Economia

Covid 19 e palestre chiuse: come farsi rimborsare

I centri sportivi propongono di sospendere gli abbonamenti e recuperare i giorni persi dopo la riapertura. Un'opzione che per legge si può anche rifiutare, pretendendo il rimborso in denaro. Intanto le palestre, per scongiurare la crisi, rilanciano l'idea di un voucher. Chiedendo al Governo di inserirla nel prossimo Dpcm

2 minuti di lettura
Con la chiusura di palestre e strutture sportive gli italiani hanno dovuto dire addio a pesi, corsi di gruppo e allenamenti fuori casa. Di pari passo è sorta l'esigenza di farsi rimborsare l'abbonamento già versato per un mese o un intero anno di sport di cui, purtroppo, non si potrà usufruire. Una questione delicata, che rischia di dar luogo a contenziosi. Un braccio di ferro tra i clienti con le loro legittime pretese e il timore di rimetterci i soldi spesi e i gestori delle strutture sportive, spesso in crisi nera, preoccupati di arginare le perdite.
 

Abbonamento 'congelato' o rimborsato

Come muoversi dunque per recuperare le somme già versate? La maggior parte delle palestre sta proponendo ai propri clienti di 'congelare' gli abbonamenti, per poi ricominciare a godere delle settimane o dei mesi rimanenti una volta terminata l'emergenza. Un'opzione che dà luogo a diverse incognite. Non è detto infatti che si voglia proseguire la stessa attività a distanza di mesi. Né si può prevedere se la struttura possa resistere. O in caso contrario, chiudere del tutto tra qualche mese, travolta dalla crisi.

"Il cliente è libero di accettare o meno l'opzione dello stop momentaneo. Se il contratto prevede un numero di ingressi da usare senza scadenze di tempo, è ragionevole che possa servirsene una volta finita l'emergenza. Ma in caso di abbonamento mensile o annuale, con ingresso libero, ha sempre diritto al rimborso della parte di quota della quale non potrà usufruire" spiega Massimiliano Dona, presidente dell'Unc, l’Unione nazionale consumatori.
Il diritto al rimborso è previsto dalla legge, chiarisce l'esperto. In base al Codice civile infatti (art. 1463) chi paga per ottenere un servizio che poi, per impossibilità sopravvenuta e senza colpa del cliente non viene fornito, ha diritto di essere rimborsato. Inoltre, se si è firmato un contratto di finanziamento per la palestra si può interrompere il versamento delle rate comunicando per iscritto alla finanziaria la propria impossibilità a frequentare.

Strutture sportive in ginocchio

Intanto, sempre l'Unc ha avviato un tavolo di confronto con Fitness network Italia, per gestire le contestazioni sorte in seguito alla chiusura dei centri sportivi. Ma anche, laddove possibile, per incentivare il prosieguo dell'attività fisica da parte dei clienti, tenuto conto delle gravi difficoltà in cui naviga il settore.

"Palestre, piscine e centri sportivi in generale sono in grande affanno dopo 15 giorni di chiusura duranti i quali continuano, purtroppo, a sostenere le spese vive mensili. Non hanno la forza economica per rimborsare i clienti. Stiamo lavorando per salvare i centri, alcuni rischiano di chiudere per sempre" lamenta Giampaolo Duregon, presidente di Anif - Eurowellness, associazione di categoria dei centri sportivi.

"Stiamo cercando di salvare le società dilettantistiche senza fini di lucro, che rappresentano il 99% dei centri sportivi, su un totale di 100.000 strutture. Abbiamo presentato un emendamento alla commissione Bilancio, in discussione la prossima settimana. Chiediamo che nel prossimo Dpcm di aprile sia inserita la possibilità per i centri di consegnare ai propri clienti un voucher, come accade nel turismo. Un buono da usare dal momento della riapertura per godere dei giorni non fruiti".
 

Quanto costa allenarsi a casa

La vita sedentaria, si sa, nuoce alla salute. E così chi ne ha la possibilità continua ad allenarsi da casa, magari con l'ausilio di una video-lezione online. Su siti e social network proliferano corsi digitali di fitness, spesso gratuiti, talvolta organizzati dalle stesse palestre per i propri clienti sfruttando le app di videoconferenza.

Stare alla larga dal divano e fare esercizi davanti al pc è un'ottima idea. Purché già si disponga di tutto il necessario: dai tappetini ai pesi, passando per tapis roulant e cyclette. Durante il mese di aprile infatti i prezzi degli accessori sportivi in vendita online hanno subito grossi rincari, fino al 72% secondo le stime di Federconsumatori.

Come accade per disinfettanti e mascherine anche i costi degli articoli per la ginnastica sono schizzati alle stelle. E così c'è chi arriva a chiederci 23 euro per un tappetino, che prima ne costava solo 8.90. Senza considerare che gli articoli più economici sono ormai esauriti e introvabili. Come regolarsi? "Confrontare sempre i prezzi tra i vari negozi di e-commerce e acquistare solo sui siti sicuri. Occhio ai costi di spedizione proibitivi" conclude l’associazione dei consumatori.