L'export cinese va in sofferenza, le Borse trattano in rosso
Raffaele Ricciardi, di RAFFAELE RICCIARDII dati di Pechino mostrano un rallentamento inatteso nella parte finale dell'anno. Industria dell'Eurozona in calo. Banche nel mirino a Piazza Affari dopo le prime anticipazioni sui test Bce. Scivola il petrolio
MILANO - Andamento difficile per le Borse, dopo i dati sull'export cinese che hanno mostrato qualche segnale preoccupante nell'ottica degli investitori con i primi contraccolpi derivanti dalla guerra dei dazi. In Asia gli scambi si sono chiusi in ribasso e anche la giornata europea si è orientata alla debolezza, così come gli indici negli Stati Uniti, dimostrando che questo rally di inizio 2019 sta probabilmente lasciando spazio a una fase di incertezza legata ai dubbi sull'andamento economico globale.
Sui mercati del Vecchio continente è tornato ad agitarsi lo spettro della Brexit, in attesa del voto - previsto per domani - al parlamento britannico sul piano May: la premier ha parlato di una "catastrofe nel breve termine" in vista del probabile rifiuto. Le Borse europee si confermano negative a metà giornata: Milano termina con un calo dello 0,61%, Francoforte perde lo 0,3%, Londra scende dello 0,91% e Parigi dello 0,39%. A Piazza Af…
Sui mercati del Vecchio continente è tornato ad agitarsi lo spettro della Brexit, in attesa del voto - previsto per domani - al parlamento britannico sul piano May: la premier ha parlato di una "catastrofe nel breve termine" in vista del probabile rifiuto. Le Borse europee si confermano negative a metà giornata: Milano termina con un calo dello 0,61%, Francoforte perde lo 0,3%, Londra scende dello 0,91% e Parigi dello 0,39%. A Piazza Af…
MILANO - Andamento difficile per le Borse, dopo i dati sull'export cinese che hanno mostrato qualche segnale preoccupante nell'ottica degli investitori con i primi contraccolpi derivanti dalla guerra dei dazi. In Asia gli scambi si sono chiusi in ribasso e anche la giornata europea si è orientata alla debolezza, così come gli indici negli Stati Uniti, dimostrando che questo rally di inizio 2019 sta probabilmente lasciando spazio a una fase di incertezza legata ai dubbi sull'andamento economico globale.
Sui mercati del Vecchio continente è tornato ad agitarsi lo spettro della Brexit, in attesa del voto - previsto per domani - al parlamento britannico sul piano May: la premier ha parlato di una "catastrofe nel breve termine" in vista del probabile rifiuto. Le Borse europee si confermano negative a metà giornata: Milano termina con un calo dello 0,61%, Francoforte perde lo 0,3%, Londra scende dello 0,91% e Parigi dello 0,39%. A Piazza Affari soffro al comparto bancario, dopo le prime indicazioni sui test di solidità da parte della Bce: in sofferenza il Monte dei Paschi (segui in diretta), in calo finale del 10%, che paga anche un taglio da parte di Banca Akros. L'effetto è negativo anche sugli altri istituti: Bper, Banco Bpm e Unicredit tra i titoli che perdono di più.
Male anche Wall Street: il Dow Jones lascia sul terreno lo 0,38%, il Nasdaq lo 0,94% e lo S&P 500 lo 0,54%. Questa mattina, la Borsa di Tokyo è rimasta chiusa per il "seijin no hi", la festività nipponica che celebra il il raggiungimento della maggiore età. Invece Hong Kong ha ceduto l'1,38%, in netto ribasso insieme alle Borse cinesi: Shanghai -0,7%, Shenzhen -0,8%.
Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si stabilizza a fine giornata sotto la soglia di 265 punti base: il decennale italiano rende il 2,85%. Chiusura in lieve calo dell'euro sul dollaro sopra quota 1,14. La moneta unica passa di mano a 1,1467 dollari e a 124,20 yen. Stabile il cambio dollaro/yen a 108,31.
Come accennato, sul fronte macroeconomico il dato più rilevante riguarda l'andameno del commercio estero cinese. Nel 2018 le esportazioni di Pechino sono aumentate del 7,1% e le importazioni del 12,9%. Il surplus commerciale con gli Stati Uniti è salito del 17% circa, alla cifra record di 323,3 miliardi di dollari nel 2018, mentre a livello complessivo è sceso di oltre 16 punti percentuali a 351 miliardi. Pur in presenza di questi tassi - che all'occhio del lettore occidentale sembrano irraggiungibili - i mercati si sono soffermati sul rallentamento complessivo dell'export di Made in China, in particolare nel mese di dicembre quando le esportazioni sono calate a sorpresa del 4,4% e le importazioni del 7,6%. Insomma, il ragionamento è che alla lunga le tensioni commerciali stanno iniziando a farsi sentire e urge una soluzione di compromesso tra le due superpotenze: le ultime giornate di trattative hanno aperto spiragli, ora i dati sembrano chiedere lo scatto definitivo.
Negativi anche i dati sulla produzione industriale dell'Eurozona, che a novembre ha registrato un crollo dell'1,7%. Numeri che fanno il paio con l'indagine di Bankitalia sulla situazione economica italiana, che traccia nell'opinione delle imprese un "netto deterioramento in tutti i settori di attività". Grigia anche la stima di S&P sulla crescita italiana, vista a +0,7% quest'anno. Il Wall Street Journal lancia intanto l'allarme: lo shutdown delle attività governative, entrato nel suo 24 esimo giorno, il più lungo della storia statunitense, ora comincia a intaccare leggermente la crescita economica Usa. Il presidente Trump ha rigettato una proposta repubblicana di riavviare almeno temporaneamente l'attività del governo, mentre sul fronte dei dazi ha detto: "Credo che saremo in grado di fare un accordo con la Cina".
Anche il superindice Ocse fotografa un rallentamento generale dell'economia. Il dato di novembre riferito all'intera area Ocse è arretrato per il decimo mese consecutivo e - rispetto alla base 100 che riflette il trend di lungo termine - risulta pari a 99,3, in calo di 0,12 su ottobre e di 1,13 su 12 mesi prima. L'italia scende a 99,4 da 99,5 e nell'arco di un anno il calo è di 1,51 punti.
Il prezzo dell'oro mantiene i rialzi e viene fissato a 1290 dollari alla chiusura dei mercati Ue. Il metallo beneficia dei dati sull'inflazione Usa, diffusi venerdì che dovrebbero portare la Fed, a un approccio più cauto sul rialzo dei tassi di interesse. Il petrolio Wti apre la settimana con un calo dello 0,6% a 51 dollari al barile, estendendo la discesa di venerdì mentre il Brent cede lo 0,8% poco sotto 60 dollari. Gli investitori segnalano, fra le cause, alcune prese di profitto, il ribasso dei mercati azionari e i dati elevati sulla produzione dei shale degli Usa. Emergono piccole tensioni nel fronte del cartello e dei suoi affini. La Russia si muove "meno di quanto ci piacerebbe" nell'implementazione dei tagli produttivi concordati nell'Opec", sostiene il ministro del Petrolio saudita, Khalid al-Falih alla Cnbc.
Sui mercati del Vecchio continente è tornato ad agitarsi lo spettro della Brexit, in attesa del voto - previsto per domani - al parlamento britannico sul piano May: la premier ha parlato di una "catastrofe nel breve termine" in vista del probabile rifiuto. Le Borse europee si confermano negative a metà giornata: Milano termina con un calo dello 0,61%, Francoforte perde lo 0,3%, Londra scende dello 0,91% e Parigi dello 0,39%. A Piazza Affari soffro al comparto bancario, dopo le prime indicazioni sui test di solidità da parte della Bce: in sofferenza il Monte dei Paschi (segui in diretta), in calo finale del 10%, che paga anche un taglio da parte di Banca Akros. L'effetto è negativo anche sugli altri istituti: Bper, Banco Bpm e Unicredit tra i titoli che perdono di più.
Male anche Wall Street: il Dow Jones lascia sul terreno lo 0,38%, il Nasdaq lo 0,94% e lo S&P 500 lo 0,54%. Questa mattina, la Borsa di Tokyo è rimasta chiusa per il "seijin no hi", la festività nipponica che celebra il il raggiungimento della maggiore età. Invece Hong Kong ha ceduto l'1,38%, in netto ribasso insieme alle Borse cinesi: Shanghai -0,7%, Shenzhen -0,8%.
Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si stabilizza a fine giornata sotto la soglia di 265 punti base: il decennale italiano rende il 2,85%. Chiusura in lieve calo dell'euro sul dollaro sopra quota 1,14. La moneta unica passa di mano a 1,1467 dollari e a 124,20 yen. Stabile il cambio dollaro/yen a 108,31.
Come accennato, sul fronte macroeconomico il dato più rilevante riguarda l'andameno del commercio estero cinese. Nel 2018 le esportazioni di Pechino sono aumentate del 7,1% e le importazioni del 12,9%. Il surplus commerciale con gli Stati Uniti è salito del 17% circa, alla cifra record di 323,3 miliardi di dollari nel 2018, mentre a livello complessivo è sceso di oltre 16 punti percentuali a 351 miliardi. Pur in presenza di questi tassi - che all'occhio del lettore occidentale sembrano irraggiungibili - i mercati si sono soffermati sul rallentamento complessivo dell'export di Made in China, in particolare nel mese di dicembre quando le esportazioni sono calate a sorpresa del 4,4% e le importazioni del 7,6%. Insomma, il ragionamento è che alla lunga le tensioni commerciali stanno iniziando a farsi sentire e urge una soluzione di compromesso tra le due superpotenze: le ultime giornate di trattative hanno aperto spiragli, ora i dati sembrano chiedere lo scatto definitivo.
Negativi anche i dati sulla produzione industriale dell'Eurozona, che a novembre ha registrato un crollo dell'1,7%. Numeri che fanno il paio con l'indagine di Bankitalia sulla situazione economica italiana, che traccia nell'opinione delle imprese un "netto deterioramento in tutti i settori di attività". Grigia anche la stima di S&P sulla crescita italiana, vista a +0,7% quest'anno. Il Wall Street Journal lancia intanto l'allarme: lo shutdown delle attività governative, entrato nel suo 24 esimo giorno, il più lungo della storia statunitense, ora comincia a intaccare leggermente la crescita economica Usa. Il presidente Trump ha rigettato una proposta repubblicana di riavviare almeno temporaneamente l'attività del governo, mentre sul fronte dei dazi ha detto: "Credo che saremo in grado di fare un accordo con la Cina".
Anche il superindice Ocse fotografa un rallentamento generale dell'economia. Il dato di novembre riferito all'intera area Ocse è arretrato per il decimo mese consecutivo e - rispetto alla base 100 che riflette il trend di lungo termine - risulta pari a 99,3, in calo di 0,12 su ottobre e di 1,13 su 12 mesi prima. L'italia scende a 99,4 da 99,5 e nell'arco di un anno il calo è di 1,51 punti.
Il prezzo dell'oro mantiene i rialzi e viene fissato a 1290 dollari alla chiusura dei mercati Ue. Il metallo beneficia dei dati sull'inflazione Usa, diffusi venerdì che dovrebbero portare la Fed, a un approccio più cauto sul rialzo dei tassi di interesse. Il petrolio Wti apre la settimana con un calo dello 0,6% a 51 dollari al barile, estendendo la discesa di venerdì mentre il Brent cede lo 0,8% poco sotto 60 dollari. Gli investitori segnalano, fra le cause, alcune prese di profitto, il ribasso dei mercati azionari e i dati elevati sulla produzione dei shale degli Usa. Emergono piccole tensioni nel fronte del cartello e dei suoi affini. La Russia si muove "meno di quanto ci piacerebbe" nell'implementazione dei tagli produttivi concordati nell'Opec", sostiene il ministro del Petrolio saudita, Khalid al-Falih alla Cnbc.