La disdetta per decesso è comunque tutelante per l’erede, perché Tim annulla gli importi successivi alla data di decesso. Il problema è nato insomma dal fatto che non c’è mai stata una raccomandata di disdetta per decesso e quindi l’operatore è andato avanti continuando a fatturare sull’utente deceduto.
Bisogna accludere alla raccomandata:
- l’autocertificazione indicante la morte dell’intestatario;
- una copia del documento d’identità del soggetto che effettua la richiesta di disdetta;
- un recapito telefonico per eventuali comunicazioni;
- l’ultima fattura di chiusura del contatto.
A quel punto tutto dovrebbe risolversi (anche se resta il mistero della bolletta raddoppiata, l’annullamento degli addebiti post-decesso taglia la testa al toro).
Dopo la disdetta, l’utente può tornare a informarsi per accertarsi che Tim abbia in effetti annullato tutto e quindi bloccato l’azione del recupero crediti (che a rigor di logica comunque dovrebbe avvenire sull’intestatario deceduto, non sugli eredi; Tim non dovrebbe sapere del decesso, perché altrimenti non si comprende come possa lasciare la linea intestata a quell’utente e intestargli bollette).