Le Borse Ue chiudono in rosso nonostante Wall Street, pesano le tensioni geopolitiche
Raffaele Ricciardi , di RAFFAELE RICCIARDII dazi lanciati da Trump agitano gli investitori, alla tensione si aggiunge anche il caso-Russia. Scendono i rendimenti sui titoli messi in asta dal Tesoro. Petrolio, la Cina lancia il suo contratto per fare concorrenza a Brent e Wti. Facebook, ancora un tracollo
MILANO - I mercati europei non riescono a recuperare dopo le vendite di venerdì scorso generate dall'annuncio di Donald Trump di dazi verso la Cina: l'andamento delle Borse del Vecchio continente si divarica nel finale di seduta rispetto a Wall Street, che è positiva. L'ipotesi di una guerra commerciale globale è lo spauracchio maggiore sui listini in queste settimane: si attende di vedere quale sarà la risposta di Pechino e come si muoverà l'Ue - verso la quale sono state solo temporaneamente sospese le tariffe su acciaio e alluminio - per capire se ci sarà una escalation nei rapporti. A complicare il quadro geopolitico ci sono anche Risentendo gli annunci sulle espulsioni di diplomatici russi, che - come detto dal presidente Ue, Donald Tusk - riguardano anche quattordici Stati membri.
Milano peggiora e alla fine cede l'1,24% con la debolezza del settore bancario e Mps che passa anche da alcuni momenti di sospensione al r…
Milano peggiora e alla fine cede l'1,24% con la debolezza del settore bancario e Mps che passa anche da alcuni momenti di sospensione al r…
MILANO - I mercati europei non riescono a recuperare dopo le vendite di venerdì scorso generate dall'annuncio di Donald Trump di dazi verso la Cina: l'andamento delle Borse del Vecchio continente si divarica nel finale di seduta rispetto a Wall Street, che è positiva. L'ipotesi di una guerra commerciale globale è lo spauracchio maggiore sui listini in queste settimane: si attende di vedere quale sarà la risposta di Pechino e come si muoverà l'Ue - verso la quale sono state solo temporaneamente sospese le tariffe su acciaio e alluminio - per capire se ci sarà una escalation nei rapporti. A complicare il quadro geopolitico ci sono anche Risentendo gli annunci sulle espulsioni di diplomatici russi, che - come detto dal presidente Ue, Donald Tusk - riguardano anche quattordici Stati membri.
Milano peggiora e alla fine cede l'1,24% con la debolezza del settore bancario e Mps che passa anche da alcuni momenti di sospensione al ribasso. Bene invece Fca, che ha spinto i conti di Exor. S'indeboliscono anche le altre Borse Ue: Londra chiude in rosso dello 0,48%, Parigi cede lo 0,57% e Francoforte lo 0,83%.
Come visto, Wall Street è in netto rialzo, nonostante la nuova giornata nera di Facebook: il Dow Jones sale del 2,59%, lo S&P500 del 2,72% e il Nasdaq del 3,26%. Per gli indici di New York è la giornata migliore dall'agosto del 2015.
I listini asiatici hanno recuperato terreno dopo un avvio difficile. In mattinata la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo dopo una seduta sostanzialmente in rosso, grazie all'indebolimento dello yen contro il dollaro. L'indice Nikkei ha guadagnato lo 0,72% (+148,24 punti) a 20.766,10 e l'indice Topix ha chiuso in rialzo dello 0,38% (+6,38) 1.671,32 punti.
Sui mercati hanno avuto un effetto positivo le parole del Segretario al Tesoro americano, Steven Mnuchin, che a Fox News ha detto di essere "cautamente ottimista" sul fatto che Pechino e Washington possano raggiungere un'intesa per evitare che le tariffe siglate da Trump diventino effettive. Per gli osservatori resta complicato anche intuire come eventualmente verranno messe in atto, visto che già intorno a quelle su acciaio e alluminio ci sono state esenzioni non meglio precisate e ulteriori richieste di trattative bilaterali con i partner commerciali. Ragioni per cui tutti gli addetti ai lavori delle sale operative ritengono che la "volatilità" sia la parola chiave sui mercati nelle prossime sedute. La chiusura del trimestre di scambi sarà verosimilmente negativa, ma secondo JPMorgan le condizioni dei mercati azionari Usa sono "buone". Per la banca d'affari, gli investitori hanno già incassato due condizioni favorevoli sulle quattro necessarie a stabilizzare i mercati: "una inflazione contenuta e una Federal Reserve non troppo falco". Le altre due sono attese nel secondo trimestre, cioè "dati economici stabili e una attenuazione dello scontro commerciale".
Lo spread tra i Btp decennali e in Bund pari scadenza chiude in lieve ampliamento sopra 135 punti base, per un rendimento che resta poco sotto il 2%. Il Tesoro ha incassato la fiducia del mercato vendendo Ctz e Btp indicizzati all'inflazione con rendimenti in calo: sui 2,93 miliardi in Ctz a 24 mesi, pur stando leggermente sotto ai 3 miliardi massimi dell'offerta, il tasso nell'asta odierna è limato di 0,01 punti a -0,225%. Via XX Settembre ha inoltre venduto tutti i 2,5 miliardi di euro in Btp a 5 anni indicizzati all'inflazione registrando un rendimento in flessione di 0,02 punti, a -0,43%, rispetto a un mese fa. La domanda è stata di 1,60 volte l'offerta. La prova del nove sarà domani, con 6 miliardi di Bot semestrali: c'è curiosità per capire se il mercato si muoverà dopo gli eventi politici italiani delle ultime ore, con l'elezione dei presidenti delle Camere e l'ipotesi di un governo con M5s e Lega più vicina. L'agenda macroeconomica odierna segnala la bilancia commerciale dall'Istat.
L'euro chiude sopra quota 1,24 dollari, la sterlina sopra 1,42 e lo yen resta forte intorno a quota 105 dollari, mentre il biglietto verde continua a risentire dei timori di una guerra commerciale. La moneta europea passa di mano a 1,2436 dollari e 130,60 yen. Dollaro/yen stabile a 104,99 e sterlina che s'invola a 1,4223 dollari.
L'attività economica nazionale americana ha accelerato il passo a febbraio confermandosi a livelli associati a un'espansione della congiuntura. L'indice che ne misura la performance, stilato dalla Fed di Chicago, si è attestato a +0,88 punti, in netto rialzo dai +0,12 punti di gennaio (dato confermato rispetto alla prima stima). Negli Usa resta poi alta l'attenzione su Facebook, reduce da una perdita del 14% che è costata 58 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato dopo lo scandalo di Cambridge Analytica.
Dopo i recenti rialzi, il petrolio è in calo a New York scambiato a 65,3 dollari al barile (-0,9%) per il Wti; il Brent cede lo 0,75% poco sotto 70 dollari. Intanto la Cina ha lanciato i primi contratti a termine sul greggio: gli scambi su questi contratti, denominati in yuan e accessibili agli investitori stranieri, hanno debuttato allo Shanghai international energy exchange, divisione delle materie prime della Borsa di Shanghai. Parte così la concorrenza a Brent e Wti, mossa soprattutto dal desiderio di accreditare la capacità della Vina di negoziare la propria fattura energetica: Pechino ha superato l'anno scorso gli Usa come primo importatore mondiale di greggio con 420 milioni di tonnellate. L'oro è in recupero dello 0,6% e alla chiusura dei mercati Ue segna 1.355 dollari l'oncia.
Milano peggiora e alla fine cede l'1,24% con la debolezza del settore bancario e Mps che passa anche da alcuni momenti di sospensione al ribasso. Bene invece Fca, che ha spinto i conti di Exor. S'indeboliscono anche le altre Borse Ue: Londra chiude in rosso dello 0,48%, Parigi cede lo 0,57% e Francoforte lo 0,83%.
Come visto, Wall Street è in netto rialzo, nonostante la nuova giornata nera di Facebook: il Dow Jones sale del 2,59%, lo S&P500 del 2,72% e il Nasdaq del 3,26%. Per gli indici di New York è la giornata migliore dall'agosto del 2015.
I listini asiatici hanno recuperato terreno dopo un avvio difficile. In mattinata la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo dopo una seduta sostanzialmente in rosso, grazie all'indebolimento dello yen contro il dollaro. L'indice Nikkei ha guadagnato lo 0,72% (+148,24 punti) a 20.766,10 e l'indice Topix ha chiuso in rialzo dello 0,38% (+6,38) 1.671,32 punti.
Sui mercati hanno avuto un effetto positivo le parole del Segretario al Tesoro americano, Steven Mnuchin, che a Fox News ha detto di essere "cautamente ottimista" sul fatto che Pechino e Washington possano raggiungere un'intesa per evitare che le tariffe siglate da Trump diventino effettive. Per gli osservatori resta complicato anche intuire come eventualmente verranno messe in atto, visto che già intorno a quelle su acciaio e alluminio ci sono state esenzioni non meglio precisate e ulteriori richieste di trattative bilaterali con i partner commerciali. Ragioni per cui tutti gli addetti ai lavori delle sale operative ritengono che la "volatilità" sia la parola chiave sui mercati nelle prossime sedute. La chiusura del trimestre di scambi sarà verosimilmente negativa, ma secondo JPMorgan le condizioni dei mercati azionari Usa sono "buone". Per la banca d'affari, gli investitori hanno già incassato due condizioni favorevoli sulle quattro necessarie a stabilizzare i mercati: "una inflazione contenuta e una Federal Reserve non troppo falco". Le altre due sono attese nel secondo trimestre, cioè "dati economici stabili e una attenuazione dello scontro commerciale".
Lo spread tra i Btp decennali e in Bund pari scadenza chiude in lieve ampliamento sopra 135 punti base, per un rendimento che resta poco sotto il 2%. Il Tesoro ha incassato la fiducia del mercato vendendo Ctz e Btp indicizzati all'inflazione con rendimenti in calo: sui 2,93 miliardi in Ctz a 24 mesi, pur stando leggermente sotto ai 3 miliardi massimi dell'offerta, il tasso nell'asta odierna è limato di 0,01 punti a -0,225%. Via XX Settembre ha inoltre venduto tutti i 2,5 miliardi di euro in Btp a 5 anni indicizzati all'inflazione registrando un rendimento in flessione di 0,02 punti, a -0,43%, rispetto a un mese fa. La domanda è stata di 1,60 volte l'offerta. La prova del nove sarà domani, con 6 miliardi di Bot semestrali: c'è curiosità per capire se il mercato si muoverà dopo gli eventi politici italiani delle ultime ore, con l'elezione dei presidenti delle Camere e l'ipotesi di un governo con M5s e Lega più vicina. L'agenda macroeconomica odierna segnala la bilancia commerciale dall'Istat.
L'euro chiude sopra quota 1,24 dollari, la sterlina sopra 1,42 e lo yen resta forte intorno a quota 105 dollari, mentre il biglietto verde continua a risentire dei timori di una guerra commerciale. La moneta europea passa di mano a 1,2436 dollari e 130,60 yen. Dollaro/yen stabile a 104,99 e sterlina che s'invola a 1,4223 dollari.
L'attività economica nazionale americana ha accelerato il passo a febbraio confermandosi a livelli associati a un'espansione della congiuntura. L'indice che ne misura la performance, stilato dalla Fed di Chicago, si è attestato a +0,88 punti, in netto rialzo dai +0,12 punti di gennaio (dato confermato rispetto alla prima stima). Negli Usa resta poi alta l'attenzione su Facebook, reduce da una perdita del 14% che è costata 58 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato dopo lo scandalo di Cambridge Analytica.
Dopo i recenti rialzi, il petrolio è in calo a New York scambiato a 65,3 dollari al barile (-0,9%) per il Wti; il Brent cede lo 0,75% poco sotto 70 dollari. Intanto la Cina ha lanciato i primi contratti a termine sul greggio: gli scambi su questi contratti, denominati in yuan e accessibili agli investitori stranieri, hanno debuttato allo Shanghai international energy exchange, divisione delle materie prime della Borsa di Shanghai. Parte così la concorrenza a Brent e Wti, mossa soprattutto dal desiderio di accreditare la capacità della Vina di negoziare la propria fattura energetica: Pechino ha superato l'anno scorso gli Usa come primo importatore mondiale di greggio con 420 milioni di tonnellate. L'oro è in recupero dello 0,6% e alla chiusura dei mercati Ue segna 1.355 dollari l'oncia.