Economia

Il petrolio vola con Trump, Borse in rialzo. Boom dei sussidi per la disoccupazione Usa

(afp)
Il tweet del presidente Usa: "Contatti tra Arabia Saudita e Russia su taglio della produzione". Il Cremlino smentisce. Confindustria: "Effetto devastante sull'industria" dal virus. Listini asiatici contrastati, Tokyo perde l'1,3 per cento. Il presidente americano dice di attendersi a breve un accordo Russia-Arabia sul greggio, mentre Pechino studia di far scorta di barili. Wall Street chiude in positivo
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MILANO - I mercati occidentali ritrovano slancio nel pomeriggio, dopo che Donald Trump su Twitter ha parlato di un possibile accordo tra Arabia Saudita e Russia sui tagli alla produzione. "Mi aspetto e spero in un taglio di circa 10 milioni di barili" di petrolio, ha twittato Trump riferendo di aver parlato con il principe ereditario saudita MBS, "che ha parlato con il presidente della Russia Vladimir Putin". Poi l'aggiunta, sempre su Twitter: I tagli alla produzione di petrolio potrebbero "arrivare a 15 milioni di barili. Buone (GRANDI) notizie per tutti!". Ma a stretto giro arriva la smentita dal Cremlino, secondo cui non c'è stato alcun contatto tra Riad e Mosca. A ridosso delle parole di del presidente Usa la quotazioni del greggio hanno comincato a schizzare di quasi 30 punti percentuali, salendo a 26,5 dollari al barile. Rialzi analoghi per il Brent, in crescita del 24% a 30,61 dollari al barile.

Un segnale che ridà vigore alle Borse indebolite dal dato arrivato oggi dagli Stati Uniti, dove le domande di sussidi per la disoccupazione censite nell'ultima settimana hanno polverizzato il record precedente: arrivano a sfiorare i 6,65 milioni di unità, dai 3,3 dell'ultima lettura che già rappresentavano un numero mai visto. Basta pensare che il picco precedente, all'inizio degli anni Ottanta, non arrivava al milione. La morsa del lockdown si fa sentire in vista del rapporto vero e proprio sul mercato del lavoro in programma domani. La Fed, nel costante tentativo di sostenere l'economia, ha allentato in via temporanea i requisiti di capitale delle banche escludendo alcuni asset dal calcolo del loro rischio. Ma alla fine Wall Street non solo tiene ma porta a casa un segno positivo: il Dow Jones sale del 2,23% a 21.410,09 punti, il Nasdaq avanza dell'1,72% a 7.487,31 punti mentre lo S&P 500 mette a segno un progresso del 2,27% a 2.526,59 punti.

In Europa, i listini chiudono tutti in positivo: Londra guadagna lo 0,48%, Francoforte avanza dello 0,25% e Parigi segna +0,33 per cento. A Milano l'indice Ftse Mib sale dell'1,75%: su Piazza Affari corrono i petroliferi e continua il rally di Atlantia sulla prospettiva che si possa arrivare a un accordo col governo sul tema delle concessioni basato su impegni sugli investimenti, taglio dei pedaggi e una discesa sotto il 50% della controllata Aspi.

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi si mantiene sotto i 200 punti base, per la precisione a 197 punti con il rendimento del decennale italiano all'1,53%. In Europa, mentre Italia e Germania hanno prolungato il lockdown almeno fino a metà aprile, sale l'attesa per la riunione dell'Eurogruppo del 7 aprile per mettere a punto misure comuni di rilancio, su cui manca ancora una posizione condivisa. Sull'Italia si addensano le nubi tracciate dal Centro studi di Confindustria: l'effetto Covid-19 è "devastante" e affonda la produzione in marzo (-16,6%) e nel primo trimestre (-5,4%) e le prospettive sono in netto peggioramento.

Le Borse asiatiche si sono mosse in ordine sparso: Tokyo ha chiuso di nuovo pesante, nel timore che anche in Giappone esploda l'emergenza. Il Nikkei 225 ha lasciato sul terreno l'1,37% a 17.818 punti. Due giorni fa, a Tokyo sono stati registrati 78 nuovi casi, +200 in tutto il paese, l'aumento più alto dall'inizio della crisi sanitaria da coronavirus. Il resto delle piazze asiatiche è misto. Le Borse cinesi hanno chiuso la seduta con buoni rialzi: l'indice Composite di Shanghai è salito dell'1,69%, a 2.780,64 punti, Shenzhen del 2,26%, attestandosi ai massimi intraday di 1.697,55.

Il recupero odierno del petrolio è favorito anche dalle indiscrezioni provenienti dall'Asia, secondo cui la Cina ha intenzione di incrementare le proprie riserve strategiche di greggio, approfittando anche delle sue basse quotazioni. Riguafdagna terreno il prezzo dell'oro sui mercati internazionali. Il metallo con consegna immediata sale a 1630 dollari l'oncia.