Economia

E' boom del debito pubblico: sette cose da sapere

Il Nadef lo fissa al 158% sul Pil, il 23,4% in più rispetto allo scorso anno: ecco  quanto dobbiano preoccuparci e quali sono strategie dell'Europa

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A quanto ammonta oggi il debito pubblico?
Si tratta di una massa assai consistente, cumulata negli anni. Come spiegano le ultime stime del governo contenute nella Nadef (Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza) quest’anno sarà a quota 158 per cento del Pil, in un anno la crescita è stata del 23,4 punti rispetto al 2019.

La crescita del debito deve preoccupare?
Naturalmente un debito così ingente, tra i più alti nel mondo, pone dei problemi. Il primo è la cosiddetta sostenibilità, cioè la possibilità di pagare gli interessi che ammontano a circa 60 miliardi all’anno. Se tuttavia l’Italia dà buona prova di sé nella gestione delle finanze pubbliche, e nei confronti dell’Europa, lo spread (cioè la determinante della spesa per interessi) resta basso come sta accadendo in questi giorni e la situazione può definirsi sotto controllo.

La questione debito pubblico è cambiata o no con la pandemia?
Sì, la questione debito pubblico è cambiata con la pandemia. Il 25 marzo scorso Mario Draghi, in pieno sviluppo del Covid 19, scrisse un importante intervento sul Financial Times dove disse che di fronte alla epidemia era necessario un “significativo incremento del debito”. Si è trattato di un semaforo verde non scontato da parte di uno dei personaggi più importati della scena mondiale. Era necessario spiegare infatti che non potevano essere i privati a sostenere i costi della crisi. Infatti Draghi fece  l’esempio della Prima Guerra mondiale quando, anche allora di fronte ad una emergenza non economica, la maggior parte dei paesi si affidò al debito e solo l’Italia e la Germania si affidarono in minima parte ad una maggiore tassazione.

Ci sono altri elementi di cambiamento dello scenario nei confronti del debito?
Sì. Con la crisi la Bce, Banca centrale europea, ha lanciato un nuovo programma di acquisti del debito pubblico europeo sul mercato per tenere sotto controllo i tassi
e lo spread. Da considerare che dal 2015 la Bce compra titoli di Stato: lo fa attraverso la Banca d’Italia per il nostro paese, e buona parte del debito di fatto si trova in mani italiane. Da tempo uno degli argomenti che si dibattono di più tra i tecnici è se sia possibile “sterilizzare” questa quota di debito.

Qual è la strategia del governo?
E’ chiaro che il governo si trova a dover firmare una Nadef con un debito enorme. Il percorso di rientro tuttavia è tenuto in considerazione e non lasciato a sé stesso. Come si ricorderà, fine dagli Anni Novanta, una delle variabili sulle quali ha puntato l’Italia per ridurre il debito è quella del cosiddetto avanzo primario, cioè la differenza tra entrate e uscite al netto degli interessi. Più l’avanzo è positivo e più il debito si contiene. Ebbene a guardare nelle tabelle della Nadef, nonostante la pandemia e i 100 miliardi di deficit dei tre decreti anti Covid, l’avanzo primario è fissato a +0,1 nel 2023. Non a caso perché nel 2022 scade la moratoria del Patto di Stabilità.

Debito buono o debito cattivo?
E’ un altro dei temi più aggiornati messi in campo da Draghi al Meeting di Rimini. Si tratta di distinguere tra debito per sprechi e debito per investimenti che ha un alto moltiplicatore del Pil. Il governo conta di aumentare gli investimenti del 27 per cento tra il 2021 e il 2023.

Come andò nel passato?
Per valutare come è andato il debito nel passato uno dei metodi, tra i tanti legittimi, è quello di vedere dinamicamente quanto è stato l’incremento. Trattandosi di economia vale la pena ricordare come andò il debito italiano durante la crisi di Wall Street del 1929 e nella recente doppia crisi dei mutui subprime e del debito greco nel 2007-2013. Ebbene nel 1926 il debito viaggiava a quota 84,5 per cento sul Pil e nel 1930 era salito al 116,3 per cento con un balzo di 21,8 punti percentuali. Nella più recente drammatica crisi economica l’incremento fu ben maggiore: nel 2007 eravamo a quota 103,8 del Pil e nel 2013 eravamo balzati a quota 132,4 del Pil, ben 28,5 punti in più. Il bilancio si farà a pandemia finita, ma certo bisogna fare attenzione perché in un anno il Covid ha fatto danni sul debito paragonabili per entità alle due drammatiche crisi degli ultimi cento anni crescendo di 23,4 punti percentuali.