli monetari.
Sul fronte macroeconomico si segnala la stabilità dell'indicatore Pmi che anticipa l'andamento nel settore dei servizi: nell'Eurozona è rimasto a 55,4 punti a luglio, sopra la soglia di 50 punti che separa la contrazione economica dall'espansione. Bene il dato italiano, record da dieci anni a 56,2 punti, mentre cala in Germania. Da segnalare anche il bollettino Bce, che riconosce la necessità di avere ancora il Qe attivo nonostante il rafforzamento della ripresa. Negli Usa le richieste settimanali di sussidi per la disoccupazione sono andate meglio delle stime scendendo di 5mila unità. In luglio, l'attività nel settore servizi americano ha accelerato il passo rispetto al mese precedente: l'indice dei servizi Pmi, redatto da markit, si è attestato a 54,7 punti, in aumento dai 54,2 punti di fine giugno e dai 54,2 punti della stima flash di metà mese. In crescita del 3% gli ordini alle fabbriche di giugno, in lima con le stime.
La Banca di Inghilterra ha intanto tagliato la stima di crescita per il 2017, riducendo la previsione da +1,9 a +1,7 per cento. Anche per il 2018 le aspettative del'autorità monetaria britannica si riducono, con il pil rivisto al ribasso a +1,6% dalla precedente previsione di +1,7 per cento. Non sono stati toccati, come d'attese, i tassi d'interesse. La sterlina ha reagito alle notizie della BoE andando giù ai minimi da nove mesi nel cross con l'euro: la valuta britannica è scivolata a 0,9042 pence per euro, il livello più basso da novembre del 2016.
Il petrolio guadagna terreno invertendo la debolezza della mattina: quando terminano gli scambi Ue, il barile a settembre al Nymex guadagna mezzo punto percentuale a 49,85 dollari al barile. L'oro si stabilizza: il lingotto viene scambiato a 1.269 dollari l'oncia, non distante rispetto ai livelli di ieri.