Sul fisso:
“Modifica delle condizioni dei servizi per i clienti privati di rete fissa a partire dal 10 luglio 2018
A causa delle mutate condizioni di mercato, a partire dalla prima fattura emessa dopo il 10 luglio 2018, i clienti che hanno un’offerta di rete fissa avranno un aumento del canone mensile che varierà da 1,50 euro a 2 euro in modo da consentirci di continuare a garantire la qualità dei servizi legata ai nostri investimenti sulla rete.
Tutti i clienti interessati riceveranno una comunicazione in fattura e potranno recedere dal contratto o passare ad altro operatore senza penali entro 30 giorni dalla ricezione di questa comunicazione, specificando come causale del recesso "modifica delle condizioni contrattuali". Il diritto di recesso può essere esercitato gratuitamente su variazioni.vodafone.it o inviando una raccomandata A/R a Servizio Clienti Vodafone, casella postale 190 – 10015 Ivrea (TO) o via PEC all’indirizzo vodafoneomnitel@pocert.vodafone.it, esplicitando la causale sopraindicata. I clienti che decidono di recedere e hanno un’offerta che include telefono, tablet, Mobile Wi-Fi, Vodafone TV o prevede un contributo di attivazione a rate continueranno a pagare, le eventuali rate residue addebitate con la stessa cadenza e con lo stesso metodo di pagamento che hanno scelto. In caso di recesso, per non perdere il numero, dovranno anche passare contestualmente ad altro operatore senza costi di disattivazione”
Su rete mobile:
“Modifica delle condizioni dei servizi per i clienti privati con SIM dati a partire dal 10 giugno 2018
A causa delle mutate condizioni di mercato, a partire dal 10 giugno 2018 i clienti che hanno un’offerta con SIM dati, sia ricaricabile che abbonamento, avranno un aumento del canone mensile che varierà da 1,50 euro a 2 euro in modo da consentirci di continuare a garantire la qualità dei servizi legata ai nostri investimenti sulla rete.
Tutti i clienti interessati riceveranno una comunicazione in fattura e potranno recedere dal contratto o passare ad altro operatore senza penali entro 30 giorni dalla ricezione di questa comunicazione, specificando come causale del recesso "modifica delle condizioni contrattuali". Il diritto di recesso può essere esercitato gratuitamente su variazioni.vodafone.it o inviando una raccomandata A/R a Servizio Clienti Vodafone, casella postale 190 – 10015 Ivrea (TO) o via PEC all’indirizzo vodafoneomnitel@pocert.vodafone.it, esplicitando la causale sopraindicata. I clienti che decidono di recedere e hanno un’offerta che include telefono, tablet, Mobile Wi-Fi, Vodafone TV o prevede un contributo di attivazione a rate continueranno a pagare, le eventuali rate residue addebitate con la stessa cadenza e con lo stesso metodo di pagamento che hanno scelto. In caso di recesso, per non perdere il numero, dovranno anche passare contestualmente ad altro operatore senza costi di disattivazione”.
Nota: questi rincari sono controbilanciati dalla decisione di Vodafone, primo fra tutti gli operatori, di annullare quelli annunciati per il ritorno alle tariffe mensili, adeguandosi così alle richieste dell'Antitrust.
Il lettore si chiede se tutto questo è regolare, giusto. La risposta è articolata. Su alcune delle mosse ultime degli operatori si può anche convenire che no, non è corretto. Agcom e Antitrust infatti sono intervenute più volte e ancora interverranno per limitarle (se ci riusciranno, a forza di sanzioni, spesso insufficiente deterrente, è un altro discorso).
Anche sull’obbligo di usare il modem dell’operatore (e quindi doverlo rispedire o addirittura doverlo tenere e continuare a pagarlo, come succede con alcuni gestori) Agcom interverrà presto. Seccante – è vero – dover mandare una raccomandata per dover dire all’operatore che si rifiutano le modifiche contrattuali; speriamo almeno che Agcom riuscirà a imporre a tutti l’accettazione della Pec e altre modalità online, più agili.
Poi, non bisogna esagerare con il quadro catastrofico: i rincari non sono così frequenti, riguardano perlopiù tariffe vecchie e dopo essere passati ad altro operatore è improbabile, quantomeno, subire di nuovo lo stesso trattamento.
Infine, per risolvere alla radice la questione bisognerebbe dare ad Agcom il potere di stabilire se un rincaro è fondato oppure no e quindi eventualmente di imporre agli operatori di ritirarlo. Ma al momento le norme non sembrano concedere questo margine di manovra (Agcom stava provando questa strada, ma ha trovato l’opposizione del Tar; il problema di fondo è che nessuna autorità può determinare la libertà di prezzo delle aziende). Un’altra via è l’Antitrust, che può eventualmente riscontrare un cartello tra gli operatori in caso di rincari contemporanei e simili. Cosa che sta avvenendo in questo periodo, con le tariffe a 28 giorni.