Il 2021 sarà l’anno in cui finalmente anche i passeggeri del trasporto regionale potranno accedere alla conciliazione paritetica. Significa che si potrà risolvere una controversia con Trenitalia gratuitamente e in massimo 90 giorni. Una piccola rivoluzione per i tanti pendolari di quelle linee da incubo che ogni giorno lottano contro ritardi e cancellazioni.
Il 29 settembre l’azienda e nove associazioni di consumatori si sono incontrate di nuovo - online - per definire il protocollo d’intesa. L’idea è di chiudere l’accordo entro gennaio 2021. Poi servirà altro tempo per formare i conciliatori, cioè gli esperti che studiano i casi e propongono una soluzione. Il regolamento ricalcherà quello già adottato per la conciliazione per i treni di media e lunga percorrenza, con qualche aggiustamento per adattarlo alle diverse realtà regionali.
Secondo Vergari con l’introduzione della nuova procedura il lavoro per i conciliatori aumenterà, ma non ci saranno “aumenti mega-galattici” perché “il sistema dei reclami di Trenitalia già funziona. In genere, la conciliazione cerca di risolvere casi molto particolari, oppure quei reclami che a volte sfuggono. E questo lo diciamo sulla base dell’esperienza dei treni nazionali ma anche di Trenord in Lombardia”. La maggior parte dei reclami viene risolta subito.
Perché in realtà già da diversi mesi i passeggeri dei treni regionali possono chiedere e ottenere rimborsi per i ritardi dei treni, anche se non molti lo sanno. È tutto scritto nelle carte regionali dei diritti del passeggero, introdotte sulla base del Regolamento europeo 1371/2007 che stabilisce i diritti di chi viaggia in treno.
Anche nel trasporto pubblico locale (Tpl) c’è ancora molto da fare, con società di servizi autobus, tram e metro che non prevedono alcun rimborso per ritardi e disservizi. Tutte inadempienti verso il Regolamento europeo, che in materia di diritti dei passeggeri parla chiaro. Secondo l’ultima indagine di Cittadinanzattiva il 30% delle compagnie di Tpl nega persino i rimborsi Covid, per tutti i mesi in cui i pendolari sono stati costretti a rimanere a casa, pur avendo già acquistato abbonamenti mensili o annuali.
Il 29 settembre l’azienda e nove associazioni di consumatori si sono incontrate di nuovo - online - per definire il protocollo d’intesa. L’idea è di chiudere l’accordo entro gennaio 2021. Poi servirà altro tempo per formare i conciliatori, cioè gli esperti che studiano i casi e propongono una soluzione. Il regolamento ricalcherà quello già adottato per la conciliazione per i treni di media e lunga percorrenza, con qualche aggiustamento per adattarlo alle diverse realtà regionali.
Come funziona
I clienti potranno chiedere la conciliazione compilando un modulo online e solo se hanno già sporto reclamo all’azienda e, questa, non ha risposto o lo ha fatto in modo non soddisfacente. La procedura è di 60 giorni, prorogabili di altri 30 e si conclude con una proposta che il cliente può accettare o rifiutare. In quel caso non rimane altro che la procedura ordinaria, però più costosa e dai tempi indefiniti.Cosa cambierà
"Sono oltre 20 anni che si parla di conciliazione per i treni regionali. Questo dà la misura del risultato che stiamo portando a casa” spiega Mauro Vergari, responsabile dell’Ufficio studi, ricerche e innovazione di Adiconsum e con una lunga esperienza di conciliazioni nell’ambito dei trasporti.Secondo Vergari con l’introduzione della nuova procedura il lavoro per i conciliatori aumenterà, ma non ci saranno “aumenti mega-galattici” perché “il sistema dei reclami di Trenitalia già funziona. In genere, la conciliazione cerca di risolvere casi molto particolari, oppure quei reclami che a volte sfuggono. E questo lo diciamo sulla base dell’esperienza dei treni nazionali ma anche di Trenord in Lombardia”. La maggior parte dei reclami viene risolta subito.
Perché in realtà già da diversi mesi i passeggeri dei treni regionali possono chiedere e ottenere rimborsi per i ritardi dei treni, anche se non molti lo sanno. È tutto scritto nelle carte regionali dei diritti del passeggero, introdotte sulla base del Regolamento europeo 1371/2007 che stabilisce i diritti di chi viaggia in treno.
Una lunga strada
Tutto bene, quindi? Non proprio. Perché Trenitalia è la punta dell’iceberg. “Sono anni che con le altre associazioni di consumatori chiediamo l’obbligo, per le aziende di trasporti, di istituire una conciliazione paritetica. I settori in cui è già obbligatoria, telecomunicazioni ed energia, sia i consumatori che le aziende hanno avuto enormi benefici” continua Vergari. Alla luce delle migliaia di controversie sorte dall’inizio della pandemia tra viaggiatori e compagnie aeree, è facile intuirne il potenziale. “Il settore aereo in Italia è dominato dalle compagnie straniere: una conciliazione obbligatoria le porterebbe a organizzare delle strutture ad hoc nel nostro Paese, con un’attenzione al consumatore di gran lunga maggiore a quella attuale”. Antitrust ha da poco avviato un’istruttoria nei confronti di quattro compagnie aeree. L’autorità ipotizza che il servizio clienti delle società sia stato spesso inutile, oltre che costoso e a volte inutilizzabile.Anche nel trasporto pubblico locale (Tpl) c’è ancora molto da fare, con società di servizi autobus, tram e metro che non prevedono alcun rimborso per ritardi e disservizi. Tutte inadempienti verso il Regolamento europeo, che in materia di diritti dei passeggeri parla chiaro. Secondo l’ultima indagine di Cittadinanzattiva il 30% delle compagnie di Tpl nega persino i rimborsi Covid, per tutti i mesi in cui i pendolari sono stati costretti a rimanere a casa, pur avendo già acquistato abbonamenti mensili o annuali.