La Cina minaccia dazi agli Usa, ma le Borse restano positive
di RAFFAELE RICCIARDI
Gli Stati Uniti creano meno lavoro del previsto, sale il deficit commerciale anche verso la Cina. In Italia tiene banco spread che rivede quota 260, ma Piazza Affari chiude in rialzo dello 0,8%. Euro in flessione sotto 1,16 contro il dollaro
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MILANO - Borse europee positive nell'ultima seduta di settimana nonostante le tensioni commerciali che continuano a pesare sull'umore degli investitori. Preoccupazioni acuite dal fatto che la Cina si dice pronta a imporre dazi su prodotti di importazione Usa per 60 miliardi di dollari: il ministero delle Finanze cinese precisa che Pechino prevede di imporre dazi a livelli del 25%, 20%, 10% e 5% e che la Cina applicherà le tariffe non appena gli Stati Uniti adotteranno i nuovi dazi nei confronti dell'import dall'Asia. Pochi giorni fa, dalla Casa Bianca era filtrata la possibilità di un incremento delle tariffe su flussi di merci per 200 miliardi. Oggi, proprio in tema commerciale, emerge dai dati che la campagna di Trump non sta producendo effetti - ricordando comunque che le misure tariffarie sono scattate solo in parte. A giugno, il deficit commerciale a stelle e strisce è salito a 46,3 miliardi di dollari: poco sotto le attese, ma in netta crescita anche con la Cina.
In Italia piuttosto che il problema del commercio, tiene banco l'ampliamento dello spread tra Btp e Bund tedeschi: il differenziale di rendimento è tornato a vedere quota 260 punti base nelle prime ore di contrattazioni, salvo poi ridiscendere in area 255, ritoccando così livelli che mancavano dalla fine di maggio. Periodo caratterizzato dalla crisi politica e istituzionale poi risolta con la nascita del governo Conte. Il rendimento dei decennali italiani è arrivato sopra il 3%, anche in questo caso scendendo poi con il procedere delle contrattazioni. Pressione anche sui titoli a più breve scadenza: il Btp a due anni ha visto un rialzo del rendimento di una trentina di punti base fino all'1,27%, livello dei primi di giugno.
Nonostante queste tensioni, i principali listini del Vecchio continente trattano positivi. Anche Milano - partita in calo - termina con un rialzo dello 0,8%. Londra aggiunge l'1,1%, Parigi lo 0,4% e Francoforte lo 0,6%. Perde un poco di smalto Wall Street quando gli scambi Ue si avviano a conclusione col Dow Jones che guadagna lo 0,25% e il Nasdaq che torna sulla pari, mentre l'indice S&P500 sale dello 0,16%. Questa mattina l'indice Nikkei della Borsa di Tokyo, dopo aver aperto in netto rialzo, ha terminato la seduta sostanzialmente alla pari (+0,06%). I risultati delle società Usa e in Giappone non hanno vinto i timori legati alla spirale dei dazi e il più ampio indice Topix è sceso dello 0,54%.
A Piazza Affari si registrano i conti semestrali di Mps, con il titolo in ribasso ma le banche in genere soffrono per la crescita del differenziale.
Ricca l'agenda macroeconomica, con il dato principale che riguarda la creazione di posti di lavoro negli Stati Uniti inferiore alle attese a luglio: 157.000 mentre gli analisti attendevano un aumento di 190.000 unità. Il rialzo segna comunque il 94esimo mese di fila in cui i datori di lavoro americani hanno reclutato personale, un nuovo record. Il tasso di disoccupazione è sceso dal 4% al 3,9% (minimo dello scorso maggio), in linea con le attese stime. Stando a quanto riferito dal dipartimento al lavoro, i salari orari - attentamente monitorati perchè indicano l'assenza o meno di pressioni inflative - sono cresciuti dello 0,26% (o di 0,07 dollari) su base mensile a 27,05 dollari; le previsioni erano per un +0,2%. Su base annuale sono saliti del 2,7%, sopra il range tra 1,9 e 2,2% segnato dal 2012 in poi e oltre la media del 2% degli ultimi sei anni. E' tuttavia dalla fine della recessione nel 2009 che l'incremento annuo non arriva al 3%. Ieri Wall Street ha chiuso con il Nasdaq in grande spolvero (+1,2%) grazie ad Apple sopra mille miliardi di capitalizzazione. Piatto invece il Dow Jones, mentre lo S&P500 è salito di circa mezzo punto percentuale.
In Giappone il Pmi servizi di luglio ha mostrato una lieve flessione, attestandosi a 51,3 punti dai 51,4 punti della passata rilevazione. Anche nel Vecchio continente si guarda ai dati che anticipano l'andamento del settore dei servizi, con ogni rilevazione sopra 50 punti che indica espansione economica. In Italia si guarda poi al commercio al dettaglio e alla produzione industriale. In Italia l'indicatore scende lievemente a luglio a 54 punti, in Germania scende a 54,1. L'Istat registra a giugno un miglioramento della produzione industriale, il secondo consecutivo dopo quello visto a maggio, e un rallentamento del commercio al dettaglio, frenato soprattutto dai beni alimentari. Appunti critici sulla crescita anche nella nota mensile dell'Istituto.
Chiusura debole sotto la soglia degli 1,16 dollari per l'euro. Il cambio, al termine delle contrattazioni sui mercati del Vecchio continente, viaggia in zona 1,1590. A circa 128,90 si muove invece il cross con lo yen giapponese. A 111,20 il rapporto tra la divisa nipponica e il biglietto verde. Lo yuan cinese ha ampliato il calo già visto toccando nuovi minimi mentre i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi si sono attestati dopo giornate tumultuosi sui mercati obbligazionari.
Deboli le quotazioni del petrolio: alla chiusura delle Borse Ue il Wti cede lo 0,4% a 68,7 dollari al barile mentre il Brent è stabile in area a 73,4 dollari al barile. I prezzi dell'oro recuperano con il lingotto spot in aumento dell'1% poco sotto 1.220 dollari l'oncia.