Manovra 2019 a Bruxelles. Quota 100, quattro finestre per accedere. Reddito di cittadinanza a residenti in Italia da 5 anni
Rosaria Amato , Raffaele Ricciardi , di ROSARIA AMATO e RAFFAELE RICCIARDIConfermato il deficit al 2,4% nonostante la bocciatura dell'Upb. Misure: stretta fiscale sulle banche, salgono le tasse sui premi assicurativi. Un miliardo per infrastrutture Genova, chiesta flessibilità. Prorogato ecobonus, manca il sisma ma arriverà in legge di Bilancio. Spese ministeri: tagli per 2,5 miliardi. Meno di seicento milioni al pubblico impiego
MILANO - Dopo l'intesa al Consiglio dei ministri di lunedì sera sul decreto fiscale collegato alla Manovra, che contiene tra le altre cose il condono sulle tasse non versate in passato e ha gettato le basi per inserire nella legge di Bilancio le misure su reddito di cittadinanza e "quota 100", l'Italia ha inviato a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio.
Il documento italiano è stato l'ultimo ad esser caricato, nella prima mattinata, sul portale dedicato della Commissione europea e inizia a offrire qualche dettaglio in più su alcune delle misure previste per la legge di Bilancio, su tutte la "quota 100" che scardina la riforma Fornero e il Reddito di cittadinanza. Si tratta di uno dei passaggi previsto in sede europea nell'ambito del monitoraggio delle finanze pubbliche dei Paesi membri. Nel caso italiano, 46 pagine che spiegano le motivazioni alla base delle previsioni macroeconomiche e tratteggiano i provvedimenti i…
Il documento italiano è stato l'ultimo ad esser caricato, nella prima mattinata, sul portale dedicato della Commissione europea e inizia a offrire qualche dettaglio in più su alcune delle misure previste per la legge di Bilancio, su tutte la "quota 100" che scardina la riforma Fornero e il Reddito di cittadinanza. Si tratta di uno dei passaggi previsto in sede europea nell'ambito del monitoraggio delle finanze pubbliche dei Paesi membri. Nel caso italiano, 46 pagine che spiegano le motivazioni alla base delle previsioni macroeconomiche e tratteggiano i provvedimenti i…
MILANO - Dopo l'intesa al Consiglio dei ministri di lunedì sera sul decreto fiscale collegato alla Manovra, che contiene tra le altre cose il condono sulle tasse non versate in passato e ha gettato le basi per inserire nella legge di Bilancio le misure su reddito di cittadinanza e "quota 100", l'Italia ha inviato a Bruxelles il Documento programmatico di bilancio.
Il documento italiano è stato l'ultimo ad esser caricato, nella prima mattinata, sul portale dedicato della Commissione europea e inizia a offrire qualche dettaglio in più su alcune delle misure previste per la legge di Bilancio, su tutte la "quota 100" che scardina la riforma Fornero e il Reddito di cittadinanza. Si tratta di uno dei passaggi previsto in sede europea nell'ambito del monitoraggio delle finanze pubbliche dei Paesi membri. Nel caso italiano, 46 pagine che spiegano le motivazioni alla base delle previsioni macroeconomiche e tratteggiano i provvedimenti in arrivo con la Manovra. La legge di Bilancio vera e propria dovrà arrivare alle Camere entro il 20 di ottobre.
Il governo ribadisce l'impostazione della Manovra anche dopo la mancata validazione dei conti da parte dell'Ufficio parlamentare di Bilancio. Che a sua volta risponde ribadendo che "la validazione delle previsioni macroeconomiche programmatiche riguarda il quadro nella sua interezza", a differenza di quanto "sorprendentemente" asserito dal governo nel Dbp. Documento, quello del governo, che ipotizza poi proventi da dismissioni per 0,3 punti di Pil all'anno fino al 2020, che contribuiscono a far calare il rapporto tra debito e Pil "dal 131,2 per cento del 2017 al 126,7 nel 2021". Nella lista degli interventi sul debito, anche le vendite di immobili pubblici per 600 milioni nel 2018, poi 640 nel 2019 e altri 600 nel 2020.
Poi il tema previdenziale: la legge di Bilancio 2019 "contiene, inoltre, un pacchetto di norme che rivedono il sistema pensionistico nell'ottica di agevolare il ricambio generazionale e consentire ai giovani di entrare nel mercato del lavoro. Per poter accedere alle prestazioni previdenziali si dispone il raggiungimento della cosiddetta "quota 100", come somma dell'età anagrafica (62 anni) e contributiva (minimo 38 anni). Per il potenziamento della lotta alla povertà si introduce il Reddito di Cittadinanza, per sostenere chi si trova al di sotto della soglia di povertà e, allo stesso tempo, favorirne il reinserimento nel mercato del lavoro attraverso un percorso formativo vincolante".
C’è però un’insidia nascosta in “quota 100”. Se è vero, come ha assicurato il vicepremier Salvini, che non ci saranno penalizzazioni o ricalcoli per chi decide di lasciare a 62 anni con 38 di contributi, è altrettanto vero che tanto meno si lavora, quanto meno si prenderà di pensione. Uscire a 62 anni, ovvero 5 anni prima del limite posto dalla legge Fornero e valido per le pensioni di vecchiaia dal 2019, significa avere 5 anni di libertà in più. Ma anche qualcosina in meno sul conto corrente.
Secondo gli esperti di previdenza, le “perdite” potrebbero arrivare fino a un quarto, il 25% in meno al mese, di quanto si otterrebbe se si andasse in pensione ai canonici 67 anni, versando più contributi.
Invece, per il reddito di cittadinanza, si spiega che "ne possono beneficiare maggiorenni residenti in Italia da almeno 5 anni disoccupati o inoccupati (inclusi pensionati)". Nei giorni scorsi si era parlato di dieci anni di residenza. Al suo finanziamento contribuiranno i soldi che erano previsti per il Reddito di inclusione: "La misura supera dal 1 gennaio 2019 il reddito di inclusione (cd. REI, operativo dal 2018) ed è accompagnata a una riforma dei centri per l'impiego".
quota di utili reinvestita in beni strumentali nuovi e in nuova occupazione. Insieme, sparirà l'ACE ed ecco che alla fine dei conti l'effetto finanziario previsto per il 2018 è positivo di 0,1 punti. Confermata la cosiddetta flat tax, che poi è l'allargamento del regime forfetario dei minimi con un'aliquota sostitutiva forfettaria del 15%, per "persone fisiche esercenti attività d'impresa con una unica soglia di ricavi e compensi elevata a 65.000 euro, indipendentemente dall'attività esercitata". Manca dunque a giudicare dal Dpb la seconda aliquota per i fatturati fino a 100mila euro di cui si parlava nei giorni scorsi. Gli effetti indicati sono per poco più di mezzo miliardo nel 2019, poi 1,8 miliardi l'anno dopo. Quasi 2 miliardi (0,11 punti percentuali sul Pil) d'incasso sono invece legati fin da subito all'abolizione dell'Iri, l'imposta armonizzata al 24% per le imprese che sarebbe dovuta partire l'anno prossimo.
Il documento italiano è stato l'ultimo ad esser caricato, nella prima mattinata, sul portale dedicato della Commissione europea e inizia a offrire qualche dettaglio in più su alcune delle misure previste per la legge di Bilancio, su tutte la "quota 100" che scardina la riforma Fornero e il Reddito di cittadinanza. Si tratta di uno dei passaggi previsto in sede europea nell'ambito del monitoraggio delle finanze pubbliche dei Paesi membri. Nel caso italiano, 46 pagine che spiegano le motivazioni alla base delle previsioni macroeconomiche e tratteggiano i provvedimenti in arrivo con la Manovra. La legge di Bilancio vera e propria dovrà arrivare alle Camere entro il 20 di ottobre.
Il quadro macroeconomico
Fin dalle prime righe, il documento riconosce come le recenti indicazioni macroeconomiche puntino a un rallentamento dell'attività. Anche le previsioni tendenziali sono abbassate sensibilmente, ma incorporando nei conti pubblici il deficit/Pil più alto già stabilito con la Nota di aggiornamento al Def, ecco ribadita la previsione di una crescita ben superiore alle attese. "La più graduale discesa dell'indebitamento netto e la diversa composizione del bilancio previste per i prossimi due anni portano ad un differenziale di crescita a favore dello scenario programmatico in confronto a quello tendenziale", ovvero la crescita grazie alla Manovra sarà molto più alta di quella che registreremmo andando avanti d'inerzia. "Il Pil è previsto infatti crescere dell'1,5 per cento nel 2019, dell'1,6 per cento nel 2020 e dell'1,4 nel 2021", si dice, riconoscendo che "il livello del Pil nominale nello scenario programmatico è sensibilmente superiore a quello tendenziale lungo tutto il triennio di programmazione". Da una tabella del documento, si evince che il governo attribuisce rispettivamente 0,6, 0,5 e 0,3 punti di crescita all'effetto della Manovra. Si prevede inoltre uno scostamento di 1,6 punti tra il deficit programmatico fissato al 2,4% nel 2019, rispetto allo 0,8% del Programma di stabilità. Il percorso per portare il deficit strutturale di bilancio in pareggio è previso dal 2022.Il governo ribadisce l'impostazione della Manovra anche dopo la mancata validazione dei conti da parte dell'Ufficio parlamentare di Bilancio. Che a sua volta risponde ribadendo che "la validazione delle previsioni macroeconomiche programmatiche riguarda il quadro nella sua interezza", a differenza di quanto "sorprendentemente" asserito dal governo nel Dbp. Documento, quello del governo, che ipotizza poi proventi da dismissioni per 0,3 punti di Pil all'anno fino al 2020, che contribuiscono a far calare il rapporto tra debito e Pil "dal 131,2 per cento del 2017 al 126,7 nel 2021". Nella lista degli interventi sul debito, anche le vendite di immobili pubblici per 600 milioni nel 2018, poi 640 nel 2019 e altri 600 nel 2020.
Le misure cardine
Venendo ad analizzare le misure cardine che arriveranno con la Manovra, e che valgono 1,2 di punti di Pil (il maggior deficit al netto delle altre coperture), il Dpb ricorda "la sterilizzazione totale delle clausole di salvaguardia per il 2019" (che diventa però una "riduzione" per il 2020 e 2021), poi "le iniziative a favore del rilancio degli investimenti pubblici e privati, l'introduzione della flat tax per le piccole imprese e per i lavoratori autonomi, gli interventi di ristrutturazione del sistema pensionistico a favore dell'occupazione giovanile e l'istituzione del Reddito di Cittadinanza". Fin da subito si riporta che 1 miliardo del programma d'investimenti è diretto a Genova e alla viabilità collegata al Ponte Morandi (classificata come spesa di natura "straordinaria", quindi fuori dal conteggio europeo sul Patto di Stabilità). Poi si prosegue con le misure-bandiera: "L'introduzione di una flat tax nel 2019 è rivolta inizialmente alle sole attività svolte da imprenditori individuali, artigiani e lavoratori autonomi ampliandola possibilità di aderire ad un regime forfettario, sostitutivo di Irpef e Irap, con un'aliquota del 15 per cento. Il decreto legge sulla "pace fiscale" resta in termini assai vaghi e la rottomazione ter "prevede la definizione agevolata delle posizioni debitorie dei contribuenti e la chiusura dei contenziosi pendenti, diluendo i termini di pagamento delle somme dovute per estinguere il proprio debito ad un lasso temporale di cinque anni e con un tasso di interesse molto ridotto".Poi il tema previdenziale: la legge di Bilancio 2019 "contiene, inoltre, un pacchetto di norme che rivedono il sistema pensionistico nell'ottica di agevolare il ricambio generazionale e consentire ai giovani di entrare nel mercato del lavoro. Per poter accedere alle prestazioni previdenziali si dispone il raggiungimento della cosiddetta "quota 100", come somma dell'età anagrafica (62 anni) e contributiva (minimo 38 anni). Per il potenziamento della lotta alla povertà si introduce il Reddito di Cittadinanza, per sostenere chi si trova al di sotto della soglia di povertà e, allo stesso tempo, favorirne il reinserimento nel mercato del lavoro attraverso un percorso formativo vincolante".
Fornero e reddito di cittadinanza
Una tabella entra in qualche maggiore dettaglio dei provvedimenti. Su quota 100 e reddito/pensioni di cittadinanza, gli effetti finanziari sono equamente spartiti tra le misure-bandiera dei due azionisti del governo e sono indicati nello 0,37% del Pil nel 2019, che significa grossomodo 6,7 miliardi ciascuno. Alla voce che rivede la Fornero, tanto cara alla Lega, si spiega che "la soglia minima per il pensionamento anticipato è di 62 anni di età e 38 anni di contributi, a cui si potrà accedere durante quattro 'finestrè l'anno". Viene dunque confermata l'idea che quota 100 sia una base fissa, e che sotto quel paletto contributivo non si possa scendere (negando quindi la pensione a 63 anni e 37 di contributi).C’è però un’insidia nascosta in “quota 100”. Se è vero, come ha assicurato il vicepremier Salvini, che non ci saranno penalizzazioni o ricalcoli per chi decide di lasciare a 62 anni con 38 di contributi, è altrettanto vero che tanto meno si lavora, quanto meno si prenderà di pensione. Uscire a 62 anni, ovvero 5 anni prima del limite posto dalla legge Fornero e valido per le pensioni di vecchiaia dal 2019, significa avere 5 anni di libertà in più. Ma anche qualcosina in meno sul conto corrente.
Secondo gli esperti di previdenza, le “perdite” potrebbero arrivare fino a un quarto, il 25% in meno al mese, di quanto si otterrebbe se si andasse in pensione ai canonici 67 anni, versando più contributi.
Invece, per il reddito di cittadinanza, si spiega che "ne possono beneficiare maggiorenni residenti in Italia da almeno 5 anni disoccupati o inoccupati (inclusi pensionati)". Nei giorni scorsi si era parlato di dieci anni di residenza. Al suo finanziamento contribuiranno i soldi che erano previsti per il Reddito di inclusione: "La misura supera dal 1 gennaio 2019 il reddito di inclusione (cd. REI, operativo dal 2018) ed è accompagnata a una riforma dei centri per l'impiego".
Misure fiscali
Nell'elenco di misure "discrezionali" che il governo inserirà nella Manovra, si trovano la rottamazione delle cartelle e la pace fiscale affidate al relativo decreto. Si dettaglia la tassazione agevolata per gli utili reinvestiti: riduzione dell'aliquota Ires dal 24% al 15% per laquota di utili reinvestita in beni strumentali nuovi e in nuova occupazione. Insieme, sparirà l'ACE ed ecco che alla fine dei conti l'effetto finanziario previsto per il 2018 è positivo di 0,1 punti. Confermata la cosiddetta flat tax, che poi è l'allargamento del regime forfetario dei minimi con un'aliquota sostitutiva forfettaria del 15%, per "persone fisiche esercenti attività d'impresa con una unica soglia di ricavi e compensi elevata a 65.000 euro, indipendentemente dall'attività esercitata". Manca dunque a giudicare dal Dpb la seconda aliquota per i fatturati fino a 100mila euro di cui si parlava nei giorni scorsi. Gli effetti indicati sono per poco più di mezzo miliardo nel 2019, poi 1,8 miliardi l'anno dopo. Quasi 2 miliardi (0,11 punti percentuali sul Pil) d'incasso sono invece legati fin da subito all'abolizione dell'Iri, l'imposta armonizzata al 24% per le imprese che sarebbe dovuta partire l'anno prossimo.