MILANO - Agli Stati Generali organizzati dal governo è la volta delle professioni, che giungono alla kermesse sul rilancio dopo intensi mesi di critiche all'esecutivo per le modalità in cui sono stati messi in campo gli aiuti economici e per l'esclusione dei professionisti dal "fondo perduto" in presenza di una riduzione degli affati per il Covid.
Sul tavolo dell'esecutivo giallorosso plana così il documento portato da Comitato unitario delle Professioni e dalla Rete delle professioni tecniche, dietro le quali vanno gli ordinisti dalla A di agronomi alla V di veterinari. Con i presidenti Marina Calderone e Armando Zambrano, hanno lasciato sul tavolo di Villa Pamphili un dossier di 45 pagine a nome dei 2,3 milioni di professionisti rappresentati, il 14% della ricchezza nazionale prodotta. Il loro Manifesto parte proprio dal lamentare che il governo ha dato "a chi opera nella libera professione un’attenzione pressoché marginale o comunque insufficiente. In particolare, i professionisti ordinistici sono stati spesso esclusi da provvedimenti di supporto garantiti ad altre categorie di lavoratori, anche autonomi".
Per quel che riguarda i loro 'rappresentati', Comitato e Rete chiedono "che venga sempre rispettato il principio di equiparazione dei liberi professionisti alle PMI, come sancito dalla normativa europea recepita da quella nazionale". Deposte le polemiche, Calderone e Zambrano indicano le esigenze per il rilancio: "Norme più semplici, una fiscalità meno opprimente e meno complessa, investimenti sociali e infrastrutturali più consistenti e meglio programmati, pochi, semplici e razionali incentivi al lavoro, misure prontamente utilizzabili a sostegno di chi rischia di essere espulso dal mercato del lavoro o si trova già in una condizione marginale".
Dieci i punti del manifesto. Eccoli: Garantire il diritto alla salute, alla prevenzione ed alla sicurezza delle cure; Garantire la parità di accesso dei professionisti alle misure di incentivo al lavoro e di sostegno nella fase di emergenza; Rafforzare le misure in materia di politiche di investimento, programmi industriali sostenibili e innovazione; Realizzare un piano credibile di semplificazione normativa; Garantire l’applicazione del principio di sussidiarietà; Ridurre la pressione fiscale; Avviare un Green New Deal per progettare opere innovative e sostenibili e promuovere un fondo per lo sviluppo professionale sostenibile; Avviare un piano di catalogazione dei patrimoni ambientali e culturali del Paese, di riprogettazione e manutenzione, di investimento nella rigenerazione urbana e di mitigazione del rischio sismico ed idrogeologico del territorio e delle opere; Valorizzare e tutelare il patrimonio ambientale, artistico, paesaggistico e culturale per nuovi percorsi di crescita; Garantire affidabilità e sicurezza nel settore ICT, delle informazioni e delle telecomunicazioni, accelerando un processo di digitalizzazione del Paese.
Prima dell'intervento di Comitato Unitario e Rete delle professioni, si era registrat l'allarme lanciato dal presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. "In un contesto economico gravemente compromesso dalla crisi innescata dall'emergenza coronavirus, oltre 500 mila lavoratori indipendenti saranno espulsi dal mercato e saranno proprio i più giovani a subire le conseguenze più dolorose di una crisi che nei primi due mesi di pandemia ne ha già lasciati sul campo circa 190 mila". "Dopo tre mesi di lockdown - ha detto - tutti gli indicatori convergono su una pesantissima contrazione delle attività professionali nei prossimi mesi. Le 454 mila domande di professionisti per accedere all'indennità di 600 euro introdotta dal decreto Cura Italia sono solo un palliativo, che rappresenta la punta dell'iceberg di una crisi spaventosa che trova ulteriori conferme nella sospensione delle attività professionali, con oltre il 50% di lavoratori autonomi bloccati dal lockdown". "In questa drammatica situazione - ha spiegato Stella - le misure finora messe in campo dal governo hanno semplicemente tamponato le prime emergenze. Occorre garantire nuove prospettive per un intero settore economico che lavora al fianco delle imprese e dei cittadini".
Sul tavolo dell'esecutivo giallorosso plana così il documento portato da Comitato unitario delle Professioni e dalla Rete delle professioni tecniche, dietro le quali vanno gli ordinisti dalla A di agronomi alla V di veterinari. Con i presidenti Marina Calderone e Armando Zambrano, hanno lasciato sul tavolo di Villa Pamphili un dossier di 45 pagine a nome dei 2,3 milioni di professionisti rappresentati, il 14% della ricchezza nazionale prodotta. Il loro Manifesto parte proprio dal lamentare che il governo ha dato "a chi opera nella libera professione un’attenzione pressoché marginale o comunque insufficiente. In particolare, i professionisti ordinistici sono stati spesso esclusi da provvedimenti di supporto garantiti ad altre categorie di lavoratori, anche autonomi".
Per quel che riguarda i loro 'rappresentati', Comitato e Rete chiedono "che venga sempre rispettato il principio di equiparazione dei liberi professionisti alle PMI, come sancito dalla normativa europea recepita da quella nazionale". Deposte le polemiche, Calderone e Zambrano indicano le esigenze per il rilancio: "Norme più semplici, una fiscalità meno opprimente e meno complessa, investimenti sociali e infrastrutturali più consistenti e meglio programmati, pochi, semplici e razionali incentivi al lavoro, misure prontamente utilizzabili a sostegno di chi rischia di essere espulso dal mercato del lavoro o si trova già in una condizione marginale".
Dieci i punti del manifesto. Eccoli: Garantire il diritto alla salute, alla prevenzione ed alla sicurezza delle cure; Garantire la parità di accesso dei professionisti alle misure di incentivo al lavoro e di sostegno nella fase di emergenza; Rafforzare le misure in materia di politiche di investimento, programmi industriali sostenibili e innovazione; Realizzare un piano credibile di semplificazione normativa; Garantire l’applicazione del principio di sussidiarietà; Ridurre la pressione fiscale; Avviare un Green New Deal per progettare opere innovative e sostenibili e promuovere un fondo per lo sviluppo professionale sostenibile; Avviare un piano di catalogazione dei patrimoni ambientali e culturali del Paese, di riprogettazione e manutenzione, di investimento nella rigenerazione urbana e di mitigazione del rischio sismico ed idrogeologico del territorio e delle opere; Valorizzare e tutelare il patrimonio ambientale, artistico, paesaggistico e culturale per nuovi percorsi di crescita; Garantire affidabilità e sicurezza nel settore ICT, delle informazioni e delle telecomunicazioni, accelerando un processo di digitalizzazione del Paese.
Prima dell'intervento di Comitato Unitario e Rete delle professioni, si era registrat l'allarme lanciato dal presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. "In un contesto economico gravemente compromesso dalla crisi innescata dall'emergenza coronavirus, oltre 500 mila lavoratori indipendenti saranno espulsi dal mercato e saranno proprio i più giovani a subire le conseguenze più dolorose di una crisi che nei primi due mesi di pandemia ne ha già lasciati sul campo circa 190 mila". "Dopo tre mesi di lockdown - ha detto - tutti gli indicatori convergono su una pesantissima contrazione delle attività professionali nei prossimi mesi. Le 454 mila domande di professionisti per accedere all'indennità di 600 euro introdotta dal decreto Cura Italia sono solo un palliativo, che rappresenta la punta dell'iceberg di una crisi spaventosa che trova ulteriori conferme nella sospensione delle attività professionali, con oltre il 50% di lavoratori autonomi bloccati dal lockdown". "In questa drammatica situazione - ha spiegato Stella - le misure finora messe in campo dal governo hanno semplicemente tamponato le prime emergenze. Occorre garantire nuove prospettive per un intero settore economico che lavora al fianco delle imprese e dei cittadini".