Economia

Dfp al voto, Giorgetti: “Un Paese indebitato non è totalmente libero”. Via libera da Camera e Senato

Il ministro Giancarlo Giorgetti al Senato
Il ministro Giancarlo Giorgetti al Senato (ansa)
Approvata con 180 sì la risoluzione di maggioranza. Bocciati i testi delle opposizioni e di Azione. Renzi al titolare del Mef: “L’hanno rimasto solo”
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ROMA – Camera e Senato approvano la risoluzione di maggioranza sul Dfp, testo che è stato modificato in corsa, a discussione già iniziata nelle due aule del parlamento. La novità è il riferimento nel testo alle clausole di salvaguardia previste dal Patto di stabilità. Sono quelle indicate agli articoli 25 e 26. Il primo fa riferimento alla deroga generale del Patto per grave recessione. Il secondo alla clausola nazionale che un Paese della Ue può chiedere di attivare per circostanze eccezionali.
"Il testo della risoluzione l'ho validato io, quindi si può dire che è stato condiviso", dice il ministro Giancarlo Giorgetti ai giornalisti presenti a Palazzo Madama. Respinte le proposte delle opposizioni.

Boccia (Pd): il Dfp dimostra che il governo Meloni-Giorgetti non all'altezza

"Il Dfp 2026 è la fotografia del nulla che il governo ha prodotto in questa legislatura per la crescita e lo sviluppo del Paese. A tre anni e mezzo dall'insediamento, l'esecutivo guidato da Giorgia Meloni e dal ministro Giancarlo Giorgetti non ha una strategia economica. È un documento debole, privo di visione, che si limita a descrivere uno scenario tendenziale negativo senza indicare politiche credibili per crescita, lavoro e coesione sociale". Lo dice il senatore Francesco Boccia, presidente del gruppo del Pd. "L'Italia - prosegue il senatore Boccia - resta il fanalino di coda in Europa. I salari reali sono ancora inferiori di circa l'8% rispetto al 2021, la pressione fiscale ha raggiunto il 43,1%, mentre aumentano povertà ed esclusione sociale: 5,7 milioni di persone in povertà assoluta, tra cui 1,3 milioni di minori. La produzione industriale è in calo da tre anni, le crisi aziendali si moltiplicano e cresce la dipendenza da capitali esteri. Sul lavoro si interviene con misure frammentarie e divisive, mentre aumentano cassa integrazione, inattività e disuguaglianze generazionali e di genere. I costi energetici restano fuori controllo e le misure adottate sono solo temporanee e inefficaci. Ma il fallimento più grave riguarda i conti pubblici: il debito torna a salire verso il 139% del Pil e l'Italia non esce dalla procedura per disavanzo eccessivo. Il rigore senza crescita ha prodotto un risultato evidente: tasse alte, salari bassi, economia ferma". "Il Parlamento - dice ancora - è stato sistematicamente posto in una condizione di marginalità, non essendo messo nelle condizioni di esercitare pienamente la propria funzione fondamentale: autorizzare, valutare e controllare l'utilizzo delle risorse pubbliche. Si è determinata, di fatto, una compressione dell'autonomia decisionale delle Camere in materia di bilancio, con uno spostamento sostanziale del baricentro verso l'esecutivo. Il fallimento del governo Meloni - conclude Boccia - non è un decimale in più o in meno sul deficit. È l'assenza totale di una strategia per la crescita e, insieme, una gestione opaca e accentrata della finanza pubblica che ha indebolito il ruolo del Parlamento. Non è stato rigore: è stato un errore politico. E oggi è evidente che questo governo non è all'altezza di guidare il Paese".

Giorgetti: testo risoluzione condiviso, l'ho validato io

"Il testo della risoluzione l'ho validato io, quindi vuol dire che è stato condiviso". Così il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti lasciando il Senato dopo il voto sul Dfp ha risposto a chi gli chiedeva se il testo della risoluzione di maggioranza, cui è stata apportata un'integrazione con la richiesta di interlocuzioni con l'Ue per l'attivazione delle clausole di salvaguardia, fosse condiviso.
Nel testo, secondo quanto ha detto il senatore leghista Claudio Borghi, è stata recepita una richiesta della Lega.

Dal Senato ok a risoluzione di maggioranza con 96 sì e 60 no

Il Senato ha approvato con 96 voti favorevoli e 60 contrari la risoluzione di maggioranza al Dfp. A nome del gruppo del Partito Democratico, il senatore Francesco Boccia, ha chiesto e ottenuto il voto elettronico. Sono risultate precluse le due risoluzioni di opposizione: quella di Pd-M5s-Avs-IV e quella presentata da Azione.

Pd: Dfp è un verbale di resa, risoluzione usata per segnalare errore nel testo

"Questo Dfp è un verbale di resa, la certificazione di un fallimento". Lo ha detto la deputata Cecilia Guerra (Pd) durante le dichiarazioni di voto in Aula sul Dfp. "Quali sono le politiche industriali del governo? Questo vuoto si riflette tragicamente nella risoluzione di maggioranza. Non c'è un solo punto programmatico. Fate un confronto con i 26 punti che le opposizioni insieme vi stanno proponendo: il vuoto cosmico, contro un insieme di proposte. La cosa ridicola è, poi, una risoluzione di maggioranza usata per segnalare un errore del Documento di programmazione finanziaria. Una maggioranza intera ridotta a correttore di bozze", ha segnalato la deputata dem. Il riferimento è all'ultimo punto della risoluzione del centrodestra in cui si impegna il governo a "chiarire che il riferimento al provvedimento collegato alla manovra di finanza pubblica indicato nel Dpfp 2025 come 'Disposizioni per l'attuazione del Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo del 14 maggio 2024', e confermato a pagina 80 del DFP 2026, è da intendersi ricondotto al disegno di legge recante 'Disposizioni in materia di immigrazione e protezione internazionale, nonché disposizioni per l'attuazione del Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo del 14 maggio 2024' approvato dal Consiglio dei ministri dell'11 febbraio scorso".

Ok della Camera alla risoluzione maggioranza, bocciato testo opposizioni

L'Aula della Camera ha approvato con 180 voti favorevoli, 97 contrari e 4 astenuti la risoluzione di maggioranza sul Dfp che, tra le altre cose, impegna il governo ad attivare "interlocuzioni presso l'Unione europea volte al riconoscimento dell'eccezionalità della situazione in vista di una possibile attivazione delle clausole di salvaguardia". Precluse le altre due risoluzioni delle opposizioni.

Dfp, M5s dà a Giorgetti i testi centrodestra su estensione Superbonus

"Quella del Superbonus ormai è una barzelletta. Poggeremo sui banchi del governo tutti gli emendamenti che negli anni le forze di centrodestra hanno presentato per potenziare, prorogare ed estendere la misura. Perché è ridicolo tirare fuori il Superbonus ogni volta che bisogna nascondere la debacle di questo governo, così come sta diventando ridicolo provare a scrollarsi di dosso responsabilità per la crisi energetica parlando di 'crisi esogena'. È l'ultimo espediente di governo e maggioranza per dire che si tratta di crisi esterne, arrivate dal nulla, imprevedibili. Ma scusate, semmai tale era il Covid, non certo una crisi mediorientale accompagnata da Meloni esaltando il nazionalismo Maga di Trump e le operazioni di Netanyahu in Iran". Lo ha detto intervenendo in Aula alla Camera in dichiarazione di voto sulle risoluzioni sul Dfp, il capogruppo di M5s Riccardo Ricciardi, che ha quindi consegnato alla presidenza i fogli stampati, da recapitare al ministro dell'Economia Giorgetti.

Il capogruppo del M5s alla Camera, Riccardo Ricciardi
Il capogruppo del M5s alla Camera, Riccardo Ricciardi (lapresse)

Renzi a Giorgetti: "Ministro, 'l'hanno rimasto solo'”

"Signor ministro, lei ricorda L'audace colpo dei soliti ignoti, la frase cult: ‘M'hanno rimasto solo questi quattro...'. L'hanno rimasta sola, ministro Giorgetti. Alla sua sinistra e alla sua destra non c'è nessuno. Non c'è il presidente del Consiglio è in fuga, ma è in fuga non come l'uomo solo al comando di Fausto Coppi, è in fuga dal referendum. L'hanno rimasta sola anche il vicepresidente del Consiglio, suo capopartito. Eppure in questa settimana Salvini ha avuto del tempo, è andato anche dalla famiglia del bosco, a cui diamo la solidarietà... alla famiglia del bosco, perché beccarsi è anche Salvini è un problema ulteriore. Il ministro Salvini ha parlato sul 3%, sul deficit, sull'austerity, però non è in aula. L'hanno rimasta sola anche il ministro degli esteri, l'altro vicepresidente, sa quello che in questa settimana ha avuto tempo per andare a vedere Frosinone-Carrarese, ma non per stare in aula con noi. Frosinone-Carrarese l'ha vista. Ma il suo intervento in dibattito no". Così il leader di Iv Matteo Renzi si è rivolto al ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti intervenendo nell'aula del Senato durante le dichiarazioni di voto sul Documento di finanza pubblica.

Il senatore di Italia Viva, Matteo Renzi, durante il voto sul Dfp a Palazzo Madama
Il senatore di Italia Viva, Matteo Renzi, durante il voto sul Dfp a Palazzo Madama (ansa)

Ripresi i lavori in Senato, presente Giorgetti

Sono ripresi in Senato i lavori sul Dfp. In corso le dichiarazioni di voto sulle risoluzioni sul documento di finanza pubblica. In Aula è presente anche il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti.

Giorgetti: non avremmo dovuto firmare Patto? Col vecchio sarebbe assai peggio

"Quello che merita una qualche spiegazione è questo dibattito sul nuovo Patto di stabilità. Qualcuno ci dice che non avremmo dovuto firmarlo, io rispondo che se non si firmava sarebbe entrato in vigore quello vecchio che - vi posso garantire - è assai peggio, a partire dal fatto che per il 2026-27 non conteggia l'andamento degli oneri finanziari e degli interessi sul debito che per l'Italia una qualche rilevanza ce l'hanno. Se si fa un riferimento tra il nuovo e quando il vecchio era sospeso, si fa un'incongruenza logica che offende anche le intelligenze più semplici. Il nuovo Patto è un patto che non è quello avremmo voluto noi, ma - come abbiamo sempre detto - è un piccolo passo in avanti rispetto al vecchio patto di stabilità che sarebbe entrato in vigore". Così il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti rispondendo alla Camera durante l'esame sul Dfp.

Carburanti: Giorgetti, intervento su accise oggi in Cdm

L'intervento sulle accise ci sarà "oggi pomeriggio" nel consiglio dei ministri. Lo ha detto il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti a margine dei lavori della Camera, impegnata sull'esame del Dfp.

Giorgetti: aumentata pressione fiscale? Ma abbiamo ridotto tassazione sul lavoro

"È stato osservato che è aumentata pressione fiscale. Ma qualcuno abbia il tempo di ricordare che noi abbiamo ridotto la tassazione sul lavoro, le entrate Irpef si sono ridotte e incredibilmente sono aumentate le entrate da accertamenti della compliance fiscale, gli extraprofitti, le tassazioni dalle rendite finanziarie. Incredibilmente abbiamo fatto una politica fiscale diretta a famiglie e lavoratori, tanto che - questo è un dato inoppugnabile - la disoccupazione è diminuita, toccando record storici, e anche quella femminile ha raggiunto dati unici". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti rispondendo intervenendo alla Camera durante l'esame sul Dfp. "E' stato ricordato il potere d'acquisto dell'ultimo trimestre: onestà intellettuale dovrebbe ricondurre a guardare al 2025 nel suo complesso e anche ai tre trimestri precedenti. Si scoprirà che circa l'1% in più di potere d'acquisto è stato restituito alle famiglie italiane", ha aggiunto.

Bonelli, governo ha tolto la dignità agli italiani

"Questo governo la dignità l'ha tolta agli italiani con politiche di austerità, bugie e tanta propaganda che si traduce in un incubo per la vita quotidiana dei cittadini. Una situazione incredibile e drammatica dal punto di vista sociale. Senza smentita diciamo che Giorgetti ha sbagliato calcoli e previsioni sul 3% non raggiunto" e dovrebbe essere di "monito sulla capacità di fare le scelte giuste per il Paese". Lo ha detto alla Camera in dichiarazione di voto sulle risoluzioni sul Dfp Angelo Bonelli di Avs.

Bonelli a maggioranza: con voi profitti a società energetiche per 70 miliardi

"In questi anni voi avete favorito un accumulo di ricchezza delle società energetiche che dal 2022 ad oggi hanno fatto 70 miliardi di euro di profitti". Lo ha detto, rivolto alla maggioranza, il leader di Avs Angelo Bonelli in dichiarazione di voto sul Dfp. "Quelli sono i soldi di pensionati, imprese e famiglie che hanno visto raddoppiare le loro bollette", aggiunge.

Damante (M5s): il governo non si azzardi a proporre scostamento per la difesa

"Avete detto più e più volte che l'obiettivo era tenere i conti in ordine e avere il quadro economico-finanziario sotto controllo. Tuttavia, guardando bene il Documento di finanza pubblica, la verità salta all'occhio: crescita affossata, pressione fiscale da record e debito pubblico che continua a crescere. Avevate scommesso sulla discesa del rapporto deficit/pil sotto il 3% nel 2025. Non ci siete riusciti, ma sarebbe stato un fallimento anche nel caso del 2,9%, perché quel risultato sarebbe stato comunque ottenuto a botte di crescita zero, di produzione industriale in ginocchio, di sabotaggio consapevole di alcune misure per le imprese e lavoratori, di record della pressione fiscale negli ultimi dieci anni, di costante arretramento dei salari reali". Lo afferma Ketty Damante, vicepresidente dei senatori M5S, nel corso della discussione generale sul Dfp. "Tutto questo non ha nulla a che vedere con i conti in ordine. E questo perché l'Italia è ferma e senza rotta. Questo Dfp non è una strategia per l'Italia, è un verbale di fallimento gestito da chi ha paura di investire nel lavoro e nella produzione. Questo Governo ha ucciso la crescita economica e, senza crescita, non c'è speranza. E non vi azzardate a proporre uno scostamento per la difesa, non lo potete fare per gli italiani e per il futuro delle prossime generazioni".

Giorgetti: no da Italia a nucleare, invidio i colleghi di Francia e Spagna

"Questo Paese ha scelto di rinunciare al nucleare e certo io invidio il collega francese che ha il 60% dell'energia, che oggi è fornita dal nucleare, e anche un po’ quello spagnolo che ne ha il 20%", dice il ministro Giancarlo Giorgetti, replicando nell'aula della camera alla discussione generale sul Dfp 2026.

Giorgetti: dispiaciuto per deficit sopra stime, ma non me ne faccio un cruccio

"Perché siamo arrivati allo 3,07%" di deficit "semplicemente perché - non vado a sindacare sulla valutazione della Corte conti che magari ha strumenti superiori ai nostri - l'andamento dei bonus edilizi nei mesi fino a settembre-ottobre era assolutamente nella normalità. Il problema è che dopo la chiusura del 2025 abbiamo registrato un - anomalo come dato di fatto - volume di presentazione delle domande entro il 16 marzo che hanno portato questo dato sopra le nostre previsioni di settembre. Diciamo che abbiamo sbagliato? Diciamo che non abbiamo la sfera di cristallo come qualcun altro. Me ne dispiaccio? Me ne dispiaccio, ma non me ne faccio un cruccio non altrimenti risolvibile", rimarca il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti.

Giorgianni (FdI): governo procede a passo serio e credibile

"Questo Documento ci consegna una verità che qualcuno fatica ad accettare: l'Italia, in mezzo a guerre, crisi energetica e mercati nervosi, non ha perso la rotta. Ha scelto la via più difficile: la serietà. Oggi non siamo più il problema d'Europa. Parliamo con voce più ferma perché abbiamo ricostruito credibilità. E la credibilità non si compra a debito, si guadagna con scelte impopolari: prudenza e decisione insieme, protezione sociale e conti in ordine. Questa è la cifra di questo governo: governare dentro il vincolo per riconquistare spazio di libertà nazionale. Perché un Paese indebitato non è libero, è ricattabile. Noi rivendichiamo una linea chiara: proteggere senza dissipare, sostenere senza sfasciare i conti, fare politica sociale senza trasformare ogni difficoltà in nuova spesa fuori controllo. È questa la differenza tra governare e inseguire il consenso facile. Quello che continuano a fare le opposizioni: sciacallaggio in una delle fasi più difficili del nostro Paese. Il Documento rimette la realtà al centro. E la realtà, in politica, è spesso l'atto più scomodo, ma anche il più necessario. Per questo il nostro giudizio è convintamente positivo. Perché qui non c'è solo una fotografia dei conti pubblici: c'è l'idea di un'Italia che non arretra, non si lamenta, non vive di debito e propaganda, ma torna a camminare con passo serio, credibile e adulto". Lo ha detto la deputata di FdI Letizia Giorgianni nella discussione in Aula sul Dfp.

Iv: posizioni diverse in maggioranza, è un governo di pugili suonati

"Di fronte ad una situazione così drammatica, abbiamo sentito posizioni totalmente diverse" in maggioranza, "sia sul dove andare a prendere i soldi - con Tajani che ha rispolverato il Mes, e Savini che propone di non rispettare il Patto di stabilità firmato da Giorgetti - sia su come spendere le risorse". "E' una prospettiva che inquieta". Lo ha detto il deputato di Iv, Davide Faraone, durante le dichiarazioni di voto sul Dfp. "C'è un governo alla sbaraglio, di pugili suonati che non sa dare risposte agli italiani", ha accusato.ù

L'aula di Montecitorio durante la discussione sul Dfp
L'aula di Montecitorio durante la discussione sul Dfp (ansa)

Giorgetti: Uno per cento in più di potere d'acquisto restituito alle famiglie

“È stato ricordato il potere d'acquisto: onestà intellettuale dovrebbe in qualche modo ricondurre a guardare il 2025 nel suo complesso e anche i tre trimestri precedenti e si scoprirà che circa l'1% in più di potere d'acquisto è stato restituito alle famiglie italiane e questa è la verità dei fatti". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, replicando nell'aula della Camera alla discussione generale sul Dpf 2026, riferendosi all'ultimo trimestre.



Dfp: ok governo a risoluzione di maggioranza, dalle 13 dichiarazioni di voto in Senato

Sono sospesi i lavori sul Dfp in Aula al Senato. Riprenderanno alle 13 con le dichiarazioni di voto sulle risoluzioni presentate dai gruppi. Il governo, con il sottosegretario al Mef Federico Freni ha dato parere favorevole a quella di maggioranza e contrario alle altre.

Paita (Iv): altro che top player, Giorgetti è Chance di Oltre il giardino

"La narrazione è cambiata, Giorgia Meloni non è più sta evidenziando tutti i suoi limiti, il governo è in una situazione tragicomica, la destra ha una classe dirigente mediocre. Il ministro Giorgetti non è un top player, come dice la Lega, ma è Chance di Oltre il giardino, il giardiniere ingenuo interpretato da Peter Sellers che diventa inaspettatamente un consigliere presidenziale.
Altrimenti non si spiega come una persona riesca a transitare in tutti i governi e in tutti i ruoli senza ottenere risultati". Lo dice la senatrice Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia Viva, durante il dibattito sul Dfp. "Il centrosinistra si presenta al Dfp con un documento unitario, frutto di un compromesso alto e di un dialogo importante - sottolinea -. La coalizione si candida a essere una alternativa seria alla destra. Non c'è spazio per terze posizioni, quella è una prospettiva velleitaria, o si sta di qua o si sta di là.
Davanti alla drammaticità dei dati economici, deficit sforato, indebitamento alle stelle, traiettoria recessiva, , erosione del potere acquisto, definanziamento della sanità, prezzi sempre più alti e, a breve, contrazione della domanda, andremo uniti con un progetto di governo per mandare a casa Giorgia Meloni".

Giorgetti: per agenzie di rating siamo meglio di 5-10 anni fa

"Abbiamo la fiducia delle agenzie di rating, che ci giudicano meglio rispetto a 5-10 anni fa. È anche per questo che noi siamo in grado di rendere sostenibile questa immensa mole di debito", ricorda il titolare del Mef, Giancarlo Giorgetti, replicando in aula alla Camera sul Dfp.

Giorgetti, difficile sostenere clausola d'uscita per difesa e non per energia

"Quello che io sostengo e che qui ribadisco che è molto difficile da sostenere, quanto meno politicamente, una clausola escape che preveda la possibilità di non considerare ai fini del Patto le spese per la difesa e invece le escluda" per gli interventi in favore di famiglie e imprese per l'energia. "Qui c'è un'incongruenza logica che ribadiremo e continueremo a ribadire". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti rispondendo intervenendo alla Camera durante l'esame sul Dfp.

Debito, Giorgetti: "Clausola di salvaguardia vale per difesa e non per energia? Incongruenza logica"

Giorgetti: auspico Parlamento dia mandato per deroga Ue su spese per misure energia

"L'ho già detto e lo ripeto: è molto difficile sostenere la clausola che prevede di non considerare le spese per la difesa ed escluda interventi a favore di famiglie e imprese per i rincari dell'energia, vedo qui un'incongruenza logica che ribadiremo e continueremo a ribadire, per questo motivo con grande serietà e determinazione di fronte agli scenari riportati nel Dfp, che possono essere anche severamente avversi, noi dobbiamo avere questa posizione e auspico che il parlamento dia mandato al governo per portare nelle sedi competenti questa posizione e risolvere problemi della nostra economia e del popolo italiano". Lo ha detto il ministro dell'economia Giancarlo Giorgetti chiudendo la replica alla camera.

Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, in aula alla Camera
Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, in aula alla Camera (lapresse)

Giorgetti: stima Pil non è gonfiata per elezioni, in linea con acquisito Istat

"Con realismo, serietà e prudenza dobbiamo scrivere delle previsioni che siano realistiche e quello che presentiamo oggi" è un documento in cui "non c'è un Pil gonfiato per fare cose elettorali, ma un Pil che - certifica oggi l'Istat già acquisito per 0,5% e se non succede niente e non si va in recessione è quello usato per il calcolo delle nostre previsioni". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti rispondendo intervenendo alla Camera durante l'esame sul Dfp.

Dfp: Donno (M5s), 'Giorgetti non si rende conto di cosa accade nel Paese'

"Nei giorni scorsi Il ministro Giorgetti è venuto a parlarci di conti in ordine, di avanzo primario, di prudenza e rigore, degli applausi di mercati e agenzie di rating, peccato però che a causa sua e del governo di cui fa parte la crescita è a zero, il debito pubblico quasi al 140% e abbiamo il record di pressione fiscale da 10 anni a questa parte. Dopo quattro leggi di bilancio e i danni causati il ministro è riuscito a dire, ancora, in maniera ridicola, che è tutta colpa del Superbonus, anzi, si è superato: ha dato la colpa al Parlamento che lo ha prorogato. Mi chiedo se si renda conto di cosa sta succedendo nel nostro Paese: l'Istat ci dice che le retribuzioni reali nell'ultimo trimestre 2025 fanno segnare ancora un -7,8% rispetto al primo trimestre del 2021, per Bankitalia con una crescita reale sotto l'1% annuo l'Italia non può pensare di risolvere i suoi problemi, si contano tre anni di calo della produzione industriale, crescita zero, record della pressione fiscale, calo del potere d'acquisto degli italiani, milioni di persone in povertà assoluta, milioni di persone che rinunciano alle cure perché non possono permettersi di rivolgersi alla sanità privata, caro carburante, salari fermi al palo perché il governo ha detto No al salario minimo. Un disastro a cui si aggiungono i recenti dati Eurostat che hanno confermato che l'Italia non uscirà dalla procedura di infrazione della Commissione europea. Questo è il frutto dell'austerità del governo, e per ognuno di questi punti non ci sono scuse. Dovrebbero solo chiedere scusa a chi ogni giorno spera di ricevere risposte che non arrivano mai". Così in una nota il deputato M5S Leonardo Donno, intervenuto in aula in discussione generale sul Documento di finanza pubblica.

Giorgetti, Paese indebitato non totalmente libero, vincolo che non possiamo ignorare

"Questo paese ha il debito più elevato in percentuale d'Europa. Io invidio il collega tedesco che ha spazi fiscali che noi non abbiamo ma questo dato da cui partire, chi ignora questo dato ignora la realtà e non si può fare politica ignorando la realtà". Lo ha detto il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti rispondendo intervenendo alla Camera durante l'esame sul Dfp.
"Un paese indebitato non è totalmente libero, dipende da questo vincolo che non si può ignorare", ha aggiunto.

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